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  • GdS – L’ultima vittoria a Bergamo è proprio del Mancio

    GdS – L’ultima vittoria a Bergamo è proprio del Mancio

    Una vittoria nelle ultime sei apparizioni dell’Inter a Bergamo. Un bottino magro per i nerazzurri che hanno nello stadio ‘Atleti Azzurri d’Italia’ una tradizione tutt’altro che favorevole. Brutti scivoloni come quello del 18 Gennaio 2009 quando la corazzata Inter allenata da Josè Mourinho soccombe per 3 a 1 sotto il segno di Floccari e una doppietta di Cristiano Doni già nella prima frazione di gioco, prima dell’inutile rete di Ibrahimovic nella ripresa. Una sconfitta che mandò su tutte le furie lo Special One, ma che fortunatamente non inclinò il cammino dei nerazzurri verso lo scudetto. Anche l’anno seguente, quello del magistrale Triplete, propose delle difficoltà su quel campo. Era il 13 Dicembre 2009 e la lanciatissima banda Mourinho dovette registrare un pareggio per 1 a 1 quando il vantaggio iniziale di Diego Milito fu pareggiato da una rete di Tiribocchi nei minuti finali di gara. Altri tre allenatori passarono con la squadra a Bergamo ma nessuno riuscì nell’impresa di vincere. 1 a 1 di Claudio Ranieri nel 2011, stesso risultato per l’Inter di Walter Mazzarri nel 2013 e nel mezzo una sconfitta per 3 a 2 nel Novembre 2012 con i nerazzurri guidati da Andrea Stramaccioni. Un campo non sicuramente amico, almeno nella storia recente, e che vede l’ultima vittoria dell’Inter datata 6 Aprile 2008 quando sulla panchina sedeva proprio Roberto Mancini. E’ l’anno dello scudetto al fotofinish a Parma grazie alla doppietta di Ibrahimovic all’ultima giornata di campionato al termine di un duello all’ultimo respiro con la Roma. La vittoria di Bergamo fu decretata in maniera netta grazie ad un gol per tempo di Patrick Vieira e Mario Balotelli. Era un’Inter decisa e determinata, soprattutto in quel momento della stagione e a poche giornate dal termine, per andare dritta verso il tricolore poi conquistato un mese e mezzo dopo. Roberto Mancini all’epoca superò il tecnico atalantino Luigi Del Neri, mentre ora sulla panchina degli orobici siede già da qualche anno Stefano Colantuono che ha dato una precisa impronta alla squadra dopo la retrocessione del 2010. Una sfida difficile dunque per i nerazzurri che, oltre a preparare al meglio la partita, si affideranno alla felice tradizione del tecnico di Jesi, ultimo uomo corsaro in quel di Bergamo.

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  • Tre sconfitte consecutive dai tempi di Strama, mentre per il Mancio..

