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  • Zanetti: “Grazie alla famiglia Inter, continuerò a difendere i colori che amo. Aver ritirato la mia maglia…”

    Zanetti: “Grazie alla famiglia Inter, continuerò a difendere i colori che amo. Aver ritirato la mia maglia…”

    Con un messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, Javier Zanetti ha commentato la notizia del ritiro della maglia numero 4 e dell’ufficialità del suo nuovo incarico da vicepresidente: “Vorrei ringraziare a tutti voi per i tantissimi messaggi di auguri e un grazie enorme alla famiglia dell’Inter per il grandissimo gesto di ritirare la mia maglia. È un onore per me poter continuare a difendere questi colori che amo. Veramente sono molto emozionato. Grazie!!!”                                                                                      

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  • UFFICIALE – Ritirata la maglia n°4 di Zanetti. Per <i>Pupi</i> biennale da vicepresidente

    UFFICIALE – Ritirata la maglia n°4 di Zanetti. Per Pupi biennale da vicepresidente

    Al termine del CdA di questa mattina, Erick Thohir ha ufficializzato il ritiro della maglia numero 4 di Javier Zanetti. Per il capitano nerazzurro, che ha visto scadere oggi il suo contratto da calciatore, è arrivato anche l’annuncio del contratto biennale da vicepresidente del club: “Abbiamo raggiunto un accordo con Javier Zanetti della durata di 2 anni. Sarà il vicepresidente dell’Inter – ha dichiarato il tycoon indonesiano -. La proprietà ha deciso di ritirare la sua maglia numero 4. Naturalmente nell’ambito della prima squadra ci saranno molti movimenti. Abbiamo parlato a lungo io, Marco Fassone, Piero Ausilio e l’allenatore Walter Mazzarri per migliorare la squadra non solo sul campo, ma anche fuori”. “Il club ha raggiunto un accordo con Javier Zanetti della durata di 2 anni. Sarà il vicepresidente dell’Inter. La proprietà ha deciso di ritirare la sua maglia numero 4. Naturalmente nell’ambito della prima squadra ci saranno molti movimenti. Abbiamo parlato a lungo io, Marco Fassone, Piero Ausilio e l’allenatore Walter Mazzarri per migliorare la squadra non solo sul campo, ma anche fuori. Non voglio dire che ci siano persone più o meno brave, ma noi dobbiamo migliorare la situazione, consolidare la squadra come squadra con nuovi obiettivi perché, quello dell’anno scorso è passato, ora invece dobbiamo stare in Europa e non possiamo fallire”. “Il club ha raggiunto un accordo con Javier Zanetti della durata di 2 anni. Sarà il vicepresidente dell’Inter. La proprietà ha deciso di ritirare la sua maglia numero 4. Naturalmente nell’ambito della prima squadra ci saranno molti movimenti. Abbiamo parlato a lungo io, Marco Fassone, Piero Ausilio e l’allenatore Walter Mazzarri per migliorare la squadra non solo sul campo, ma anche fuori. Non voglio dire che ci siano persone più o meno brave, ma noi dobbiamo migliorare la situazione, consolidare la squadra come squadra con nuovi obiettivi perché, quello dell’anno scorso è passato, ora invece dobbiamo stare in Europa e non possiamo fallire”.

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  • FOTO/ Ecco le tre divise dell’Inter per la stagione 2014/15

    FOTO/ Ecco le tre divise dell’Inter per la stagione 2014/15

      Manca solo l’ufficialità, ma sono state scelte le tre nuove divise dell’Inter per la stagione 2014/15. La prima maglia, scelta personalmente da Moratti, è in stile “gessato”; l’esclusività, rispetto agli altri anni, sta nella scelta del colore nero a far da padrone, con delle sottili linee blu. La seconda maglia, di colore bianco con strisce orizzontali più scure, avrà numeri e sponsor rossi per richiamare la divisa del centenario. La terza maglia, invece, sarà di colore azzurro.  

