Cinquant’anni di Klinsmann: il 30 Luglio 1964 nasceva una leggenda nerazzurra

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Quando segnare non è solo un mestiere, ma un’attitudine ben impressa nella struttura del proprio DNA. Quando, sul rettangolo verde, ogni dettaglio appare offuscato, a parte la porta avversaria. Quando il pensiero corre più veloce delle gambe stesse, riuscendo a far sembrare semplice ciò che semplice non è. Tutte caratteristiche che si condensano nella naturale inclinazione al gol e nell’infinita classe di Jurgen Klinsmann.

Un predatore d’area di rigore, pronto a sfruttare il più piccolo errore per involarsi verso il malcapitato portiere di turno. Un rapace nell’individuare un qualsiasi pallone giocabile, avventandosi immediatamente su di esso. Insomma, un’arma letale per la propria squadra, un incubo per gli altri. Il biondo attaccante ex Inter nasceva esattamente cinquant’anni fa, il 30 Luglio 1964, una data come un’altra con la quale è cominciata una leggenda.

La chiamavano “l’Inter dei tedeschi”. Klinsmann arrivò alla corte di Giovanni Trapattoni per rinforzare una rosa che, durante la stagione 1988/89, era riuscita a vincere il tricolore e ad abbattere ogni record, collezionando 58 punti sui 68 disponibili. Il giocatore originario di Goppingen trovò a Milano due sue connazionali, Lothar Matthaus e Andreas Brehme, formando con essi un invidiabile trio di origini teutoniche. L’attaccante, al primo anno con la maglia nerazzurra, vinse soltanto una Supercoppa Italiana, laureandosi, però, in estate campione del mondo con la sua Germania. Al secondo tentativo, l’Inter arrivò seconda in campionato e conquistò la Coppa Uefa, dopo un doppio confronto tutto italiano contro la Roma e deciso, all’andata, dalle reti di Matthaus e Berti.

Con la Beneamata 123 presenze e 40 reti che, prese una ad una, ne illustrano in modo dettagliato l’ampio repertorio. La sua essenza di uomo d’area di rigore è ravvisabile in un’Inter-Spezia di Coppa Italia, quando è pronto, di destro, ad impattare su un cross di Brehme. Contro il Cagliari, invece, approfittando di uno svarione difensivo, riesce a ruotare su se stesso e ad infilare il portiere avversario con estrema freddezza. La velocità, grazie alla quale, sugli sviluppi di un lancio lungo, si incunea tra due difensori dell’Aston Villa durante un match di Coppa Uefa. L’imperioso stacco di testa, come dimostra il gol realizzato contro il Bologna (2-2 il risultato finale ndr) e la facilità nel dribbling, con il quale ubriaca il portiere del Genoa il 6 Gennaio 1991. Infine, le capacità balistiche ed acrobatiche, che si riassumono in una rete di rara bellezza contro l’Atalanta: sul cross di Serena, Klinsmann si esibisce in una splendida rovesciata da posizione defilata, non lasciando scampo al portiere. Un gol che rimarrà tra i ricordi più belli della sua avventura nerazzura ed un fotogrmma da guardare e riguardare senza mai stancarsi.

Un augurio speciale a Jurgen Klinsmann: un nome scolpito nella storia dell’Inter, un idolo per tanti tifosi e appassionati di calcio, un uomo che tende naturalmente ed irrimediabilmente verso il gol.

 

 

 

 

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