      La sfida contro il Napoli in Coppa Italia è stata solo l’ultima di un trittico che purtroppo, per l’Inter e per i tifosi, hanno visto la squadra soccombere nel giro di dieci giorni. Altro colpo in extremis dopo quello ricevuto tra le mura casalinghe quando il gol di Emiliano Moretti aveva fatto espugnare San Siro al Torino dopo ben 27 anni di digiuno. Era il lontano 14 febbraio 1988, infatti, quando un rigore di Roberto Cravero diede la vittoria ai granata. La trasferta con il Sassuolo e soprattutto la rete nel finale di Gonzalo Higuain hanno fatto mandare su tutte le furie il tecnico Roberto Mancini che, nel post partita, ha evidenziato come non gli accedeva di perdere tre gare consecutive da ben dieci anni. Per l’Inter questo piccolo trend negativo, invece, non succedeva dalla stagione 2012-2013 quando al timone della squadra sedeva Andrea Stramaccioni. Capitò due volte nell’arco dell’annata con l’ultima in ordine cronologico a cavallo tra la 34ma e la 36ma giornata di campionato quando i nerazzurri uscirono sconfitti per 1 a 0 sul campo del Palermo, 3 a 1 al San Paolo di Napoli e sempre per 3 a 1 nella sfida casalinga contro la Lazio. Quell’anno l’Inter si classificò nona e non partecipò alle coppe, con l’avventura del giovane tecnico conclusa al termine della stagione ed il successivo avvento di Walter Mazzarri. Per quanto riguarda l’attuale allenatore nerazzurro, invece, lo score negativo si è fermato a quota due nella stagione 2011-2012. Era l’anno del primo scudetto con il Manchester City vinto all’ultimo respiro nella rocambolesca sfida in casa con il Qpr quando i Citizens ribaltarono da 1-2 a 3-2 negli ultimi minuti di gioco e mantenendo la vetta ai danni dei cugini dello United. In quella stagione la squadra del Mancio perse due gare agli inizi di Marzo, uscendo sconfitta per 1 a 0 all’andata degli ottavi di Europa League contro lo Sporting a Lisbona e nella successiva sfida di Premier in casa dello Swansea City con il medesimo passivo. Ecco perché il tecnico di Jesi ne ha ben donde per recriminare questa sconfitta di Napoli avvenuta per uno svarione difensivo e che ha estromesso l’Inter dalla Coppa nazionale. La gara contro il Palermo di domenica sera dovrà segnare una svolta nella stagione dei nerazzurri per evitare di rendere lo score negativo ancora più pesante e difficilmente scovabile negli almanacchi della storia dell’Inter.      

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  • UFFICIALE: Mbaye ha firmato con il Bologna

    UFFICIALE: Mbaye ha firmato con il Bologna

    Nella giornata di venerdì si è arrivati ad un accordo tra l’Inter ed il Bologna per il futuro di Ibrahima Mbaye. E’ lo stesso club felsineo, attraverso il proprio sito ufficiale, ha rendere noto il buon esito dell’operazione: ”Il Bologna Fc 1909 comunica di avere raggiunto l’accordo con l’F.C. Internazionale per l’acquisizione delle prestazioni sportive del difensore Ibrahima Mbaye a titolo temporaneo fino al 30 giugno 2015, con obbligo di riscatto in caso di partecipazione al campionato di Serie A 2015-16.” Nazionale senegalese classe 1994, Mbaye è stato una delle stelle del settore giovanile interista con Stramaccioni e Bernazzani. Dopo avere vinto una Next Gen Series e un Campionato Primavera coi nerazzurri, ha esordito nel 2012 in Europa League e nel 2013 in Serie A, dopo il prestito al Livorno, segnando due reti in 25 presenze al suo primo approccio con la massima categoria. Rientrato ad Appiano Gentile dopo la retrocessione degli amaranto, nei primi sei mesi della stagione 2014-15 ha collezionato 4 gettoni in A e 3 in Europa League.  

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  • Kovacic e la grande voglia di conquistare Mancini

    Kovacic e la grande voglia di conquistare Mancini

    Chissà cosa starà pensando Mateo Kovacic dell’esonero di Walter Mazzarri? Un quesito che non potremo sicuramente mai sapere, separato e staccato da quelle parole di circostanza e di facciata che spesso nascondono una verità assai più spigolosa. Un talento sbocciato subito con la maglia nerazzurra, quando la dirigenza lo acquistò dalla Dinamo Zagabria appena diciottenne e nel giro di pochissime partite divenne uno degli idoli dell’esigente pubblico di San Siro. In panchina un tecnico molto giovane come Andrea Stramaccioni, subito pronto e deciso a valorizzare il talento di questo ragazzo che non aveva subito la pressione di prendere per mano una squadra come l’Inter in evidente difficoltà in quella stagione. Annata conclusa al nono posto, esonero del rampante allenatore e scelta della società di affidarsi all’esperienza di un tecnico capace di accendere entusiasmo e sogni dei napoletani come Walter Mazzarri. Un’opzione studiata e ponderata per riportare l’Inter al vertice e sfruttare i giocatori al meglio delle proprie qualità. Successe con molti ma non con Kovacic. Panchine e sgoccioli di partita per un’intera stagione supportate dal fatto che il ragazzo doveva difendere meglio ed applicarsi di più. Nonostante la maggior considerazione in questi ultimi mesi, l’idea è che non fosse mai nato il giusto feeling tra i due, separati da un concetto di calcio differente. L’avvento di Mancini potrà ridare il giusto slancio anche a lui, slegato da un’insofferenza tattica che i campioncini spesso non tollerano se troppo esasperata. Le prime parole del tecnico di Jesi ”Kovacic è giovanissimo, deve capire che non può giocare sempre benissimo però ha le qualità per diventare un campione” sono state molto distensive e l’ottimismo nell’ambiente è alto. Ora bisognerà solo capire come verrà impiegato per sfruttare al massimo le sue caratteristiche ed elevarlo ad un ruolo importante all’interno del gruppo. L’acume di Mancini coadiuvato dalla voglia di migliorarsi del ragazzo potranno essere i giusti ingredienti per tornare ad essere il giocatore ammirato nei primi sei mesi in nerazzurro.  