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  • Zenga: “Dopo essermi seduto sulla panchina dell’Inter potrei anche morire. Ogni giorno in nerazzurro…”

    Zenga: “Dopo essermi seduto sulla panchina dell’Inter potrei anche morire. Ogni giorno in nerazzurro…”

    Dopo l’Inter, il mondo. É l’estate del 1994 e l’Uomo Ragno, dopo 473 presenze, scompare dagli orizzonti nerazzurri. Ha vinto molto, uno scudetto, due edizioni della Coppa Uefa e una Supercoppa Italiana. Lui non lo sa ancora, anzi, è amareggiato, ma gli si apre davanti letteralmente il mondo del calcio. Una breve parentesi italiana, poi l’America, ancora da giocatore e successivamente da allenatore, il prodromo di una carriera che lo vede vincere con lo Steaua Bucarest, con la Stella Rossa di Belgrado, saggiare il calcio turco, sperimentare quello arabo, rientrare in Italia prima col Catania e poi col Palermo, tornare negli Emirati Arabi. Zenga a 54 anni è diventato un allenatore senza frontiere. “Vivo a Dubai con la mia famiglia, ho due bambini, Samira di quattro anni e Walter jr., di due. Jacopo, Nicolò, Andrea, i miei tre figli più grandi, ormai sono indipendenti e vivono in Italia”. Una vita per l’Inter senza un giorno più bello degli altri… “Sono nato in curva, quando la curva era sopra la bandierina del calcio d’angolo. Io non ho un giorno più bello degli altri perché ogni giorno in nerazzurro è stato splendido. Quando facevo il raccattapalle e sono entrato a San Siro, è stata una botta! È uno stadio incredibile, totalmente dedicato al calcio. Ci vuole una grande personalità per giocarci. Adesso per entrare in campo c’è il tunnel, quando giocavo io c’era una scaletta da salire ed è difficile descrivere l’emozione di quel momento”. Cittadino del mondo, un sogno nel cassetto. “Vorrei chiudere la mia vita e poi morire tranquillo facendo l’allenatore dell’Inter! Quello che ho fatto mi ha dato grandi soddisfazioni, comunque e c’è tempo, sono ancora giovane”. Il Mondiale? “Dire l’Italia sarebbe scontato. A me piace guardare il Belgio, la Bosnia, la Croazia, quelle squadre che hanno gran bravi giocatori e sono interessanti. Se non vince l’Italia, però, degli altri non ce ne importa, quindi stiamo in Italia. E anche contro l’Uruguay: o azzurri, o niente!”.               Fonte: inter.it

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  • Campagna abbonamenti 2014/15: ecco tutte le novità e le offerte per i tifosi nerazzurri

    Campagna abbonamenti 2014/15: ecco tutte le novità e le offerte per i tifosi nerazzurri

    L’Inter ha scelto di tornare in Europa insieme ai propri tifosi. Chi sottoscriverà l’abbonamento non solo avrà il miglior posto assicurato per le 19 partite di campionato ma potrà anche assistere al turno di playoff di Europa League e all’eventuale fase a gironi. Oltre all’ottavo di finale di Tim Cup. Rispetto alla scorsa stagione sono quindi fino a 4 partite in più incluse nel prezzo dell’abbonamento! Dalle ore 13.00 di giovedì 19 giugno tutti gli abbonati potranno confermare o scegliere un nuovo posto. Inoltre per la prima volta anche i non abbonati potranno acquistare subito un nuovo abbonamento, scegliendo tra i posti disponibili per la vendita. I canali di vendita sono il sito www.inter.it, aperto 24 ore su 24 e oggi più intuitivo da usare, i quasi 600 punti vendita Vivaticket abilitati e gli uffici Inter presso lo stadio San Siro, che saranno aperti al pubblico dall’ingresso numero 14. L’elenco completo dei punti vendita, il riepilogo degli orari, giorni di apertura e metodi di pagamento è consultabile collegandosi a www.inter.it/abbonamenti Importante novità sui posti Premium: da questa stagione le Tribune d’Onore e tutti i pacchetti di Corporate Hospitality saranno offerti in vendita dal nuovo partner Infront Italy: tutti i dettagli su www.inter.it/corporate Come sempre per acquistare un abbonamento sarà necessario essere titolari della tessera ‘Siamo Noi’, la quale si può sottoscrivere online collegandosi a www.inter.it/siamonoi oppure recandosi di persona agli uffici Inter dello stadio San Siro. In quest’ultimo caso la nuova tessera sarà consegnata all’istante e sarà gratuita per tutte le tessere con scadenza fino al 30 giugno 2015, in caso di contemporaneo acquisto di un abbonamento. Con questa campagna l’Inter ha pensato in particolare a tutti i giovani e alle famiglie, estendendo ai minori di 18 anni le riduzioni di prezzo: un grande vantaggio per tutte le famiglie numerose oltre che ai singoli giovani tifosi. Inoltre nel secondo anello arancio è da oggi disponibile una nuova promozione per i minori di 18 anni. Il settore con il maggior numero di promozioni è il Primo Anello Arancio, dove oltre agli Under18 e agli Over65 è confermata la tariffa speciale dedicata alle Donne di qualsiasi età. Rispetto alla scorsa stagione non saranno più in vendita in abbonamento i settori Laterali (ovvero i ‘curvini’) del primo anello rosso e arancio. Cambiano nome i settori centrali (157-159-161-163) del primo arancio, ora denominati ‘Poltroncina arancio’, così come le ‘Tribune d’Onore Senza Servizi’ che diventano ‘Tribuna arancio’. Gli abbonati del Secondo Anello Blu anche quest’anno godranno di un prezzo scontato che non include il derby, partita nel quale il settore è per tradizione riservato alla tifoseria avversaria. Gli abbonati avranno a disposizione, nel corso della stagione, tre giorni di prelazione a loro riservata per acquistare un biglietto di Inter-Milan a scelta. Abbonarsi conviene sempre: i migliori posti dello stadio, il diritto di prelazione, un forte risparmio rispetto all’acquisto delle singole partite e nel corso della stagione non mancheranno ulteriori opportunità rivolte ai soli abbonati! Entro e non oltre venerdì 27 giugno 2014 sarà possibile esercitare la prelazione per i rinnovi dei posti Corporate a San Siro. Successivamente, fino al 14 luglio, sarà possibile richiedere lo spostamento dei vostri abbonamenti in posti che eventualmente saranno liberi dopo il periodo di prelazione. Da domani, tutti insieme: forza Inter!         Fonte: inter.it  

