Christian Eriksen, intervistato dal quotidiano danese Jyllands-Posten, ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare la sua avventura all’Inter,
“L’Inter ha fatto di tutto per prendermi”
Christian Eriksen esce allo scoperto e racconta tutte le emozioni e le convinzioni che lo hanno portato a scegliere l’Inter.
L’ex centrocampista del Tottenham ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano danese Jyllands-Posten, mandando segnali d’amore all’Inter e all’Italia, dove si è sentito accolto come se fosse a casa.
Ecco, nel dettaglio, l’intervista:
Nostalgia per il pallone
“Non lo tocco da sette settimane. È la pausa senza calcio più lunga della mia vita. Non sono quasi più irrequieto, ma mi manca totalmente toccare un pallone: giocare a ‘palla sul muro’ con Alfred (il figlio, ndr) non è lo stesso”.
Allenamento in casa
“Ci sono circa 70 metri da un’estremità della cantina all’altra. Posso correre per 35 metri, poi arriva una curva e poi gli ultimi metri. Qui posso correre avanti e indietro”.
Ambientamento a Milano e Quarantena
“Ho preso molte lezioni di italiano, ho giocato con dei Lego e ho parlato al telefono con chi ho potuto. E ho guardato Netflix. Una settimana dopo, Sabrina e Alfred mi hanno raggiunto, dopo 14 giorni di quarantena. È strano che siano qui, perché è un po’ come una vacanza. Ma sai che la vacanza finirà tra due o tre settimane, e ora sono passate sette settimane in cui non tocco il pallone: non ho mai avuto così tanto tempo libero e lontano dal calcio. Una volta siamo andati a fare shopping e all’inizio avevi anche la sensazione che fosse sbagliato uscire.
Non c’è modo di fare nulla, quindi devi davvero tirarti su. In prospettiva non dovremmo lamentarci, per molti è molto più difficile rispetto a quello che passiamo noi. Ma rispetto alla vita di tutti i giorni a cui ci siamo abituati, è molto diverso”.
Addio al Tottenham e scelta dell’Inter
“Mi è sembrata la cosa giusta da fare. Erano molto desiderosi di prendermi, e per uno come me significa molto che un club dimostri quanto mi vuole: avrebbero fatto qualsiasi cosa per prendermi. Alcuni tifosi del Tottenham si sono arrabbiati perché in un’intervista alla BBC ho detto che c’era una maggiore possibilità di vincere qualcosa qui, mal’alto numero di squadre inglesi forti rende solo più difficile vincere in Inghilterra: all’Inter ci sono più possibilità. Al Tottenham ci saranno sempre persone che saranno arrabbiate con me, ma la maggior parte dei tifosi è stata positiva. Mi è piaciuto molto giocare lì: ho incontrato tante brave persone, ho molti bei ricordi. Avrei voluto dire addio in un modo diverso, ma non è così che va nel calcio.
In Italia mi sento molto ben accolto sia dal club, sia dai compagni che dai tifosi. Certo, è tutto diverso: mi dovevo inserire in un gruppo già formato, imparare una nuova lingua e un nuovo stile di gioco”
Infine, il danese aggiunge un particolare sul primo periodo di quarantena a Milano con aneddoto incluso:
“Ho pensato di parlare con Lukaku e Young, che erano anche nuovi all’Inter, per stare con loro, ma avevano anche delle famiglie di cui occuparsi e quindi passare 14 giorni come ospite su un divano sarebbe stato troppo tempo. Quindi sono finito al centro di allenamento del club con uno chef e cinque allenatori che hanno scelto di mettersi in quarantena per proteggere le loro famiglie”.
“Una volta mi ha fermato una pattuglia della Polizia a Milano: con il mio cattivo italiano ho dovuto spiegare cosa stavo andando a fare e mostrare i documenti, dicendo dove stavo andando e cosa avrei dovuto fare”.