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  • Mazzarri vede una squadra in crescita ma stanca

    Mazzarri vede una squadra in crescita ma stanca

    Risultato identico rispetto alla partita precedente, così come la modalità. Un 1-0 su rigore, questa volta arrivato quasi allo scadere, che a Walter Mazzarri piace per i progressi visti nel gioco, soprattutto nel primo tempo. I problemi, però, sussistono: un calo fisico inevitabile dovuto all’intensità della partita ma anche al dover giocare ogni tre giorni. Con una rosa così ristretta, Mazzarri non ci sta. E vista, inoltre, la carenza da gol di Palacio, si riprenderebbe di corsa il suo terzo (e ultimo) attaccante, Osvaldo, fermo ai box per un infortunio. Nessuno vuole vedere i fantasmi della stagione sfortunata con Stramaccioni, quando c’erano più giocatori in infermeria che in panchina. Mazzarri vuole che i suoi stringano i denti e che facciano il possibile per lottare fino in fondo. Sabato c’è il Parma in trasferta. Un avversario che non va sottovalutato, nonostante i numeri impietosi: 12 gol fatti e ben 21 subiti in sole 9 partite. Ma se al calo fisico si aggiungesse il calo di concentrazione, come era successo contro il Cagliari a San Siro, la squadra affonderebbe di sicuro. I progressi visti nel primo tempo contro i doriani fanno ben sperare che si possa trovare una certa continuità, da sempre mancata agli uomini di Mazzarri. Il fatto, però, che proprio Hernanes, vero leader dei nerazzurri, specialmente dopo il gol siglato nel 2-2 contro il Napoli, sia tornato anzitempo negli spogliatoi, non può che essere un campanello di allarme. In questi casi, la sola cosa che Mazzarri può fare è ruotare di più i giocatori. In tal senso, la gara di Europa League, più che quella con il Parma, potrebbe essere una buona occasione per far rifiatare gente che ha corso in lungo e in largo per il campo. Icardi, per esempio, non si è riposato per niente, vista l’assenza prolungata di Osvaldo, mentre Palacio sembra solo la copia sbiadita del trascinatore dello scorso anno. Il tecnico toscano dovrebbe osare di più e far giocare di più i giovani, dargli almeno una possibilità, visto che in campionato non puoi permetterti di sbagliare per non essere risucchiato a metà classifica. Chissà che l’Europa League non diventi davvero una vetrina per i giovani, proprio come lo era stata un paio di anni fa con Stramaccioni per Livaja. Bonazzoli e Puscas scalpitano in panchina. Il tecnico nerazzurro sa che i suoi giocatori credono in lui e nella sua esperienza ma i giovani vanno valorizzati, proprio come è stato fatto un po’ alla volta con Kovacic, nettamente migliorato rispetto alle passate stagioni. In casi simili bisogna dosare le energie al meglio e fare di necessità virtù. Spremere troppo gli stessi giocatori in questa fase del campionato potrebbe essere controproducente e portare al collasso definitivo quando lo sprint finale verso il terzo posto si farà sempre più intenso.