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  • <i>Top&Flop</i> dell’era Moratti: GLI ATTACCANTI

    Top&Flop dell’era Moratti: GLI ATTACCANTI

    Succede tutto in un attimo: le lancette dell’orologio si fermano, gli occhi si alzano per seguire l’imprevedibile traiettoria del pallone, mentre ogni movimento in campo sembra svolgersi al rallentatore. L’attesa cresce, il cuore inizia a palpitare nel momento in cui la sfera si avvicina sempre più lentamente alla porta, battezzando proprio quell’angolo dove il portiere non può arrivare se non violando diverse leggi della fisica. La rete si gonfia, il tempo ricomincia a scorrere normalmente ed il silenzio è rotto da un’esultanza, i cui decibel sono sovrastati soltanto dalla festa e dai cori sugli spalti. Un sogno racchiuso in un gol. E fare gol è proprio il mestiere dell’attaccante. Un compito che implica la capacità di vedere e sentire la porta anche ad occhi bendati, di essere più veloci del difensore nei piedi e nella testa, di sorreggere il reparto offensivo e dialogare con i compagni al fine di far salire la squadra. Durante i diciotto anni di gestione morattiana, questa posizione è stata ricoperta da alcuni tra i più grandi centravanti dell’età moderna. Nonostante sia difficile stilare una classifica per l’abbondanza e la qualità che ha contraddistinto tale ruolo, proveremo a ripercorrere le gesta dei più meritevoli e le disavventure di chi non è riuscito a mettersi in luce con i colori nerazzurri. Tambureggiante come il suono del suo soprannome. Stiamo parlando di “bum bum” Zamorano, un cileno naturalizzato interista. Il ritratto di un vero e proprio predatore dell’area di rigore: forza, grinta da vendere e un colpo di testa infallibile come il proiettile di un cecchino addestrato. Bomber di razza a tal punto da ricorrere ad una simpatica trovata (la scritta 1+8 sulla maglia ndr), pur di cucirsi addosso il numero 9, destinato al neo arrivato Ronaldo. Due attaccanti dai destini incrociati, protagonisti dell’irrefrenabile ed insolito corso degli eventi. Ibrahimovic ed Eto’o: caratteristiche diverse, ma la stessa voglia di vincere e la naturale tendenza ad essere decisivi per le sorti di un match o di un’intera stagione. Lo svedese rappresenta il mix perfetto di potenza fisica, tecnica e cinismo. Un indole da vero trascinatore, della quale è simbolo inequivocabile la determinazione mostrata nell’indimenticabile trasferta di Parma, durante la quale entra e con una doppietta porta i nerazzurri alla conquista del sedicesimo tricolore, sbloccando una partita che si dirigeva verso un tragico epilogo. Merita per questo e tanto altro un posto d’onore nella hall of fame dell’Inter, nonostante non sia mai stata una bandiera e abbia preferito giocare in tutte le squadre per cui “ha fatto il tifo da bambino”. Il camerunense è arrivato alla corte di Mou proprio grazie al sacrificio del gigante di Malmo, desideroso di vincere la Champions League e, perché no, anche un paio di palloni d’oro con la maglia blaugrana. Ma il fato è beffardo, perché sarà il “Re Leone” ad alzare la Coppa e ad entrare di diritto tra i protagonisti delle pagine più belle della storia nerazzurra. Un ruggito da tramandare ai posteri insieme all’immagine