Piero Ausilio ha spiegato come la dirigenza nerazzurra ha scelto Cristian Chivu per guidare l’Inter in un momento di ricostruzione morale dopo la delusione europea.
Chivu all’Inter: una scelta coraggiosa contro il dubbio esterno
Il direttore sportivo dell’Inter ha raccontato dal palco del Festival della Serie A a Parma come la decisione di affidare la panchina a Chivu sia stata presa con fermezza dalla proprietà, dal presidente Marotta e dall’intera struttura tecnica. Ausilio ha sottolineato che “quando fai questo tipo di scelte non trovi subito una condivisione assoluta, soprattutto fuori”, ma la convinzione interna era totale. La scelta aveva un fondamento preciso: non era necessaria una ricostruzione tecnica, dato che la squadra aveva dimostrato la sua forza, bensì una ricostruzione morale dopo il fallimento di Monaco.
Chivu arrivava dal Parma con poca esperienza in Serie A. Eppure Ausilio, Marotta, Baccin e la proprietà videro in lui le qualità giuste per il momento. Le ragioni non erano solo tecniche: contavano il senso di appartenenza, la storia con i colori nerazzurri sia come calciatore che come allenatore delle giovanili, e soprattutto le qualità morali come uomo. Era l’uomo adatto per trasformare la delusione in determinazione.
La delusione di Monaco diventa rabbia vincente: come Ausilio ha gestito il passaggio
Ausilio ha ricordato come l’Inter fosse già passata per il dolore europeo due anni prima, perdendo la finale di Istanbul contro il Manchester City dopo una partita considerata meravigliosa. Quella sconfitta aveva lasciato delusione, ma la dirigenza aveva imparato a trasformarla. Con Chivu, il processo si è ripetuto: la delusione di Monaco è diventata determinazione, la rabbia è diventata fame di scudetto. La squadra ha risposto con due successi consecutivi, confermando che la scelta era giusta.
Il direttore sportivo ha definito il suo ruolo come quello di gestire le dinamiche quotidiane di una squadra, simili a quelle di una grande famiglia. Non si tratta solo di mercato estivo e gennaio: il calciomercato è un processo continuo fatto di relazioni, contatti, visite di scout, gestione dello spogliatoio. Alcuni giocatori hanno bisogno di incoraggiamento dopo poco utilizzo, altri vanno tranquillizzati nei momenti di esaltazione. È il lavoro quotidiano che prepara i grandi momenti.
Ausilio: il percorso da scout a direttore sportivo dell’Inter
Il dirigente ha raccontato come la sua carriera da calciatore sia finita precocemente a causa di un grave infortunio al ginocchio. Quel momento, apparentemente negativo, gli ha permesso di iniziare molto presto il percorso che lo ha portato a diventare direttore sportivo
Quando nel 2014 è diventato direttore sportivo dell’Inter, ha perso parte della libertà di movimento ma ha guadagnato una visione più completa del ruolo. Ausilio ha citato Ariedo Braida come suo principale riferimento: un direttore sportivo che scopriva talenti, li trattava, li conosceva personalmente, non basandosi solo su algoritmi e statistiche.
Questo modello lo ha accompagnato nella costruzione della rosa dell’Inter che ha vinto i due ultimi scudetti. I fatti hanno confermato che la strategia seguita da Ausilio e dalla dirigenza nerazzurra, sia nella scelta di Chivu che nella gestione complessiva, rappresentava il percorso giusto per riportare l’Inter al successo dopo la delusione europea.
Nessuna citazione, invece, al mercato in entrata di quest’anno. Ausilio ha preferito bypassare qualsiasi rumor su Palestra, Solet o nomi in uscita come Dumfries e persino le recentissime voci su Calhanoglu.