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  • Stankovic: “Grazie Inter, con te sono entrato nella storia! Quando mi ha chiamato <i>Strama</i>…”

    Stankovic: “Grazie Inter, con te sono entrato nella storia! Quando mi ha chiamato Strama…”

    Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Dejan Stankovic ha commentato l’inizio della sua avventura da vice-allenatore dell’Udinese, tornando anche sul suo addio ai colori nerazzurri. Ecco le parole del Drago: “Ero in vacanza, avevo lasciato a casa il telefono. Lo recupero, c’è una chiamata senza risposta: Stramaccioni. Avevo letto che stava firmando per l’Udinese: ho capito prima di richiamarlo che non mi telefonava per chiedermi di qualche giocatore. E avevo deciso cosa dirgli già prima di richiamarlo”. Beh, magari aveva capito male… “Non avevo capito male: ‘Deki, ho in testa un’idea, vorrei lavorare con te: ci stai?’. Ci stavo, perché in quel preciso istante ho risentito le farfalle dentro lo stomaco: una sensazione che mi mancava da Inter-Chievo, quando ero tornato a giocare una partita vera dopo quasi un anno fuori per colpa del tendine. Gli ho detto solo: ‘Lasciami una sera per parlare con la mia famiglia, ma al novanta per cento è sì’” Da più di un mese è vice allenatore dell’Udinese al cento per cento: perché, Stankovic? “Risposta razionale: perché questa esperienza è un tesoro e posso farla con un tecnico bravo con cui mi capivo al volo anche quando mi allenava e in un club che, vissuto da dentro, è ancora più organizzato di quanto si vede da fuori”. Ok, e la risposta di pancia? “Perché non ne potevo più di stare fermo: mi ero già fermato abbastanza anche quando ero ancora un giocatore, purtroppo. E perché sentivo di dover dare a qualcuno, una volta fuori da un cam- po di calcio, qualcosa dei miei vent’anni di calcio passati dentro un campo”. Sperava di darlo all’Inter? “Io all’Inter dico solo grazie e quando uscirà il calendario la prima data che guarderò sarà quella di Inter-Udinese: è sempre bello tornare a casa e San Siro è stato casa mia. Grazie ai tifosi, agli ex compagni, al presidente, che per me è Moratti perché non ne ho avuto un altro: grazie per aver potuto riempire di sudore quella maglia, entrando nella storia portandola addosso”. Sì, appunto: ma c’è stato un momento in cui si è parlato di farla continuare quella storia, no? “Non mi sentirete mai dire parole che possano scatenare casini: io ero pronto, ma quando c’è un cambio di proprietà serve anche tempo per inquadrare bene la situazione”. E quella storia di Stankovic alto dirigente della federazione serba com’è finita? “In federazione sarei potuto entrare come vice di Mihajlovic, se Sinisa fosse rimasto l’allenatore della nazionale. Da dirigente no: se oggi il nome Dejan Stankovic significa qualcosa è perché me lo sono guadagnato sul campo e non avrei voluto un ruolo che fosse conseguenza solo di quel nome. Volevo usare quel nome con la stessa umiltà che ci ho messo per farmelo. Volevo fare esperienza, ricominciare. E infatti oggi Deki è ripartito da zero, e si prende del tempo: per studiare, per lavorare, per vivere di calcio al cento per cento. A costo di staccarmi per la prima volta nella mia vita da mia moglie e dai miei figli, che per ora restano a Milano”. Si sfoga in partitella? “Ogni tanto mi metto lì davanti alla difesa e tiro qualche urlo. Ho tolto le scarpe solo un anno fa: me le sento ancora addosso le cose che servono quando si gioca, a cominciare dal sangue nelle vene. Soprattutto nei momenti difficili: ecco, una cosa che penso di poter spiegare ai ragazzi è come reagire in certi casi”. Sente che ormai sarà questa la sua carriera? “Sì: se faccio una cosa, la prendo di petto e non mollo un centimetro. Anche se è una cosa completamente diversa da quella di prima e per ora mi basterebbe fare un decimo di quello che ho fatto da giocatore. Ogni tanto mi rendo conto di quanto sono inesperto, ma non mi butto giù: alzo la mano, e chiedo”. Quello che ha fatto Vidic con lei, prima di firmare e dopo aver firmato con l’Inter. “Mi ha chiesto mille cose: dell’Italia, del calcio italiano, dell’Inter, della Pinetina, dei compagni. Tutto, ha voluto sapere tutto. Del giocatore cosa potrei dire di nuovo? Per due anni è stato il miglior difensore del mondo, tuttora è fra i migliori: non c’è molto da aggiungere. Quello che scoprirete è l’uomo che ho conosciuto in dieci anni di Nazionale insieme: una persona seria, un grande professionista, un leader”. E lei cosa gli ha detto? “Nema, in Italia c’è grande attenzione all’organizzazione, alla tattica. Per anni hai affrontato attaccanti fortissimi uno contro uno, con auto- strade dietro di te: qui giocherai con la sigaretta in bocca”. Anche se non è abituato a giocare con la difesa a tre? “Imparerà in fretta perché è intelligente ed esperto, sa leggere il gioco in anticipo e prende posizione prima dell’attaccante”. Una cosa in cui siete simili? “Lui è molto più freddo di me, ma direi il coraggio. Ha presente Braveheart? Ecco, non sa quante volte gli ho detto ‘Nema, pensa alla salute’, quante volte si è spaccato il naso o aperto la fronte perché si butta sempre e comunque, senza pensarci”. Un capitano di fatto? “Il capitano sarà Johnny (Stankovic ha sempre chiamato Ranocchia così, perché è magro come Johnny Stecchino) ed è giusto così: l’altro giorno l’ho sentito e gliel’ho detto. Però Vidic gli potrà dare una bella mano: anche a tenere bene quella fascia sul braccio”. Handanovic, Vidic, Kovacic, forse Kuzmanovic, magari Jovetic: sarà una buona… Interic? “Sono tutti grandi giocatori, me lo auguro per l’Inter: non contro l’Udinese, ovviamente”. Ma se dall’Udinese dovesse arrivare anche Pereyra… “Io di mercato non mi occupo: però oggi l’ho visto in campo, si allena ancora con noi…”.            http://www.europosud.ua/ nl.ua