di un attaccante disposto a correre instancabilmente lungo la fascia per il bene della propria squadra. Rinvio di Julio Cesar, sul quale si fionda di testa Milito. La palla arriva a Sneijder che serve ancora l’argentino. Implacabile, l’ex Genoa non lascia scampo a Butt e firma il gol del vantaggio. Ancora il “Principe”, riceve il pallone da Eto’o e si invola verso la porta del Bayern. Una finta, poi un’altra per disorientare Badstuber e, ancora una volta, infilza l’estremo difensore con un preciso piatto destro. Il ricordo più vivido, l’emozione più grande, l’eternità in un attimo. Diego Milito si sarebbe meritato il secondo posto della nostra classifica e l’infinita riconoscenza del mondo interista, anche se avesse segnato soltanto queste due reti negli ultimi cinque anni. Non è stato così, visto che ha posto il suo sigillo sul campionato e sulla Coppa Italia in una stagione da incorniciare. Poi tanta sfortuna e diversi infortuni che ne hanno pregiudicato il rendimento, ma nonostante ciò il regno del “Principe” è stato prospero e senza eguali ed il suo nome rimarrà impresso a fuoco nella memoria dei suoi sudditi. Sul gradino più alto del podio sale Ronaldo Luìs Nazàrio De Lima, o più semplicemente il “Fenomeno”. Una posizione dalla quale poter guardare dall’alto verso il basso tutti gli altri, come era solito fare anche sul rettangolo verde. Una finta ubriacante con la quale comandare a bacchetta i propri avversari ed una classe così pura e cristallina da meritarsi un posto tra i patrimoni dell’umanità gestiti dall’Unesco. Così veloce da anticipare con i movimenti l’intenzione stessa di eseguirli, così spettacolare da portarci a rivedere infinite volte le immagini delle sue giocate come fosse una dipendenza della quale è impossibile fare a meno. Una menzione speciale a Crespo e Cruz, mentre con convinzione escludiamo dai top dell’era morattiana Christian Vieri, non tanto per le prodezze sul campo da gioco, ma per l’ingratitudine e lo stile discutibile con i quali ha sporcato il ricordo delle sue prestazioni. Con dispiacere, invece, non rientra tra i migliori attaccanti Adriano, forte nelle gambe, ma debole nella tempra. La lista dei flop ricomprende diversi nomi, tra i quali risalta quello di Lampros Choutos, che vanta una presenza e zero gol con la maglia dell’Inter. Una carriera da girovago, costellata di esperienze della durata di un solo anno (chiedetevi il perché). Il greco ha un’attenuante: nessuno si aspettava nulla dal suo arrivo e lui non ha voluto disattendere le aspettative. Discorsi differenti per Suazo, protagonista di grandi stagioni al Cagliari, e Forlan, arma letale ai tempi dell’Atletico Madrid e decisivo come un passaggio di Vampeta o un anticipo di Domoraud durante l’esperienza nerazzurra. Tra ricordi di campioni e grandi giocate e immagini che non avremmo mai voluto vedere, la sintesi perfetta dell’era morattiana.          

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  • Facchetti <i>jr</i> a Zanetti: “Gli interisti ti amano per la tua fedeltà. Dispiace non averti più in campo, ma il nostro desiderio…”

    Facchetti jr a Zanetti: “Gli interisti ti amano per la tua fedeltà. Dispiace non averti più in campo, ma il nostro desiderio…”

