Emil Audero non ha, inevitabilmente, ancora superato lo shock di quanto accaduto contro l’Inter. Durante il match, una bomba carta è esplosa molto vicina all’ex nerazzurro e ha fatto vivere momenti di grande preoccupazione. Nonostante tutto quello che era appena successo, il portiere ha continuato in campo con la Cremonese, ma a mente fredda si è inevitabilmente reso conto della gravità dell’accaduto.
Il momento dell’esplosione e il dolore improvviso: parla Audero
Emil Audero ha parlato così di quanto accaduto in Cremonese-Inter a ‘La Gazzetta dello Sport’:
“Quel petardo è stata una martellata nell’orecchio, poi ho sentito un bruciore fortissimo alla gamba. L’adrenalina mi ha fatto continuare, ma poi mi sono accorto che oltre alla gamba ero ferito dentro. Mi chiedevo: ‘Perché sono qui?’.Ho pensato anche: ‘Perché proprio a me? Ero nell’Inter della seconda stella’”.
E poi ancora:
“Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare. Però se non mi fossi spostato, sarebbe potuta finire molto male. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e la schiena è rigida. Farò accertamenti”.

Col passare dei minuti, però, i pensieri sono diventati pesanti tanto che Audero ha rivelato:
“Ho avvertito un senso di vuoto, di delusione e poca voglia di giocare a calcio. Poco più in là e chissà. La mano, il braccio, o anche peggio. Mi chiedevo perché stessi giocando. Una sensazione bruttissima”.
Audero, l’Inter e il calcio
Sull’Inter, Audero ha dichiarato:
“Ho un ottimo rapporto con società e giocatori dell’Inter. Sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Io sono un uomo di campo e volevo proseguire. L’idea di speculare non fa parte di me”.
Ma ha anche aggiunto:
“Il calcio deve trasmettere valori. Divertimento, qualità, impegno e passione. Quello che è successo non è accettabile. Chi fa cose del genere è giusto che venga punito. Severamente”.
Parole che pesano e che riportano il calcio alla sua responsabilità più profonda: tutelare le persone, prima ancora del gioco.