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  • Stankovic: “All’Udinese organizzazione top. Io e Strama siamo motivati e vogliamo…”

    Stankovic: “All’Udinese organizzazione top. Io e Strama siamo motivati e vogliamo…”

    Sbarcato a Udine per cominciare ufficialmente la sua avventura da vice di Andrea Stramaccioni sulla panchina dell’Udinese, Dejan Stankovic ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del canale tematico del club friulano: “Sono molto orgoglioso di essere qui e di cominciare questa nuova avventura. Per prima cosa voglio ringraziare la società che mi da’ l’opportunità di imparare, di crescere e trasmettere la mia voglia, la grinta e anche l’esperienza che mi porto dal campo ad una squadra abbastanza giovane che vuole dimostrare il suo valore. Ringrazio poi mister Stramaccioni per la fiducia. Il nostro rapporto all’Inter già dal primo giorno è stato fortissimo, ci siamo capiti subito. Mi sono piaciute le sue idee e il suo calcio e spero di dargli una grossa mano”. Nei primi giorni di contatto con il mondo Udinese quali impressioni ne hai ricavato? “Avevo sentito parlare dell’Udinese come società molto organizzata ma non mi aspettavo quello che ho potuto constatare quando sono arrivato. Ho trovato una società che viaggia sui binari giusti, con organizzazione al top e accento posto sui minimi particolari. Io e il mister cercheremo di proseguire su questi binari cercando di trasmettere la nostra esperienza. Siamo motivati e intendiamo partire con il piede giusto già dall’inizio”. Insieme a Stramaccioni, raccogliete un’eredità importante lasciata da Francesco Guidolin, che da allenatore ha fatto molto bene, senti il peso di questa responsabilità? “Mi fa piacere, sono abituato a vivere e lavorare con grande responsabilità. Questo mi dà carica. A mister Guidolin voglio rivolgere un ringraziamento perché ha fatto molto bene e ha scritto la storia di questo club”. Avete già un’idea dei giocatori che comporranno la rosa? “Queste decisioni competono ai dirigenti. Finora abbiamo avuto incontri per visionare le strutture, per discutere di come organizzare gli spostamenti e altri dettagli operativi”. Sta nascendo il Nuovo Stadio Friuli, sarà uno stimolo importante per la squadra la prospettiva di giocare nell’impianto moderno… “Ho visto il plastico, è bellissimo. Sarà un gioiello e sarà davvero un piacere giocare davanti a 25mila spettatori tutti vicini al campo”.       Fonte: Udinese.it