    Da Facchetti a Zanetti, un filo che collega due bandiere nerazzurre, due capitani che hanno incarnato e difeso come nessun altro i valori dell’interismo. Ieri, in occasione della cerimonia per celebrare il 50esimo anniversario della prima Coppa dei Campioni nerazzurra, il figlio del Cipe, Gianfelice Facchetti, ha voluto rendere omaggio a Pupi, trasmettendogli l’affetto di tutto il popolo interista: “La stima nasce dalla tua fedeltà fuori dal tempo. Chissà in quanti ti hanno detto ‘Perché non vai a vincere altrove?’, ma poi sei stato ripagato di quello che avevi seminato. Dispiace non poterti più vedere fare dribbling sul prato, ma è bello che la dirigenza dell’Inter possa puntare anche su di te, in futuro. Come disse Angelo Moratti, due cose sono necessarie più di tutte le altre: ‘Avere cuore e ideali’. Ecco, il nostro desiderio è avere grazie a te una figura che abbia a cuore l’Inter e rispecchi gli ideali dell’Inter, che non passano dalle stelle (chiaro riferimento alle tre stelle dei 30 scudetti che la Juve rivendicava già prima del titolo di quest’anno, ndr), ma dalla semplicità. L’Inter è ‘semplicemente’ l’Inter”.   Fonte: Gazzetta dello Sport

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  • Moratti: “La Grande Inter ci ha reso fieri di essere nerazzurri. Sono sicuro che Thohir…”

    Moratti: “La Grande Inter ci ha reso fieri di essere nerazzurri. Sono sicuro che Thohir…”

    Sorrisi, ricordi, aneddoti, abbracci. E il pensiero fisso a quella notte di Vienna. Con la formazione imparata a memoria da tutti i tifosi, come se fosse una dolce filastrocca nerazzurra. Da lì è partita la Grande Inter, da lì è partita anche una celebrazione di una squadra che arriva fino ad oggi, 50 anni dopo. È proprio per una grande festa che questo pomeriggio alle ore 18.00, presso il Palazzo della Regione Lombardia, in Piazza Città di Lombardia a Milano, si è tenuta la cerimonia per ricordare la Coppa dei Campioni conquistata da quella squadra nel 1964. Una vera e propria festa con molti dei protagonisti di quella stagione. Nella spettacolare cornice della sala Belvedere, al 39° piano, presenti i calciatori della grande Inter insieme a Massimo Moratti e famiglia, Erick Thohir, Handy Soetedjo, Javier Zanetti, la signora Fiora Gandolfi Herrera, la signora Francesca Picchi, Gianfelice Facchetti e Luigi Prisco. Che hanno ricevuto il saluto del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. “È un onore e un piacere per me ospitare chi ha giocato e chi faceva parte di una squadra che è stata mitica, che è la squadra di cui tutti ricordiamo la formazione”, ha detto il padrone di casa. Prima della premiazione, sono saliti sul palco diversi giocatori. E in un attimo si è ritornati a quella notte in cui Mazzola pensava che Di Stefano fosse alto due metri, in cui Herrera diventava definitivamente ‘mago’, in cui l’Inter diventava Grande. Da qui parte Massimo Moratti: “Questo momento era un atto dovuto soprattutto per mio padre, per ricordare la mia famiglia, per ricordare l’Inter da leggenda che proprio da allora si chiama Grande Inter. Dirlo, non è leggenda, mito. È realtà. Qui ci sono delle persone che ci hanno fatto impazzire di gioia, che ci hanno fatto emozionare, che ci hanno fatto essere fieri di essere dell’Inter. Si è fieri partendo da questi successi eccezionali con persone eccezionali. Così come Zanetti che è qui, anche lui una persona eccezionale. Voglio anche ringraziare il presidente Thohir. Con lui ho avuto il piacere di parlare di questa partita. Gli ho spiegato che tipo di gioia ho provato, ma conosceva già questa storia stupenda e sono sicuro che saprà dare le stesse soddisfazioni”.     Fonte: inter.it      

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  • VIDEO/ Milito: “Orgoglioso di aver indossato la maglia dell’Inter, mi mancheranno tante cose. Il mio futuro…”

    VIDEO/ Milito: “Orgoglioso di aver indossato la maglia dell’Inter, mi mancheranno tante cose. Il mio futuro…”

    Attraverso i microfoni di Inter Channel, Diego Milito ha voluto salutare il popolo interista per un’ultima volta prima di chiudere ufficialmente la sua avventura con la maglia nerazzurra: “Dire grazie è scontato, ma voglio ringraziare tutta l’Inter e soprattutto i tifosi, che sono rimasti sempre al mio fianco. E’ stata un’esperienza straordinaria in questa grande famiglia. Sono molto emozionato perchè in cinque anni abbiamo vissuto tante cose insieme. Sentimento condiviso con Cuchu, Pupi e Wally? Sì, siamo molto amici ed è stata dura lasciarci, ma la vita va avanti. Sono sicuro che l’Inter farà bene. Indossare questa maglia è stato un orgoglio. Mi mancherà questo gruppo, straordinario anche dal punto di vista umano. I ricordi sono tutti bellissimi. Futuro? Continuerò a giocare, mi sento bene e ho ancora tanta voglia. Devo parlare con la mia famiglia e prendere una decisione”. VIDEO:                            

