Calcio italiano nella bufera a causa di un emendamento, possibile sanzione da parte della Uefa per i club e per la federazione. L’autonomia della Lega Serie A all’interno della FIGC è un tema molto caro a diversi club italiani e al presidente Lorenzo Casini, nonché oggetto dell’emendamento al decreto Sport che ha la firma del deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, da cui prende il nome. Si tratta di un emendamento che nelle ultime ore sta alzando un polverone causato all’interno di FIGC e UEFA, tanto da portare Ceferin a minacciare le squadre italiane di esclusione dalla competizioni europee. L’obiettivo principale dell’emendamento Mulè è riconoscere una piena autonomia regolamentare, organizzativa e gestionale delle varie leghe, come accade da anni in Inghilterra con Premier League e Football Association. La priorità per quanto riguarda la Serie A la conquista del diritto di un parere vincolante sulle delibere della FIGC che la riguardano: così, il massimo campionato italiano, avrebbe il diritto di veto su questioni direttamente ricollegabili a esso, cosa attualmente impossibile a causa della totale competenza della Federcalcio. La possibilità -da parte dei club – di ricorrere direttamente agli organi della giustizia amministrativa in sede di giurisdizione esclusiva, tuttavia, è stata bocciata. La parte relativa al ad un maggiore peso specifico delle leghe all’interno della FIGC, invece, verrà riformulata: il rischio di un contenzioso con l’UEFA è molto forte.
FIGC, rischio sanzioni per l’emendamento Mulè: arriva la lettera da Uefa e Fifa
Secondo quanto riportato dalla redazione di LaPresse, nelle prossime ore dovrebbe essere votata in aula la nuova versione dell’emendamento Mulè (1-bis). Questo è il nuovo testo dell’emendamento: “Nel rispetto degli statuti delle federazioni di riferimento al fine di garantire una adeguata rappresentanza nei sistemi federali di cui al presente articolo, negli sport a squadre composte da atleti professionisti e con meccanismi di mutualità generale previsti dalla legge, le leghe sportive professionistiche hanno diritto a un’equa rappresentanza negli organi direttivi delle federazioni sportive nazionali di riferimento che tenga conto anche del contributo economico apportato al relativo sistema sportivo“. 
