Inter, Bisseck racconta l’incubo PSG: “Volevo ribaltarla da solo, poi sono scoppiato a piangere”

Inter, Bisseck racconta l’incubo PSG: “Volevo ribaltarla da solo, poi sono scoppiato a piangere”
Bisseck in azione con la maglia dell'Inter

La convinzione di poter cambiare la partita, poi l’infortunio e le lacrime. Yann Bisseck torna sulla finale di Champions League persa dall’Inter contro il PSG e racconta il lato più personale di quella serata. Intervenuto al podcast Football Finance, il difensore tedesco ha ripercorso l’attesa in panchina, l’ingresso in campo e il momento in cui ha capito di doversi fermare.

Bisseck sulla finale col PSG: “Pensavo di poterla ribaltare da solo”

Il ricordo parte dalle aspettative della vigilia, alimentate da un percorso europeo nel quale i nerazzurri avevano superato avversari di primo livello. Bisseck sperava di giocare dall’inizio e ammette di aver vissuto l’attesa con un nervosismo insolito.

Incubo è la parola esatta per descriverla. Il giorno prima pensi a quanto sei vicino al traguardo e ricordi le sfide precedenti, quando nessuno credeva potessimo eliminare il Bayern o il Barcellona”.

Nonostante il doppio svantaggio, il difensore era convinto di poter incidere. Una determinazione che emerge dalle parole rivolte a se stesso prima di entrare:

“Sulla linea di fondo mi sono detto: <<Giuro che questa partita la ribalto da solo!>>. Sono entrato bene e nell’azione dell’infortunio stavo per fare gol, ne sono sicuro al 100%. Poi ho sentito quella fitta alla coscia…”.

L’infortunio e la famiglia sugli spalti: «Ho cercato di trattenermi»

Il dolore ha interrotto subito quella spinta. Bisseck ha provato a scattare per verificare le proprie condizioni, ma ha capito di non poter continuare. Uscendo dal campo, è passato proprio sotto il settore nel quale si trovavano i suoi familiari e gli amici.

“Non potevo guardarli, perché se avessi incrociato lo sguardo di mia madre o di mia sorella sarei scoppiato a piangere. Ho cercato di trattenermi, ma ho pianto lo stesso. Mi sono tirato la maglia sul viso e sono uscito zoppicando: non c’era niente da fare”.

Alla delusione personale si è aggiunta quella per il risultato finale. Il conforto è arrivato dopo, in hotel, grazie alla presenza delle persone più vicine: parlare d’altro lo ha aiutato a ritrovare un po’ di serenità.

Ha fatto male? Assolutamente sì. Ma non è un pensiero fisso”.

Il rimpianto resta, soprattutto pensando a quanto sia difficile arrivare a giocarsi una finale di Champions. La sua conclusione, però, guarda al futuro:

“È lì che brucia ancora un po’, ma bisogna guardare avanti”.

Redazione SpazioInter
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