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Inter, Matthaus: ”Barella come me? Vi dico la mia!”, poi la risposta su Dzeko

I prossimi giorni saranno giorni veramente impegnativi per l’Inter di Simone Inzaghi, considerando il derby di domani e la prima di Champions contro il Bayern di mercoledì.

A tal proposito La Gazzetta dello Sport ha intervistato Lothar Matthaus direttamente da Dubai, dove svolge il ruolo di ambasciatore della Bundesliga.

Sui prossimi impegni di campionato e di Champions:

”Sono giorni bellissimi, invece. È per partite come queste che amiamo il calcio, mi manca giocarle. San Siro, poi, nel derby è unico per questa rivalità che accende la città. La sfida col Milan è la cosa più bella che mi porto dall’Italia, assieme a quella a Napoli contro il mio amico Diego”.

Sui sei derby giocati in passato:

”Ne ho vinti tre, nell’anno dello scudetto col Trap è stato un successo chiave, poi l’anno dopo ho segnato in un 1-3 con doppietta di Serena. Il portiere Pazzagli per poco non mi parò il rigore… Ma quello era un Milan da applaudire, la squadra migliore d’Europa. Li ammiravo davvero, ma non sempre la bellezza è vincente, a volte devi essere compatto per farcela. Noi lo eravamo e avevamo una chiave per batterli: far arrivare la palla da Zenga a Serena nel più breve tempo possibile. Il resto veniva da sè…”.

Su quale possa essere la chiave di adesso:

”Avrei detto Lukaku. Mi ha sorpreso rivederlo a Milano dopo un anno, ma l’atmosfera a Londra si era fatta pesante: troppe chiacchiere uccidono la concentrazione… L’infortunio, però,non ci voleva e allora dico Lautaro: sa come colpire, può dare fastidio al Milan, mi piace perché suda per ogni palla e senza Romelu sa già cosa fare. E mai sottovalutare l’orgoglio di Dzeko”.

Derby Matthaus Barella

Sul confronto tra lui e Barella:

Penso che Jurgen [Klinsmann, ndr] si riferisca allo stile e alla posizione, al lavoro per la squadra. Io sono arrivato a Milano a 27 anni e lui ne ha 25 ora che è alla quarta stagione… Ha tempo di crescere e, se lo farà nella maniera giusta, come ho fatto io, può diventare il migliore in assoluto nel suo ruolo. È per Mancini la base della ricostruzione. C’è una parola italiana che mi piace, ”trascinare”: ecco Barella trascinerà”.

Sul poter trascinare la squadra col Bayern:

”Credo che l’Inter debba credere al secondo posto superando il Barca. Questo Bayern, invece, è una macchina: se Lewandowski riempiva l’area, ora ci sono tanti talenti velocissimi che ci arrivano di slancio. Musiala è eccezionale, Neuer il miglior portiere al mondo e Mané una benedizione: positivo, sorridente, oltre che fortissimo. E pure De Ligt tornerà al top: per me giocava meglio all’Ajax, forse non era facile con Bonucci e Chiellini…”.

Su come impensierire il Bayern:

”La linea difensiva è alta, la puoi attaccare alle spalle in velocità come ha fatto Thuram del Boorussia Monchengladbach. Servirebbe proprio un Lukaku o magari un Leao, il milanista più pericoloso in un derby che sarà molto aperto…”.

Sulla sfida col Bayern nella Uefa 88-89:

La vorrei dimenticare… La corsa di Berti nel 2-0 a Monaco ha fatto storia, ma mi fa più male pensare a quei 7′ a San Siro in cui ne abbiamo presi 3 senza un motivo. Dopo il gol di Serena, il loro portiere, Aumann, aveva i magneti al posto delle mani. Ha fatto la partita della vita”.

Sul possibile ritorno di Gosens in Germania:

”Il problema è che l’Atalanta, con tutto il rispetto per il cammino incredibile fatto in questi anni, non è l’inter: lì non fa le stesse corse e forse è anche meno libero di testa. Ma serve solo tempo. E non credevo molto alle voci sul Bayer Leverkusen”.

Giacomo Pio Impastato