Ci si aspettava un mercato scintillante da Suning, ecco il motivo

Suning, le ragioni di un mercato deludente


Il calciomercato è fatto per sognare. L’Inter però non ha mezze misure e passa dalla vagonata di soldi spesi (malissimo) per Gabigol e Joao Mario al mercato low cost con Rafinha e Lisandro Lopez. Ecco perché il tifoso s’interroga sul momento di Suning.

Suning mercato deludente ma anche fair play da rispettare

La Gazzetta dello Sport apre con una valutazione dell’Inter targata Suning che non può prescindere dai
freddi numeri e dal contesto economico e politico.

Gli imprenditori di Nanchino hanno le spalle solide, non sono a rischio né la continuità aziendale
dell’Inter né i progetti di sviluppo sul medio-lungo termine. La holding di Zhang Jindong ha un fatturato di 53 miliardi di euro e la sua branca commerciale ha appena investito 1,2 miliardi per rilevare una quota
di Wanda Commercial, in una vera e propria operazione di salvataggio assieme ad altri colossi cinesi come Tencent, JD.com e Sunac, viste le recenti difficoltà del patron di Wanda, Wang Jianlin.

Insomma, i soldi non sono un problema perla famiglia Zhang che tuttavia ha la necessità di salvare le apparenze in patria, da quando il governo di Xi Jinping ha imposto una stretta agli investimenti «irrazionali» all’estero, tra cui quelli nello sport, per frenare la fuga di capitali e ridimensionare la bolla del debito interno (l’allineamento ai diktat del Partito spiega anche i no ai prestiti dal Jiangsu di Ramires e Teixeira).
Nel frattempo Zhang Jindong è stato eletto delegato della 13a Assemblea nazionale del popolo in Cina, giusto a sottolineare i legami del magnate col governo. E anche l’obbligo di non irritare il grande leader Xi.

Senza considerare il denaro speso per acquistare le vecchie azioni di Thohir e Moratti (128 milioni), dalla fine di giugno 2016 Suning ha cominciato a pompare liquidità nelle casse dell’Inter senza fermarsi, e sotto diverse modalità. Dapprima un aumento di capitale da 142 milioni, quindi una serie di prestiti
le cui ultime tranche sono datate luglio-agosto (81 milioni) e novembre (12) per finanziamenti fruttiferi complessivi da 310 milioni. Parliamo di 452 milioni di equity, e non è finita qui. Nella scorsa stagione sono stati attivati diversi contratti commerciali tra l’Inter e società controllate-correlate di Suning,
tra naming right della Pinetina e academy in Cina: ai 56 milioni iscritti come proventi nel 2016-17 vanno aggiunti i circa 25-30 di quest’anno. Quindi un’ottantina in totale finora (ma gli accordi valgono fino
al 2020). Tra aumenti di capitale, prestiti e sponsorizzazioni l’apporto di Suning nell’Inter ammonta, pertanto, a circa 530 milioni.

Soldi che sono serviti (e che servono) per la gestione dell’Inter, non solo per la campagna acquisti ma per tutte le esigenze di cassa di un club storicamente in rosso. Il mercato di gennaio si è chiuso a zero (a -1 milioni per l’esattezza) conteggiando entrate e uscite in termini di prestiti e stipendi, ma le due stagioni di marca cinese presentano un saldo complessivo negativo per circa 200 milioni, al netto delle cessioni.
Da qui i passi prudenti di Suning, scottata peraltro dalle fallimentari operazioni dell’estate 2016. L’errore, semmai, è stato quello di non aver avvertito per tempo e con chiarezza la tifoseria,
quella che riempie San Siro e va trattata (ma a Nanchino non lo hanno ancora compreso bene) alla stregua degli altri stakeholder. Tutto ciò s’intreccia con i paletti del fair play Uefa.
L’Inter ha l’obbligo del pareggio o di bilancio anche in questa stagione: l’anno scorso le sponsorizzazioni con Suning sono servite anche a centrare il break-even ma i bonus d’ingresso (25 milioni più altri 10 garantiti da un’azienda cinese fuori dal perimetro di Zhang) non ci sono più. Al momento si è in deficit di alcune decine di milioni ed entro il 30 giugno non v’è altra strada che realizzare plusvalenze. Dal primo luglio l’Inter sarà fuori dal settlement agreement ma dovrà sottostare
come tutti i club alle norme generali Uefa: massimo 30 milioni di perdite nell’arco di un triennio. Insomma, i nerazzurri dovranno comunque tendere verso l’autosufficienza.




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