RILEGGI Conferenza Spalletti Live: "Vincere il derby per fare la storia"

RILEGGI LIVE Conferenza Spalletti: “Vincere il derby per fare la storia”


Segui con noi la conferenza Spalletti Live. Il tecnico parla alla vigilia del derby Milan-Inter, match valido per la ventisettesima giornata di Serie A. I nerazzurri, quarti in campionato ma ancora in convalescenza, cercano una vittoria per approfittare di Lazio-Juve e Napoli-Roma, estromettendo definitivamente i rossoneri dalla rincorsa alla Champions League.

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Mister, quali sono i mezzi per sistemare gli equilibri e trovare il cambio di passo?

“Gli equilibri li abbiamo, il cambio di passo serve. Abbiamo iniziato alla grande, poi c’è stato un periodo di flessione. Da qui in poi dobbiamo mostrare la faccia cattiva. Il derby non vale solo i tre punti, ma un traguardo. Se riesci a portarlo a casa ti riempie il cuore di gioia”.

Rafinha e Karamoh possono giocare insieme?

“Loro possono sistemarsi insieme, poi spetta a me trovare il giusto equilibrio. Tutti possono giocare con tutti”.

CONFERENZA SPALLETTI LIVE: LE PAROLE ALLA STAMPA

Questa partita rischia di essere un bivio anche dal punto di vista psicologico? Cosa chiede ai suoi?

Bisogna avere il coraggio di tirare fuori la qualità e cercare giocate che possono determinare e decidere la partita. Chiederò di mostrare sempre la faccia tranquilla. Non c’è più tempo per vedere alle prossime partite. Noi, se pensiamo a cosa viene dopo, perdiamo il presente. Questa partita, in questo momento qui, è il nostro futuro. Non possiamo guardare alle prossime partite: se sbagliamo ora non possiamo rimediare”.

Quanti dubbi hai per il prossimo derby? Possibilità di alzare Cancelo e spostare Santon?

I dubbi ci sono sempre fino all’ultimo minuto. Bastano anche piccole infiammazioni per stravolgere tutto, visto lo stress muscolare. Riguardo Cancelo non ho dubbi, parte basso”.

Oggi un altro articolo riguardante l’Inter, stavolta Thohir. I tifosi sono preoccupati.

Non bisogna andare a condizionare in maniera sbagliata il pensiero di tutti quelli che hanno le immagini sul proprio telefono dell’Inter, che hanno una sciarpa o il gadget. E’ assolutamente sbagliato, perché poi quando c’è un po’ di disordine, è più facile rovesciare qualcosa per terra e far sembrare tutto una pattumiera, ma non è così. Qui dentro c’è molto più ordine di quello che credete da fuori, perché ci sono dentro e conosco le situazioni dell’Inter. Siamo una società organizzata che si è creata dei problemi per rientrare nei parametri e rispettare le regole ben precise. Voler far sembrare quello che non è è assolutamente sbagliato, e la società fa bene a difendersi in maniera importante. Questo vuol dire non modificare quel pensiero che hanno le migliaia di persone che hanno segni dell’Inter addosso, che si vedono e non si vedono, perché hanno questa squadra nel cuore. Meritano di vivere questa passione in maniera corretta e visibile. Devono pensare con la loro testa”.

Come vedi Candreva, che hai provato trequartista? Il derby può essere la partita di Karamoh?

“Candreva ha già giocato in passato lì, mi dà le indicazioni giuste che mi permettono di poterlo inserire. Avendo Cancelo dietro, che è predisposto a spingere, butta più dentro Candreva. Tutte le squadre hanno un giocatore che fa tutta la fascia e uno che si accentra per fare volume. La spinta dei terzini permette ai nostri esterni alti di avvicinarsi di più all’area di rigore. Può giocare trequartista. Riguardo Karamoh: il suo obiettivo non è essere il barattolo sul muricino più vicino, ha obiettivi più distanti. Siamo tranquilli sulle sue qualità mentali e atletiche, può essere usato in qualsiasi partita”.

Vincere il derby può dire tagliare fuori il Milan dalla corsa alla Champions?

“Vincerlo è innanzitutto scrivere una pagina della storia del club, una partita che rimane negli occhi di tutti e scatena l’entusiasmo che ci sta dietro. Poi, come abbiamo già accennato, non possiamo attendere il futuro, lo dobbiamo determinare da qui in avanti. Se vogliamo andare in Champions non possiamo avere momenti per bypassare qualcosa alla prossima sfida. Se rimandi, rimani indietro. Bisogna prendersi le responsabilità importanti. Il tempo degli alti e dei bassi, che capitano a tutti e quindi anche a noi, è finito”.

