Gds – Mancini, 50 anni e non sentirli

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Appena arrivai all’Inter la prima volta festeggiai i 40 anni, spero di ripetere gli stessi successi“. Parola di Roberto Mancini, che domani, 27 novembre, taglierà il traguardo del mezzo secolo. Lo farà assistendo i suoi contro il Dnipro dalla tribuna, colpa di una vecchia squalifica rimediata con il Galatasaray. Ma a questo punto, per il Mancio è già ora di tracciare un bilancio della sua vita legata al pallone, una carriera che sembra scandita per decadi, praticamente delle ere nel calcio.

Roberto Mancini nasce a Jesi nel 1964, e all’età di dieci anni passa nel settore giovanile del Bologna. Nell’autobigrafia sul suo sito egli rivela che poteva passare al Milan, ma la società rossonera sbagliò ad inviare il telegramma con la sua convocazione per il provino, che arrivò all’altra società calcistica di Jesi. Quando si dice uno scherzo del destino. Passano altri dieci anni, e nel 1984 Mancini, nel frattempo passato alla Sampdoria, veste per la prima volta l’azzurro in un’amichevole con il Canada, subentrando al posto di Giordano. Lascierà la nazionale nel 1994, poco prima dei Mondiali in USA, quando Zola prenderà il suo posto a partita in corso contro la Germania. E’ con la Samp però che Mancini esplode definitivamente: resterà a Genova per quindici anni, fino al 1997, regalando ai tifosi blucerchiati 4 coppe Italia e soprattutto un leggendario scudetto. Finisce la carriera tra Lazio e Leicester City, ma nel 2001 è già ora di allenare. Prima a Roma, sempre sponda biancoceleste come vice di Eriksson, poi a Firenze, la sua prima esperienza da tecnico.

Nel 2004, arriva infine la chiamata di Moratti. Mancini raccoglie un’Inter a secco di successi da sei anni, e la porta tre volte alla conquista del campionato. Farà lo stesso a Manchester, sponda City, dove una Premier mancava da più di quarant’anni. Gliela riporterà nel 2012, al suo terzo anno, in un finale di stagione al cardiopalma. Dopo i successi inglesi, il Mancio si ritrova in Turchia. La panchina è quella del Galatasaray, che porterà agli ottavi di Champions eliminando la Juventus nel girone. L’esperienza turca però si chiude in fretta, e a novembre 2014 arriva un’altra chiamata. quella in cui Mancini forse sperava di più. Quella di Thohir, nuovo presidente di un’Inter che arranca. E il Mancio, dieci anni dopo, ricomincia dall’Inter. Con qualche capello bianco in più, ma la stessa fame e determinazione che ora sono la nuova speranza del popolo nerazzurro.

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