Mancini, l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare

Mancini, l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare

Dopo Juventus-Inter per Roberto Mancini andrebbero bene le parole di Gino Bartali: "l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare" esclamò un giorno Ginettaccio e oggi anche il più ottimista dei tifosi esclamerebbe questo.

Partiamo con ordine, Mancini nel girone di ritorno ha totalizzato 9 punti, meno delle squadre che lottano per retrocedere, Chievo 11 punti, Torino 10, Carpi 10, Verona 10 e già i numeri sono una condanna.
Ma c'è dell'altro, per l'ennesima volta Mancini gioca a specchio contro l'avversario, un segno inconscio di manifesta inferiorità e i primi 5 minuti dimostrano il terrore che persiste nei giocatori dell'Inter, quasi umiliati dalla traversa di Hernanes, uno che, scherzi del destino, oggi servirebbe molto al tecnico nerazzurro.

Ma non finisce qui, ci si sfida con la capolista per un segnale, vincere darebbe una botta d'orgoglio molto importante e che succede? Succede che Felipe Melo e Gary Medel diventano chierichetti sull'altare bianconero, non ringhiano, non creano, non fermano, sono talmente impalpabili che il migliore del reparto è Kondogbia, col giovane francese che poco a poco sta ritrovando fiducia.
Non si salva neanche la difesa, Miranda, corteggiatissimo da tutta Europa, cade sotto la fame da gol di Alvaro Morata, lo stende come fosse un principiante, mentre D'Ambrosio diventa assist-man per Bonucci, così, giusto per rendere la serata tutta bianconera.

Mancini, l'è tutto sbagliato, ma da che punto si riparte? Forse il tifoso si è illuso del girone d'andata quasi vinto, forse pensava ad un miglioramento sotto porta con l'arrivo di Eder, ieri panchinaro per 80 minuti, senza pensare invece al centrocampo, forse realmente l'è tutto da rifare.

Ma non è solo colpa di Mancini, in Serie A non esiste squadra che non abbia un caso settimanale, perfino la Roma si permette il lusso di pensionare Totti e di chiuderla lì, in pochi giorni, l'Inter passa da una perdita nel bilancio di 417 milioni a Thohir che vende, Moratti che torna, offerta incredibile a Simeone, Miranda corteggiatissimo dal Real, Mourinho su Icardi e in tutto questo i giocatori affrontano le sfide decisive con l'umore di chi sta andando ad un funerale mentre bisognerebbe andare in guerra, non solo per orgoglio, ma anche per smentire chi non dà giusto merito ad un ottimo girone d'andata.

L'Inter non era certo tra le favorite, ma questo, spesso viene dimenticato, la classifica recita i reali valori, sta ai nerazzurri tirare fuori gli attributi e arrivare al terzo posto, altrimenti l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare.

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