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  • Stankovic: “Orgoglioso della nuova avventura a Udine. Ringrazio <i>Strama</i>, il nostro rapporto all’Inter…”

    Stankovic: “Orgoglioso della nuova avventura a Udine. Ringrazio Strama, il nostro rapporto all’Inter…”

    Sistemati gli ultimi dettagli burocratici, Dejan Stankovic può finalmente rilasciare a Udinese Channel le prime dichiarazioni da allenatore in seconda dell’Udinese. L’ex calciatore dell’Inter sarà il più stretto collaboratore di Andrea Stramaccioni, nuovo tecnico bianconero: “Sono molto orgoglioso di essere qui e di cominciare questa nuova avventura – ha dichiarato ‘Deki’ -. Per prima cosa voglio ringraziare la società che mi da’ l’opportunità di imparare e crescere e di trasmettere la mia voglia, la grinta e anche l’esperienza che mi porto dal campo ad una squadra abbastanza giovane con grande voglia di mostrare il suo valore. Ringrazio poi mister Stramaccioni per la fiducia. Il nostro rapporto all’Inter già dal primo giorno è stato fortissimo, ci siamo capiti subito. Le sue idee e il suo calcio mi sono piaciuti tanto e spero di dargli una grossa mano”.

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  • UFFICIALE: Stramaccioni è il nuovo allenatore dell’Udinese. E il suo vice sarà un ex nerazzurro

    UFFICIALE: Stramaccioni è il nuovo allenatore dell’Udinese. E il suo vice sarà un ex nerazzurro

    Adesso è ufficiale: Andrea Stramaccioni ricomincia da Udine. Il tecnico romano ha firmato oggi un contratto biennale con il club friulano e sarà presentato alla stampa venerdì 6 giugno alle ore 15 presso la sala conferenze dello stadio “Friuli”. “Il primo impatto con lui è stato subito molto positivo – ha spiegato il ds bianconero Cristiano Giaretta -. E’ scattata la scintilla per la sua voglia di allenare l’Udinese. Ha voglia di mettersi in campo e ritornare ad allenare. Non è stata difficile la trattativa perché abbiamo trovato subito l’intesa. Solo il suo agente ha dovuto lavorare di più per rescindere dall’Inter. Noi siamo molto contenti della nostra scelta e non vediamo l’ora di vederlo all’opera dal primo luglio. E’ un tattico maniacale e lo ha fatto vedere nell’esperienza all’Inter. Ci piace il fatto che non abbia un modulo fisso. E’ un allenatore che sa, che conosce, che ha tanta voglia di fare e anche questo ci ha colpito di lui. Adesso ci incontreremo ancora, ma non vediamo l’ora di iniziare il lavoro insieme”. La sorpresa arriva dallo staff che seguirà Stramaccioni nella sua nuova avventura: il vice del tecnico romano, infatti, sarà Dejan Stankovic, alla sua prima avventura extra campo.

