Inter e Oaktree hanno chiuso il bilancio 2025-26 con 22,7 milioni di utile, confermando la seconda stagione consecutiva in attivo dopo quarant’anni di perdite accumulate dai precedenti proprietari.
Oaktree trasforma i conti: da -246 milioni a due bilanci positivi
Il percorso del club nerazzurro verso l’equilibrio finanziario è stato progressivo e implacabile. Nel 2020-21 la perdita toccò -246 milioni, poi -140 nel 2021-22, -85 nel 2022-23 e -36 nel 2023-24. Quando Oaktree ha preso il controllo dalla crisi di Suning, la gestione americana ha accelerato drasticamente la rotta. Il primo utile della storia interista arrivò nel giugno 2025 con +35,4 milioni, trainato dalla finale di Champions e dal Mondiale per club. Ora, dodici mesi dopo, i nerazzurri hanno replicato con +22,7 milioni. Il risultato di questa stagione è più significativo perché raggiunto senza gli straordinari ricavi europei che avevano caratterizzato l’anno precedente.
Gli americani hanno imposto una disciplina contabile rigida, affidando la mission a Beppe Marotta, elevato a presidente. La logica del fondo di investimento è diversa da quella dell’imprenditore: conta il controllo della dinamica costi-ricavi, non l’emotività.
Ricavi in calo da 546 a 486 milioni: come l’Inter ha recuperato
Nel 2024-25 i ricavi netti di player trading avevano raggiunto 546 milioni, record italiano davanti ai 464 della Juventus ronaldiana. Quest’anno, con l’eliminazione ai playoff di Champions, i ricavi sono scesi a 486 milioni. Mancavano 115 milioni rispetto all’anno precedente. Come hanno fatto i nerazzurri a limitare i danni e generare comunque utile? Le leve sono state molteplici e concrete.
I proventi da stadio sono cresciuti di dieci milioni a parità di partite, attestandosi a 96 milioni. Lo scudetto ha garantito maggiori introiti dai diritti televisivi. I ricavi commerciali sono aumentati del 7%, spinti dal merchandising e dal nuovo modello di business con Fanatics. Un indennizzo una tantum di oltre 20 milioni da Img per i diritti esteri ha completato il quadro. Il fatturato caratteristico si è consolidato nonostante l’assenza di coppe europee.
Costi ridotti e debito rifinanziato: il controllo manageriale di Oaktree
Quali strumenti hanno permesso il secondo utile consecutivo? La riduzione complessiva dei costi di circa 20 milioni, pari al 4%, con un calo di 8 milioni negli ammortamenti dei diritti pluriennali. Gli oneri finanziari sono crollati del 50% a 19 milioni totali, grazie al rifinanziamento del debito: il nuovo bond da 350 milioni con scadenza 2030 presenta tassi del 4,5% contro il precedente 6,75%, oltre a un importo inferiore rispetto ai 415 milioni precedenti.
Il patrimonio netto di gruppo è tornato positivo, passando da -12,3 milioni nel giugno 2025 a +10,4 milioni nel giugno 2026, senza ulteriori apporti di capitale dell’azionista. Nel primo anno di gestione americana, Oaktree aveva dovuto versare 52 milioni. Ora il club genera risorse autonome.
Il management interista ha comunicato il piano di investimento per le infrastrutture ad Appiano Gentile e Interello, le operazioni estive con i nuovi talenti internazionali e la partnership strategica con la banca Bbva, che avrà effetti economici dal 2026-27. L’Inter ha ripreso il percorso di crescita fuori dal campo, affrontando le competizioni italiane ed europee con una struttura finanziaria solida. L’era degli industriali è chiusa: quella del fondo d’investimento ha dimostrato di sapere gestire il calcio secondo logiche diverse, trasformando il club da buco nero a macchina di profitti.
