Anche Cristian Chivu ha parlato al termine del successo sul Parma. Un successo che ha portato in casa Inter il 21° Scudetto della storia nerazzurro. Il merito è tutto della squadra, ma non bisogna abbassare ancora la testa, secondo il tecnico campione d’Italia. Non è mancata una parentesi da brividi sul suo carattere.
“Felice si, ma c’è un altro obiettivo”, Chivu contento ma vuole anche la Coppa Italia
Parole da vero professionista, per un uomo che ha appena vinto uno Scudetto, il suo primo da allenatore. Di seguito le parole di Chivu a DAZN:
“Io nella storia dell’Inter? Mah lo ero già. Sono felice per il gruppo, la società e i tifosi che ci hanno sostenuto sin dall’inizio e hanno subito la narrativa dell’anno scorso. Questi ragazzi sono stati bravi a rimboccarsi le maniche e rinascere per fare una stagione competitiva, sono contento per loro è una pagina importante per questa grandiosa società”.
“L’uscita in Champions contro il bodo, il derby, siamo riusciti a stare in piedi con la testa alta e abbiamo provato a essere competitivi. Non voglio essere ipocrita ma penso alla finale di Coppa Italia, sono felice, i giocatori devono prendersi tutti i meriti e l’affetto di questi meravigliosi tifosi, oggi avevamo un’opportunità importante di chiudere il campionato davanti ai nostri tifosi. é merito loro, e di questa società che ha cercato sempre il confronto e il conforto nonostante le difficoltà
Non è mancata una parte toccante sulla sua vita personale:
“Io umanamente sono atipico, qualche anno fa ho parlato con me stesso per una questione di vita e di morte, lì ho perso l’ego non devo parlare di me, voglio essere la mia miglior versione, questi ragazzi a volte hanno bisogno di bastone altre volte di carote, cerco di non fare errori che ho subito da giocatore, mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio, essere empatico e umano, non pensare a me stesso e al consenso di qualcuno fuori, penso a quelli che mi vogliono bene e cerco sempre di dare il massimo per loro e questa società e tifosi. Il resto conta poco, so quello che vuol dire essere l’allenatore, se tra un mese le cose non vanno sarò messo in discussione. Sono cose che vanno affrontate con il sorriso. Anche il mio staff merita tanti ringraziamenti, bisogna farsi un esame di coscienza”.
“Il lavoro fatto dai miei predecessori è stato grande, devo dare merito anche a loro, per me è stato più semplice adeguarmi a quelle che erano le partite. Sono i bravi giocatori che ti fanno vincere e quello che sognavi da bambino”.
