Spalletti commissario in campagna, cosa sogna il mister

Spalletti, un commissario in campagna


Solo i più bravi potrebbero dire di aver già sentito un titolo simile. Ebbene, riprendendo il titolo di un telefilm che va in onda su Rai Due si arriva a pensare a Luciano Spalletti. Un commissario passa da un posto in paradiso, la città, ad uno in campagna, dove mettere ordine tra tanti problemi. Spalletti va via da Roma, dalla Champions, da un telaio perfetto e arriva all’Inter, dove niente è mai scontato e dove l’aria di campagna è pari a quella del trionfo, frizzante, piacevole ma anche fastidiosa se arriva la bufera.

Spalletti, i sogni, i Renminbi e il fair play finanziario

Se danno a Conte 20 milioni a stagione minimo a me comprano Messi“. L’ha pensato eccome il commissario Spalletti, promosso dalla città giallorossa a guidare il gregge che risponde al nome di Inter. Già, pecore, capaci di inanellare risultati positivi lo scorso anno e poi perdersi ritrovandosi in campo senza capo ne coda, perdendo l’Europa League a favore del Milan facendo ben due punti in due mesi.

Darmian, Nainggolan, Strootman, Vidal, Berardi, Di Maria e perché no, anche Messi. Con questa lista Spalletti accetta alla grande il posto richiesto dall’Inter. Alla fine per lui, commissario a Roma, il posto nella Capitale è diventato troppo stretto perché a lui si concede il “privilegio” del pensionamento di San Francesco Totti, icona e divinità giallorossa.

Meglio cercar altri casini da qualche parte e l’Inter in questo contesto è il pianeta perfetto. Appena atterrato in campagna…ops, ad Appiano Gentile, spiegano a Luciano che il mercato inizierà il 1 luglio, prima c’è da sistemare la tassa locale fair play finanziario.

Gli spiegano che mal che va verrà ceduto Ivan Perisic, unico con Icardi a fregiarsi del titolo di top player. Il pastore di Certaldo non ci sta, tiene botta e minaccia, così alla fine Perisic lascia perdere Mourinho e i sogni Manchester United.

Arriva luglio, “Certe cose mi son state promesse dai dirigenti”, dice Luciano, ma di sicuro in nessuna promessa vi è il nome di Dalbert, Karamoh e Vecino. Lui sogna Di Maria, Strootman e Nainggolan, il gap di trenta punti dalla Roma esiste ancora e senza montoni seri il gregge va a farsi benedire.

Ma poi arriva il miracolo, due vittorie in campionato con Fiorentina e Roma. Tre punti con attributi per un gruppo che lo scorso anno aveva dimenticato come si corresse e come si sudasse la maglia, con pecorelle somiglianti a Kondogbia e Gabigol pronte ad andare sempre fuori strada.

Ora viene il bello, al pastore l’ardua sentenza di condurre il suo gruppo verso quell’uscita chiamata “almeno” quarto posto. Lasciamolo lavorare, ci sarà da divertirsi, in attesa che le promesse cinesi regalino qualche sogno concreto.

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