Oddo parla di Inzaghi: "È stato difficile per lui per un motivo. Ora è felice"

Oddo parla di Inzaghi:

Massimo Oddo, ex compagno di squadra ma anche grande amico di Simone e Pippo Inzaghi, ha parlato proprio dei due tecnici in un'intervista a Tuttosport

Si aspettava un inizio del genere da parte di entrambi?

"Sì, anche perché bisogna comunque sottolineare come abbiano a disposizione due ottime squadre per i rispettivi campionati. Detto ciò, fin qui hanno svolto un lavoro più che eccellente"

Chi ha la sfida più difficile?

"Bella domanda... direi entrambi, poi il mestiere dell’allenatore è complicato per mille motivi. Oggi, più che in passato, non c’è tempo a disposizione, si chiedono subito risultati. Hanno comunque due sfide impegnative, Pippo perché ha una storia in B importante, con il Benevento ha battuto tutti i record e quindi ci si aspetta tanto da lui; è arrivato in una società storica e gloriosa, con una squadra forte. Simone invece ha accettato un’eredità pesante, quella di Conte, prendendo la squadra campione d'Italia. Forse le cessioni di Lukaku e Hakimi hanno tolto un po' di pressione, ma l'Inter rimane l'Inter e quando arrivi in una piazza del genere, è sempre difficile a prescindere".

Inzaghi, Inter

Da ex compagno si aspettava che diventassero allenatori?

"Simone sicuramente sì, Filippo no. Intanto bisogna ricorda che Pippo, fra virgolette, lo hanno fatto smettere perché lui avrebbe continuato a giocare per la mentalità che aveva. Poi le racconto questo: Pippo e io abbiamo fatto insieme il corso a Coverciano, ma lui non era ancora convinto di intraprendere questo percorso. Anche quando venne Filippo Galli a proporgli di allenare gli Allievi del Milan, inizialmente disse no. Poi ha cominciato ad allenare, gli è piaciuto e ha preso il via. Simone invece era già proiettato a fare il tecnico. Ha giocato fino a 34 anni, ma nella sua testa c'era già da anni questa idea"

Quanto è stato difficile per Simone lasciare Roma?

"Tanto, perché la Lazio era casa sua. C'è stato 22 anni, è legato sentimentalmente ai colori biancocelesti e la sua famiglia è di Roma. Poi la Lazio è una società importante, blasonata, non è mai facile cambiare da una grande all'altra. Un conto è lasciare dopo anni un club medio-piccolo, un conto è andarsene dalla Lazio. Magari i tifosi lo hanno visto come un tradimento, ma non è stato così. Simone ci ha pensato molto e bene, ma la vita degli allenatori è fatta così. Anche se ormai succede di rado, per i calciatori è possibile sposare per tutta la vita una squadra, per gli allenatori è quasi impossibile. Ci sono dei cicli naturali che prima o poi sono destinati a chiudersi"

Come vivrà la partita del 16 ottobre contro la Lazio?

"Il suo cuore è biancoceleste. Simone lo conosco come le mie tasche, da 30 anni, è come un fratello. E' una persona sicura di sé, ma anche assai sensibile, fragile e sono certo che soffrirebbe enormemente se sentisse anche un solo fischio"

A Milano è stato accolto bene:

"Lo so, è felice, ero a cena con lui anche due sere fa, abitiamo a 100 metri ognuno dall'altro. Sta molto bene, è contento della scelta che ha fatto e poi le decisioni di un allenatore si pesano con i risultati e finora sta andando tutto nel modo migliore"

Scudetto?

"L'Inter, anche se ha perso giocatori importanti, ha sempre un organico forte, anche perché chi è arrivato è tutt'altro che scarso. E' un'Inter diversa come caratteristiche offensive, ma rimane una delle principali candidate allo scudetto. Direi una delle quattro favorite con Napoli, Milan e Juventus. Senza dimenticare ovviamente le romane e l'Atalanta"

C'è un giocatore dell'Inter imprescindibile per Inzaghi?

"Sento dire Edin Dzeko, sicuramente importantissimo, ma sono convinto che senza di lui Simone saprebbe trovare alternative. In questo momento penso ai tre centrali difensivi, soprattutto a Skriniar e De Vrij

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Giorgio Rapisarda
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