Massimo Moratti non usa mezzi termini sulla disfatta dell’Italia in Bosnia. La Nazionale non è all’altezza, secondo l’ex presidente nerazzurro, e la responsabilità ricade su chi comanda.
Moratti: “Da Gravina in giù, tutti devono andarsene”
Il commento di Moratti ai microfoni di TMW è durissimo. “È un disastro, si è avverato tutto quello che si poteva immaginare per scaramanzia”, afferma l’ex numero uno dell’Inter, tracciando una linea netta sulla situazione della Nazionale. Non è una critica passeggera, ma una richiesta di pulizia totale nella struttura federale. “Tutti quelli che sono lì devono pensare che hanno preso responsabilità più grandi di loro, da Gravina in giù. Quando uno non ce la fa, non ce la fa”: il messaggio è inequivocabile.
La ricostruzione della Nazionale richiede qualcosa di radicalmente diverso dall’attuale assetto. Non basta un cambio di allenatore o ritocchi tattici. Moratti sottolinea che serve “qualcosa di molto più profondo, attento, studiato”, una visione che vada oltre l’emergenza del momento. Gattuso potrebbe restare se lo desidera, ma in che ruolo? Su quali fondamenta?

Bastoni e il momento nero della Nazionale italiana
Quale responsabilità ha chi veste la maglia azzurra? Moratti è chiaro: nessuna scusa possibile. I giocatori che non sono stati all’altezza devono accettare le conseguenze senza protestare. “La Nazionale tocca tutti, non c’è da meravigliarsi o offendersi se la gente chiede di farsi da parte, se uno non è stato all’altezza di quello che doveva fare”.
Su Bastoni il giudizio è severo. “È un momento in cui deve farsi benedire, con tutto quello che gli succede”: una frase che sintetizza come il difensore dell’Inter viva una fase estremamente complicata, sia a livello di prestazioni che di pressione esterna. Non c’è pietà nelle parole dell’ex presidente, solo realismo.
L’atmosfera che precedeva la gara in Bosnia era già compromessa. “Le facce lunghe con cui si preparavano la dicevano lunga. Parlavano di clima gioioso, ma non si vedeva”. Questo dettaglio rivela come il problema fosse radicato ben prima del fischio d’inizio, una mancanza di fiducia collettiva che nessun discorso motivazionale poteva risolvere.
Moratti conclude con una critica strutturale al sistema calcistico italiano. “Bisogna mettersi seriamente a pensare a qualcosa di durevole, e nello stesso tempo valutare anche di fare qualcosa di più serio per far crescere i giovani. Tutti lo dicono e nessuno lo fa”. Non è una semplice lamentela, ma l’identificazione di un buco nero nel progetto di sviluppo della Nazionale: la valorizzazione della gioventù italiana rimane una promessa mai mantenuta. La ricostruzione della Nazionale passa da scelte coraggiose e dalla volontà reale di costruire qualcosa di durevole, non da rattoppi emergenziali. Senza questa consapevolezza, l’Italia continuerà a navigare in acque torbide, trascinandosi dietro frustrazioni crescenti e calciatori come quelli dell’Inter costretti a pagare il prezzo di una struttura federale inadeguata.