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  • Pozzo colpito dal “progetto” Strama: l’accordo con l’Udinese è a un passo

    Pozzo colpito dal “progetto” Strama: l’accordo con l’Udinese è a un passo

    Andrea Stramaccioni è pronto a tornare in panchina. Stando agli ultimi sviluppi è ormai quasi certo che il tecnico toscano ritroverà la serie A esatta­mente là dove l’aveva lasciata: maggio 2013, Inter-­Udinese 2-­5. Un anno dopo, deve solo cambiare panchina: ieri matti­na – rivela La Gazzetta dello Sport – ha avuto un lungo incontro (circa quattro ore) con Gino Pozzo, e la chiacchierata è risul­tata assai positiva. Il figlio del proprietario della squadra friu­lana è rimasto ben impressiona­to dalle idee, dall’entusiasmo e anche dalla convinzione mani­festati dall’ex allenatore dell’In­ter dinanzi alla prospettiva di ricominciare a lavorare con un progetto impostato su giovani da lanciare e valorizzare. L’Udinese ha re­gistrato con piacere questa di­sponibilità che si estende pure a eventuali modifiche tattiche rispetto al sistema-­Guidolin che era basato inizialmente so­ lo sul 3­-5-­1-­1. Discorsi da ap­profondire prima della firma, chiaro. Il sì sembra comunque a un passo, le parti si ritroveranno una volta risolta la que­stione contrattuale. Strama, le­gato all’Inter fino al giugno 2015 aveva già avviato per con­to proprio i contatti per lo scio­glimento consensuale del vincolo. Si tratta sulla liquidazio­ne-­buonuscita, in ballo c’è un po’ più di un milione netto (quindi poco più di 2 lordi), cioè l’ultimo anno di contratto. Di solito ci si va reciprocamen­te incontro, visto che lo stipen­dio dell’Udinese non può rag­giungere nemmeno la metà di quello accordato dall’Inter di Moratti. Andrea Stramaccioni ci rimetterà di sicuro sul piano economico. Ma alla sua età è una rinuncia indispensabileper riavviare in un club serio e competitivo una carriera trau­maticamente interrottasi con l’esonero al termine di una stagione cominciata benissi­mo (vittorie nel derby e sul campo della Juventus, dieci di fila in trasferta), e conclusasi malissimo col record negativo di 16 sconfitte e un deprimen­te nono posto, peggior risulta­to dell’era Moratti. Dati che in­ dussero il petroliere a chiude­re anzitempo il programma triennale impostato sulla pro­mozione in prima squadra dell’allenatore della Primave­ra capace di vincere la NextGen Series dopo averne presi sette dal Tottenham… Era parsa una mossa azzarda­ta, e invece Moratti questo Stramaccioni se l’era andato a studiare piazzandosi dietro la panchina per ascoltare cosa diceva ai suoi ragazzi. Strama era approdato all’Inter per so­stituire Fulvio Pea, su iniziativa del responsabile del settore giovanile, Roberto Samaden, suo compagno al Supercorso di Coverciano per il patentino di seconda categoria. Nell’am­biente del calcio giovanile non erano di certo sfuggiti i succes­si ottenuti a Roma da questo bel giovanottone di buona fa­miglia (madre professoressa di latino, padre architetto), ex di­fensore, costretto da un rovino­so infortunio al ginocchio a chiudere a soli 18 anni col cal­cio giocato nonostante Ulivieri lo avesse già adocchiato nel Bologna. Fu il procura­tore Dario Canovi a suggerire a quel ragazzo moralmente di­strutto dalla sentenza dei medici («Non puoi più giocare») di pensare alla panchina come alterna­tiva alla sua passione così bru­talmente negata. E il nostro An­drea, dopo aver superato i giorni della disperazione, si gettò ani­ma e corpo nella nuova attività. Chi lo ha visto al lavoro è rima­sto colpito dalla maniacale cura dei dettagli; da come informava i suoi Allievi circa le caratteristi­che degli avversari; dalla mania di ottenere le misure dei cam­petti su cui avrebbe giocato per poter occupare al centimetro le varie posizioni. Persino la tesi di laurea (diritto Commerciale) ha avuto per oggetto le società sportive. La sua insomma è pro­prio una passione grande. E Udi­ne è la casa ideale dove ripren­dere questa love story.   Fonte: La Gazzetta dello Sport

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