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  • Castellazzi: “Dispiace salutare. Mi sento bene, se ci fosse un’occasione interessante…”

    Castellazzi: “Dispiace salutare. Mi sento bene, se ci fosse un’occasione interessante…”

    Un addio all’Inter, o forse solo un arrivederci, perchè le strade potrebbero incrociarsi ancora in nuove vesti. Luca Castellazzi, dopo quattro stagioni e 36 presenze in maglia nerazzurro, traccia un bilancio e saluta tutti i compagni di questa bella avventura durante un’intervista a Inter Channel. E’ arrivata la fine della stagione, il momento dei saluti, quattro anni in nerazzurro. Qual è il primo pensiero che ti viene in mente? “Sono stati quattro anni splendidi, intensi e di conseguenza è un peccato, dispiace salutare. Ma siamo professionisti e fa parte della vita di noi calciatori, di conseguenza rimarranno i ricordi, che sono bei ricordi. Le strade si dividono, ognuno andrà per la propria ma sono contento perchè ho vissuto quattro anni veramente belli in un ambiente eccezionale e questo me lo ricorderò per tutta la vita”. C’è un grazie particolare che ti senti di dire a qualcuno di questi anni di Inter? “Io farei un grazie generale ai compagni, ne ho visti tanti e mi sono trovato benissimo, penso di essere stato apprezzato anche da loro e rispettato da tutti. Poi tutti coloro con i quali abbiamo condiviso la quotidianità del lavoro e quindi i terapisti, i dottori, tutte le persone che lavorano alla “Pinetina”, voi di Inter Channel, angeli custodi dei nostri allenamenti e post allenamenti. Tutti, chi ha vissuto vicino a noi e chi ha dato un proprio contributo affinchè la domenica si cercasse di fare un risultato positivo. Di conseguenza a tutte quelle persone che hanno contribuito in modo loro, a seconda dei ruoli, al bene dell’Inter”. In che cosa ti senti cambiato, maturato o cresciuto? “I primi due anni ho giocato tanto come secondo, sfortunamente per i numerosi infortuni di Julio Cesar nei suoi ultimi due anni qui. L’anno scorso sono stato, invece, più ai margini per un brutto infortunio alla spalla e di conseguenza ho vissuto un’annata un po’ più distaccata: lavoravo in altri orari, sempre con i terapisti e il dottore. Quest’anno invece ho fatto il terzo, un nuovo ruolo, forse non essendo coinvolto al cento per cento nella partita, con la stessa tensione perchè sai che per giocare sarebbe dovuta succedere quasi una catastrofe (ndr, sorride), cercavi di auitare il gruppo in altri modi. Durante la settimana lavorando sempre al massimo come se dovessi giocare, e credo per questo che la mia professionalità mi sarà sempre riconosciuta, e poi la domenica dando una mano a gestire la tensione dei compagni e aiutando chi era protagonista, visto che io non lo ero”. Che cosa ti mancherà maggiormente dell’ambiente Inter? “Sicuramente mi mancherà il contatto umano, perchè penso e spero di aver lasciato un ottimo rapporto con tutti, la quotidianità dei rapporti con le persone sul campo e fuori. Dispiace perchè poi sono le prime cose che ti vengono a mancare, i gesti che adesso noi diamo per scontati. E poi chiaramente San Siro, ci pensavo durante l’ultima partita. Mi va bene perchè sono di Milano e quindi lo rivedrò, ma da dentro, da interista era l’ultima volta e me ne sono reso conto proprio alla fine. Sono quelle cose alle quali non pensi, ma delle quali ti accorgi quando poi ti vengono a mancare”. Allora Luca, in bocca al lupo e buona fortuna per la continuazione della tua carriera. “Ci provo, sono integro fisicamente, ho ancora tanta voglia e la conferma che durante la settimana mi diverto ancora da allenarmi e a stare nel gruppo. Quindi, se ci sarà un’occasione interessante, continuerò a giocare perchè è la mia vita e spero di continuare ancora per molto. Grazie a tutti voi per quello che mi avete dato”.   Fonte: inter.it

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