Stankovic: "Mancini mi convinse nel 2004 del progetto nerazzurro, il Triplete un sogno. Mihajlovic come un fratello, sul mio nuovo ruolo..."

Stankovic: “Mancini mi convinse nel 2004 del progetto nerazzurro, il Triplete un sogno. Mihajlovic come un fratello, sul mio nuovo ruolo…”


Dejan Stankovic, ex bandiera nerazzurra e ora club manager dell’Inter, ha ripercorso la sua carriera all’emittente balcanica BN Televizija: “Sono sempre Deki, lo stesso di quindici anni fa. Ho cambiato solo ciò che doveva essere cambiato in positivo per migliorare. Ripeto sempre che è grazie alla mia famiglia se sono rimasto sempre lo stesso, perché mi sono sposato presto e sono subito divenuto padre. La mia carriera e le mie vittorie sono andate avanti insieme a loro. Sono felice che i miei figli mi abbiano visto e che possano ricordarmi in campo”.

FIGLI SULLE SUE ORME – “Il medio, Philip (13 anni), è portiere nei giovanissimi dell’Inter. Ovviamente non sono stato io a spingerlo a iniziare. Onestamente non so a che livello può arrivare ma per ora l’essenziale è che si diverta. Il più grande dei tre, Stefan (15 anni), gioca nell’Accademia dell’Inter, e poi c’è il piccolo Aleksandar (10 anni). A poco a poco Stefan sta entrando in competizione. Quest’anno i classe 2000 sono i più talentuosi dalla generazione di Balotelli. Sarà dura per lui, ma gli ho detto che è giusto che si misuri con i migliori per capire quanto può valere”.

ARRIVO E VITTORIE ALL’INTER – “Quando dovevo decidere la squadra in cui giocare dopo la Lazio ho scelto l’Inter. Mancini mi ha consigliato di venire a Milano per fare la storia, mentre se fossi andato alla Juve sarei stato uno dei tanti. All’inizio ci sono stati delle difficoltà ma abbiamo creato un ciclo di grandi vittorie durato quattro anni. Il Triplete è stato il coronamento di un sogno: il club rimarrà iscritto con lettere d’oro nella storia del calcio”.

RAPPORTO CON MIHA – “Il calcio è una cosa e la vita privata un’altra. Voglio bene a Sinisa, ha fatto tanto per me. Sarà sempre parte della famiglia, più di un amico, più di un padrino. Tre anni fa, prima di una partita contro la Croazia, gli dissi che avrebbe allenato una grande squadra. Era scritto e così è stato. Per lui la pressione non è un problema, perché è un uomo con le palle. Maggiore è la pressione, meglio lui sa reagire. Ha ottenuto tre vittorie quando aveva su di sé la massima pressione. Siamo nemici per 180 minuti durante l’anno, per il resto siamo amici. E lo saremo per sempre”. 

NUOVO RUOLO IN NERAZZURRO – “Fino ad oggi sono molto soddisfatto di come si sta sviluppando la mia carriera da quando ho smesso di giocare a calcio. Ho lavorato a Udine con Stramaccioni, ora a 37 anni ho avuto la possibilità di tornare all’Inter con un ruolo nel team manageriale. Provo a fare del mio meglio, sperando di soddisfare le aspettative che gli altri hanno su di me e di avere maggiori responsabilità. Sono cresciuto così, concentrandomi sul lavoro e senza aver timore dei miei doveri. L’importante è andare passo dopo passo e restare sempre con i piedi per terra”.

 

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