Berti: “Barella mi piace davvero ma vorrei anche Chiesa. Conte è un vincente”

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Intervistato ai microfoni di Passionedelcalcio.it, Nicola Berti, ex centrocampista dell’Inter, fa il punto sulla nuova Inter di Antonio Conte parlando anche dei nuovi acquisti.

“Chi è il nuovo Nicola Berti? Nicolò Barella. Mi entusiasma molto”

L’arrivo di Conte la entusiasma? Può ricordarle l’esperienza di Giovanni Trapattoni sulla panchina nerazzurra?
“Sì. I contatti tra i due ci sono. Entrambi hanno un passato alla Juve e sono vincenti. Antonio si è “spurgato” allenando la Nazionale e il Chelsea. Vediamo già i primi risultati dalle amichevoli. La preparazione è stata dura. I giocatori aggrediscono lo spazio, sono propositivi. Ci voleva un cambiamento, un po’ di pulizia finalmente. Mancano solo le punte e poi si parte alla grande”.

E’ contento degli acquisti a centrocampo?
“Molto. Barella mi piace davvero. Vorrei anche Chiesa. Andrà via dalla Fiorentina. Dovrebbe venire all’Inter perché, con Conte in panchina, è la squadra fatta apposta per lui”.

Quanto assomiglia nel modo di giocare al papà Enrico?
“Tanto, ma Federico ha un tiro più potente”.

Catapultiamoci nella prossima stagione. Le tre favorite saranno Juve, Napoli e Inter?
“Il Napoli può far bene perché ha tenuto tutti i pezzi più pregiati. Se noi prendiamo un paio di punte siamo al livello della Juve. Finalmente ci sarà un campionato più avvincente”.

Dopo Nicola Berti il giocatore più simpatico? E il più forte con cui ha giocato?
“Youri Djorkaeff è favoloso ma anche con Ronnie (Ronaldo il Fenomeno) ci si diverte. Il più forte senza dubbio il brasiliano. Quando faceva i suoi numeri in campo ed io ero in panchina davo delle testate pazzesche per applaudirlo”.

E il giocatore nerazzurro con cui ha avuto qualche scaramuccia?
“Ho sempre preso in giro Christian Vieri dicendogli “100 gol con la maglia dell’Inter e non hai mai vinto nulla”. Una volta mi incontrò allo stadio e mi replicò “110 anni di storia dell’Inter e tu sei l’unico che mi sta sul ca…” (ride, ndr)”.

Il gol che ricorda con più trasporto?
“Tutti pensano al famoso gol al Bayern (ndr, era il 23 novembre 1988 nella gara d’andata degli ottavi di Coppa Uefa quando dopo un’azione in contropiede realizza una rete di pregevole fattura battendo Aumann). A me invece piace piuttosto quello del derby in cui Gullit pareggiò (ndr, era l’11 aprile 1993, finì 1-1; se l’Inter avesse vinto avrebbe tenuto aperto il discorso scudetto). La scena del gol dura quattro minuti come una canzone. Rubo palla a Maldini, tunnel a Costacurta che mi atterra. Baresi mi lancia il pallone addosso. Mi arrabbio e vengo ammonito per proteste. Stuzzico a più riprese, annunciando alla difesa del Milan che segnerò. Punizione di Ruben Sosa e gol di testa. Indimenticabile…”.

Quanto è stato importante per la sua carriera Trapattoni?
“E’ stato l’allenatore che ho avuto per più tempo. Potevamo cambiare anche 2-3 mister all’anno. Con lui sono stato invece per tre anni di fila. Era un papà. Una volta ci incrociammo alle 5 del mattino io che ritornavo ad Appiano Gentile dopo una notte di baldoria e lui che usciva per andare a Malpensa perchè voleva andare a vedere una squadra europea che dovevamo incontrare. Mi disse dalla macchina: “Quando torno facciamo i conti” ma poi semplicemente si raccomandava di stare attento perchè Milano era pericolosissima”.

Il coro più bello che le hanno dedicato?
“’Nicola Berti facci un gol…ed è la Nord che te lo chiedeee Nicola Berti facci un gol’”, un coro così per un centrocampista quando dall’altra parte osannavano Marco van Basten dà la cifra dell’amore che nutrivano per me”.

 

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