A che serve lamentarsi?

Sono pronto a scommettere che tutti i tifosi nerazzurri, al termine della partita di ieri contro il Cagliari, fossero “risentiti” nei confronti dell’arbitro. Va bene dai, diciamo la maggior parte, ma il concetto è chiaro comunque. C’è però un aspetto che mi sento di sottolineare, in particolare rivolto ad alcuni membri della panchina nerazzurra che hanno circondato il sig. Manganiello a fine partita.

ALIMENTARE UN INCENDIO INDOMABILE

Lo sfogo, tra gli altri, di Antonio Conte e Gabriele Oriali. L’intervista post partita disertata dal tecnico – si dice per motivi di salute – ma anche la reazione di Lautaro Martinez. Tutto questo si può riassumere con una sola, semplice domanda: perchè? O meglio, a che serve?

Sia chiaro, non si sta giustificando l’operato del direttore di gara o biasimando la rabbia (legittima) degli esponenti nerazzurri, anzi. Il punto della questione è un altro e guarda più lontano. A che serve lamentarsi? Non è servito a far cambiare un metro di giudizio rivedivile a Manganiello, vedasi le gestioni dei fischi su Lautaro e Lukaku da un lato e su Simeone e Joao Pedro dall’altro. Non è servito al “Toro” ad evitare espulsione e squalifica, dopo l’ennesima manifestazione di protagonismo dell’arbitro che aveva già la mano sinistra sul “rosso” al momento dell’estrazione del “giallo”, quasi come se lo aspettasse. Non è servito alla figura di Conte, passato in pochi mesi dall’essere il condottiero della cavalcata europea della Nazionale a un “piangina” qualsiasi a cui dovrebbero “comprare Messi, De Bruyne e CR7 affinché smetta di lamentarsi”. Non è servito all’immagine dell’Inter, definita da uno dei maggiori organi di informazione italiana “una specie di reparto di neuropsichiatria” alla faccia della professionalità e imparzialità.

Cosa vuol dire tutto questo? Semplicemente che l’Inter è costantemente sotto la luce dei riflettori, ma nel senso peggiore del termine. Tutti sono in attesa di un passo falso, di un episodio a favore sbattuto in tutte le pagine sportive che però sembrano poi dimenticarsene a parti invertite. Sembra quasi che, in Italia, non si aspetti altro di poter cavalcare l’ennesima onda della “#CrisiInter”, dimenticandosi che la squadra di Conte vanta al momento 8 punti in più rispetto alla passata stagione. Così come ci si dimentica (o forse no?) che un’altra squadra di punti ne ha otto in meno rispetto all’anno scorso.

In definitiva, dispiace. Dispiace che l’informazione sportiva nazionale si sia ridotta a una becera “caccia all’uomo”, che i tesserati di un club vengano presi di mira solo perchè indossano questi piuttosto che quei colori. E allora mi chiedo, nuovamente: per non alimentare ulteriormente una fiamma mai doma, per non permettere a certi soloni di riempirsi la bocca di odio e sarcasmo, per far si che, forse, tutto questo un giorno finisca, a che serve lamentarsi?