L’Inter è imbattuta negli scontri diretti. Si unisce in questo tipo di partite?

“La squadra riconosce quando c’è un pericolo e deve fare qualcosa in più. Capisce quando deve prendersi le responsabilità, e dovrebbe farlo anche con le squadre meno titolate, probabilmente. Però è involontario che non si riesca. Ieri, ad esempio, con Rafinha parlavo dell’1-1 del Barcellona. Sono sempre tre punti, qualunque sia l’avversario”.

Cosa ne pensa della favola di Gattuso?

Ha dato entusiasmo e carica emotiva ai suoi, ha fatto molto bene. Professionalmente lo conosco poco, ma come uomo sì. Conosco anche il suo secondo, Riccio, che ho allenato nell’Ancona, sono simili, fanno scopa insieme. Un bel modo di vedere, visto il calcio che sta giocando il Milan e i risultati che ha fatto. Gli faccio i miei complimenti”.

Cosa farà la differenza? L’entusiasmo in campo o la tua maggiore esperienza da allenatore?

Quello che diventa fondamentale è non andare in giro per il campo, ma avere una meta da andare a raggiungere. Avere un obiettivo in tutto quello che fai, perché poi si può anche girare e non ascoltare quello che ti raccontano i vari momenti della partita. E’ fondamentale avere una testa pensante in tutti i 90 minuti, perché poi di episodi che la possono determinare ne capiteranno molti, ma l’importante è saperli riconoscere e sfruttarli. Gattuso ha giocato più derby di me, ci sono cose che lui potrebbe insegnare a me, come questo tipo di partite che ha disputato. Io ero scarsino, durante la settimana mi facevano allenare solo martedì e mercoledì, quando si correva e non si parlava di parte tattica. Sta a lui raccontarmi i giovedì e i venerdì”.

I 120 minuti giocati dal Milan possono influire? O la testa non farà sentire la fatica? Si è sentito deluso da qualche calciatore?

Io avrei preferito giocare con il Milan senza la partita di mercoledì. Toglietela e a me fa piacere così. Io la penso così. Credo che la convinzione sia fondamentale, se tieni fuori qualche giocatore lo fai rigiocare, ma non lo puoi rimotivare al punto di farlo reagire al punto giusto in campo. Il periodo fa sentire le fatiche, fa sentire più stanchi. Sarebbe stato meglio non avessero giocato mercoledì, per me. Io non mi sento deluso da nessun calciatore, sono in perfetta sintonia e contento di quello che mi hanno dato. Devo partire con l’idea di riuscire a motivare i miei giocatori. Sono tutti in grado di ascoltare, sta a te capire come proporre il pensiero che vuoi mettere in testa. Io sono bravo solo se faccio il mio lavoro bene secondo loro, non secondo voi. Se gli dai indicazioni giuste, sanno come fare”.

Come stanno Borja Valero e Miranda? Sono pronti per tornare?

“Borja Valero ha una delle infiammazioni di cui parlavamo prima, è uno dei dubbi che ho. Miranda, invece, è recuperato”.

Il procuratore di Kondogbia ha detto che non era da Inter in relazione alle pressioni esterne, dicendo che forse sarebbe stato meglio il Milan.

L’ha detto il suo procuratore? Se fossi io il calciatore cambierei agente. Questo momento non è quello di addentrarsi in particolari così belli per trovare storielle. Se lo vuole portare da qualche altra parte lo può fare, dentro determinate regole”.

E’ il derby che vale una stagione anche qui a Milano e non solo come lo vivono a Roma?

“A volte il derby vale anche più di una stagione. E’ fondamentale che diventi uno spettacolo importantissimo, con l’affluenza del pubblico, delle famiglie, dei bambini. Questa grande passione è uguale in tutti i posti, in tutte le nazioni, in tutte le persone. Non ci sono colori, è una passione comune, servono gli stadi pieni, perché ci si diverte. Milano, in questo senso, può mandare bei messaggi attraverso questo derby. Vedo un rispetto, divertimento e gioie importanti, che prescindono dalla vittoria o dalla sconfitta. Ci vuole soprattutto aggregazione, non disgregazione. Servono divertimento, gioia e partecipazione. I cuori battono anche se non si è allo stadio”.

L’involuzione di Perisic è individuale o legata alle dinamiche di squadra? Come lo ha visto?

Penso che un giocatore non determina mai il risultato di una partita. Ha avuto un periodo di involuzione, ma Ivan è un giocatore forte, che vorrei sempre nelle squadre che allenerò. Domani sera farà vedere che ha rimesso a posto tutto”.

fonte foto: screenshot YouTube

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