GdS - Murillo (seconda parte): "Inter, un dovere lottare per lo scudetto"

GdS – Murillo (seconda parte): “Inter, un dovere lottare per lo scudetto”

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La Gazzetta dello Sport ha intervistato Jeison Murillo, difensore centrale dell’Inter, già pupillo dei suoi nuovi tifosi. Dall’intervista, viene fuori un ragazzo di 23 anni molto più maturo rispetto all’età anagrafica, buono e tranquillo fuori, ma educatamente tosto in campo. Uno che in pochi mesi, ha già dimostrato quanto di buono c’è in lui, caratterialmente e tecnicamente.

E’ un’Inter che può essere piena di leader.

Siamo una squadra nuova ma di gente che ha grossa personalità e unione. Se sai di avere al fianco compagni forti, di carattere e grossi fisicamente, che fanno paura, beh allora vieni contagiato e trascinato. E questo succede ad ognuno di noi, a me e a tutti. Questa è l’Inter e questa è anche la sua forza.

La forza di Mancini?

Dà tranquillità, sa guidare la squadra e va seguito: l’esperienza che ha è una garanzia in ogni senso.

Ed è garantito che lei resterà all’Inter? Secondo alcuni rumors, prima il Real, poi Barcellona e Liverpool si sono interessate a lei.

E’ bello che si dicano certe cose. Com’è quella citazione? Nel bene e nel male, basta che se ne parli. Ma io sono un professionista e rispetto la mia camiseta, maglia che indosso, fino all’ultima goccia di sudore.

Si parla di lei come il nuovo Samuel: era soprannominato il Muro, mentre Murillo lo chiamavano la muralla. Ci siamo…

E’ un grande piacere sentirsi accostato a giocatori di valore come lui o Cordoba. Ma è il momento di essere…Murillo.

Che come idolo ha?

Thiago Silva è un riferimento. Cosa penso di avere di lui? Io penso di avere tutto di Murillo. L’altra sera qui a Doha ci siamo incontrati: era già successo, ma mai come in questo caso siamo riusciti a parlare un po’. Mi ha fatto i complimenti per il mio lavoro, mi ha incoraggiato e alla fine ci siamo scambiati la maglia. Bellissimo momento.

Scudetto è una parola bellissima, ma non da pronunciare?

Pronunciare la parola scudetto all’Inter non è un pensiero: è un dovere.

Sarà una lotta Inter-Juventus?

Noi pensiamo a noi e basta.

Il miglior attaccante affrontato?

Quando non stai attento tutti.

Avremmo detto Messi: nell’aprile 2014, Granada-Barcellona, Murillo ammutolì Leo fino a diventare celebrità.

Giocare contro Messi è speciale: lui è uno dei migliori se non il migliore giocatore del mondo. Ma quella volta non fu merito mio ma dell’intera squadra.

A volte nel vostro lavoro capita di essere espulsi.

Tutti sbagliamo ma il mio rosso di Palermo proprio non lo capii. E ci rimasi male perchè non era fallo. Comunque è passata come la sconfitta con la Lazio: andiamo oltre.

Nel futuro quale regola farebbe cambiare al calcio?

Non da difensore ma da giocatore: mi pare che gli arbitri fischino troppo. Uno sfiora col dito un altro, questo si butta per terra e fischiano. Mi pare eccessivo.

Quanti tatuaggi ha?

Quattro, perche?

Se vince lo scudetto, se ne fa un altro?

No no. Se vinciamo festeggio a casa con Samantha, Bella e Dante. Non proprio un Inferno ecco.

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