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L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Sassuolo-Inter e quella sensazione che (non) mancava

La domenica, l’Inter, la trepidazione pre-partita, i nuovi acquisti, la formazione e tanto altro. Ammettiamolo, tutto ciò ci era tremendamente mancato: l’ultima notte era stata quella di assoluta gloria dell’Olimpico, in una sera di fine maggio in cui il mito di “L’ha presa Vecino” ha riportato il Biscione nella grande Europa. L’estate è spesso stata clemente, fra le notizie di mercato quasi sempre rassicuranti (zero cessioni importanti e ottimi acquisti), al netto dei due sogni di centrocampo che hanno illuso la tifoseria. E allora si andrà avanti così e tanti saluti a Vidal e Modric, anche se uno dei due avrebbe fatto comodo.

LA BESTIA NERA

Iniziare il campionato contro il Sassuolo non è proprio una gran botta di fortuna, anche perché c’è un presidente che ha terminato lo spazio sulla sua parete per i quadretti delle vittorie contro l’Inter. Quei due 7-0 nerazzurri di qualche anno fa hanno rappresentato una sorta di chimera, che ha gonfiato di orgoglio i neroverdi che ormai quando vedono l’Inter conoscono solo i tre punti. La banda di Spalletti ci ha messo il suo ieri, con un approccio alla partita degno dei tempi di Gasperini e De Boer, con insicurezza e confusione peraltro immotivate, visto il buon precampionato fatto. Anche Lucianone deve prendersi le sue dirette responsabilità: la conferma di Dalbert sulla fascia sinistra è una sua scommessa, legata a qualche mistero in allenamento che noi non possiamo ovviamente conoscere. Fatto sta che l’ex Nizza continua a regalare prestazioni clamorosamente indecise: cross sballati, contrasti persi e personalità solo nei passaggi all’indietro. I 25 milioni spesi un anno fa per acquistarlo gridano vendetta e sono forse l’unico motivo per cui il tecnico ci sta provando ancora. Ma a tutto c’è un limite…

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CAOS E POCA FANTASIA

Un aspetto emerso in maniera forte durante la partita di ieri è stata la mancanza di raccordo fra i reparti: un caos che è aumentato in maniera esponenziale nel finale di match con tutti i giocatori offensivi inseriti e un insolito Perisic nella posizione di mediano, con annessi errori inevitabili legati al provare ruoli inediti. L’unico giocatore che poteva mettere ordine era Brozovic ma di Epic non c’è stato nulla: Marcelo ieri sembrava la brutta copia vista fino alla primavera della scorsa stagione. Mancava Nainggolan, bloccato come un leone in gabbia nella tribuna del Mapei Stadium e voglioso di tornare già contro il Torino. Mancava sintonia fra Lautaro e Icardi, con il primo continuamente bastonato dalla difesa di De Zerbi e il secondo a secco di palloni giocabili. Mancava soprattutto un centrocampista con visione di gioco e piedi buoni, quel regista rincorso dall’Inter in maniera troppo altisonante e che forse necessitava di un innesto sicuro e di minor rilievo. Non serviva per forza un fenomeno della portata di Modric per sistemare il reparto. Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo un uso opinabile del Var e un campo molto simile a quelli di Prima Categoria, la frittata è fatta.

Ieri è tornata quella agrodolce sensazione domenicale ricca di motivi ricorrenti e certi più delle festività sul calendario: nerazzurro e sofferenza, quasi a volerci ricordare chi siamo. Inter, ci eri mancata. Forse.