Editoriale - Mea Culpa

Editoriale – Mea Culpa


Sembrava quasi recitare il mea culpa Luciano Spalletti mentre Icardi si apprestava a segnare con freddezza il 2 a 0. Magari voleva simbolicamente scusarsi per le sue imperiose dichiarazioni post Napoli. Si era lasciato sfuggire che forse, nella sua squadra, non c’era tutta qualità che tutti le attribuivano, tecnica e mentale. Parole probabilmente a metà tra uno sfogo sincero e un tentativo di scuotere un ambiente che faticava a venir fuori da un profondo buco nero.

E invece, nella settimana della morte di Stephen Hawking, che i buchi neri li ha studiati, l’Inter dimostra che si può ancora trovare la luce. Lo fa in maniera inaspettata, su uno dei campi più difficili di tutto il campionato, sul quale non vinceva dal 2014. Rispettando la sua etichetta di squadra pazza. Perché dopo oltre due mesi di partite strazianti, ormai nemmeno il più ottimista dei tifosi si aspettava una prestazione del genere, ad alto tasso di spettacolarità.

Per questo, oltre ai dovuti sorrisi e incoraggiamenti dopo 90 minuti di invocata qualità, si spera che anche i giocatori negli spogliatoi genovesi abbiano recitato un mea culpa. Perché abbiamo aspettato a lungo un Brozovic costantemente ad alto livello, un Gagliardini che non fosse il lontano cugino di quello che arrivò ed impressionò a gennaio per personalità. E proprio quando avevamo smarrito ogni speranza, loro sono ritornati, dimostrandoci che le loro qualità non erano supposte, ma esistenti. Così come è tornato Perisic, sempre riproposto, forse per disperazione, forse per assenza di alternative, e alla fine capace di interrompere il suo digiuno di goal, di giocate e di gioco, il suo periodo di indolenza. Fattelo soprattutto tu un mea culpa caro Ivan per queste ferie, da un 5 a 0 all’altro. 

E chissà se un mea culpa non l’hanno recitato anche gli haters del nostro capitano, oggi protagonista di un altro piccolo tassello di storia. 100 goal in seria A, 100 con la nostra maglia e ancora cuciti addosso i panni del trascinatore e del goleador, di colui di cui c’è assoluto bisogno se si vuole raggiungere il massimo risultato possibile. Perché è vero che da molto tempo le cose vanno male, ma ciò non obbliga a dover gettare fango e discredito anche su chi può portarci fuori dalla mediocrità.

E allora, cari Spalletti, giocatori e tifosi, unitevi ancora più stretti dopo oggi e procedete spediti verso l’obiettivo europeo. Non ci sarà più tempo per le scuse se andremo incontro a un nuovo fallimento. Oggi abbiamo scoperto che eravamo ancora tutti in tempo per redimerci, perciò guai a ripiombare negli stessi difetti e negli stessi vizi. Errare è umano, perseverare è diabolico. 

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