L' Editoriale di Inter Napoli - La linea sottile

L’ Editoriale di Inter Napoli – La linea sottile


Inter-Napoli 0 a 0. Ancora una volta, come all’andata. Ma il verdetto è diverso. L’entusiasmo di quel pareggio strappato con unghie, denti e personalità al San Paolo, lascia spazio, questa sera, a qualche rimpianto. Poche occasioni create, una partita prettamente difensiva, dei tentativi certo, ma che raramente si sono trasformati in occasioni nitide, in chance che un Icardi avrebbe potuto tramutare in oro.

INTER-NAPOLI: CI SONO FONDAMENTA, MA…

L’Inter è una squadra che c’è. Affrontare una squadra come il Napoli, come questo Napoli, concedendo molto poco per oltre un’ora e non patendo particolarmente il palleggio azzurro, è segno di un gruppo in palla. Idee tattiche, abnegazione, concentrazione, anche qualità. Perché un difensore come Skriniar che vince tutti i duelli personali è un pregio di qualità eccelsa. Come Cancelo e la sua capacità di uscire in palleggio dalle retrovie e di creare sempre occasioni dai piazzati. Addirittura Brozovic, in una serata come questa, è sembrato un elemento in grado di fare la differenza in positivo, rigenerato improvvisamente. Troppo presto per cantare vittoria, ma i segnali vanno colti, captati. E peccato che, come dice Spalletti, una rondine in questa squadra ha già dimostrato di non poter fare primavera. Anche dopo la partita con la Roma, dopotutto, nessuno si sarebbe immaginato le sciagure contro Spal e Crotone.

Ed è questo che fa rabbia. Perché lo spirito nerazzurro di stasera è stato del tutto assente in altre circostanze? E’ possibile che l’avversario debba essere il catalizzatore delle nostre prestazioni? In questi mesi non è stata costruita una maturità che permettesse di mantenere un livello costante e standard di impegno e qualità? Evidentemente no, ma analizzando il match di stasera sarebbe delittuoso pensare che questa squadra non abbia le capacità per potersi qualificare alla prossima Champions. Certo, sarebbe opportuno avere tutti gli elementi nella condizione migliore, ma un Perisic in costante degrado da mesi, seppur aspetto preoccupante, è un motivo che basta a spiegare la totale secca di punti contro squadre decisamente più scarse?

Crediamo di no. Perché è vero che l’Inter non ha molta qualità se rapportata a questo Napoli, altra sentenza di un insoddisfatto Spalletti nel post partita, ma è pur vero che nell’arco dei due confronti non ha mai patito una condizione di evidente e palese inferiorità. A meno che per dominio non si intenda una serie di passaggetti senza troppa creatività e difficoltà, in grado di non produrre un tiro in porta per oltre un’ora di tempo.

Verrebbe solo da chiedersi, perché non si è visto altrettanto quando i tre punti dovevano essere sì un obbligo. Un comandamento da non infrangere, come il digiuno nel venerdì santo, come l’onorare le feste. E questa domenica di ritrovata festa calcistica, seppur vestita ancora a lutto, possiamo considerarla onorata? Nì. Perché ottenere un pareggio contro questo Napoli non è un’eresia, ma ritrovarsi quinti dietro le romane e con il Milan sempre più alle costole, con il derby da recuperare, è uno scenario che non ci fa andare a dormire tranquilli. Così, ciò che resta, è il digiuno, ma non dalla carne, quanto da una serie positiva di risultati utili e vincenti. Perché ora, con la Sampdoria alle porte, accontentarsi di un altro pareggio per non affondare in un campo ostilissimo non avrebbe più senso. Perché il gioco della sopravvivenza è durato sin troppo. E poteva valere ora se, quando necessario, fossero stati ottenuti risultati consoni ai primi mesi, agli obiettivi prefissati e alla caratura di chi si aveva di fronte.

Invece eccoci qua, oscillanti come al solito, indecisi se vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Propensi alla contentezza per una prestazione discreta e una sconfitta evitata con merito, ma anche affranti per non aver sfruttato la carica del recente anniversario, di un pubblico sempre presente. La linea sottile di questa Inter sembra essere ancora lì, labile, ma non così tanto da spezzarsi, da lacerarsi fino all’irreparabilità. L’impressione è che la competizione possa durare a lungo, ma che rischi di non bastare per tornare a giocarsi la coppa delle grandi orecchie. E delle grandi emozioni, che in fin dei conti sono quelle che mancano più di tutto.




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