Samuel: “Giusto lasciare ora, sono stati nove anni indimenticabili. Gli avversari avevano paura e non dimenticherò mai…”

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In un’intervista rilasciata ai microfoni di Andrea Sorrentino per La Repubblica, Walter Samuel ha tracciato un bilancio della sua avventura in maglia nerazzurra. Ecco le parole del “muro” argentino:

“Ho trascorso nove indimenticabili anni all’Inter. Col passare del tempo vedevo che negli occhi degli avversari cresceva il rispetto, il timore, perché arrivavamo noi. Che orgoglio. E le vittorie, tutte, di una squadra matta, ogni partita sempre aperta fino all’ultimo: mai stati capaci di chiuderne davvero una. E l’atmosfera di San Siro non me la scorderò finché campo. È stato bello anche finire adesso, nel momento giusto”.

Non è un po’ triste, caro “The Wall”, ora che il sipario è calato sull’Inter argentina?

“Ma no, solo molta emozione. Prima di Inter-Lazio l’ho sentita. Si è chiusa una parentesi di vita. Da mesi dicevo ai compagni e al mister che volevo lasciare l’Inter in Europa: vado via felice. È anche giusto che il nuovo presidente porti idee nuove, manager e giocatori nuovi: fa bene”.

Cosa le mancherà?

“La famiglia della Pinetina. E il rito del mate, che per noi argentini è un momento di condivisione: io ho sempre preparato l’infuso, sono il “cebador”, fin da ragazzo è la mia specialità e i compagni mi hanno preso per il loro cameriere… Ma mi piace così. È stata una grande storia di vita ed è durata tanto, forse siamo stati qui troppo, almeno per le abitudini dei calciatori. Lascio una squadra solida in difesa: Rolando, Juan Jesus e Ranocchia sono bravissimi, Vidic anche”.

Perché lei è stato un grande difensore?

“Ho sempre odiato prendere gol, anche in allenamento. Mai abituato all’idea, non ci riesco. Detesto vedere la palla che entra nella mia porta. Me lo ha insegnato Carlos Bianchi, il mio primo maestro. Poi Marcelo Bielsa, che ci allenava sui movimenti difensivi come nessuno”.

Anche per questo cercava di timbrare le caviglie del centravanti dopo tre minuti?

“So che ho questa fama, ma giuro che era casuale. Magari negli ultimi tempi, da vecchietto, arrivavo un po’ più tardi e facevo fallo”.

La sua migliore partita in carriera?

“A Barcellona, semifinale Champions 2010: meglio della finale”.

Perché in serie A da tempo non si difende bene?

“Anche le piccole vogliono attaccare e si sbilanciano, per i difensori è dura”.

Non le pare che ormai tutti guardino la zona e la palla, ma non più l’avversario?

“Sì, bisogna fare attenzione. Se guardi la palla perdi di vista il centravanti e addio, è capitato anche a me con Denis e ho sbagliato. In area si marca a uomo e basta. Perché la palla non entra mica in porta da sola”.

I migliori del mondo, oggi?

“Godin dell’Atletico e Pepe del Real”.

Il migliore che ha visto coi suoi occhi?

“Paolo Maldini. Impressionante, in tutti i ruoli difensivi. E veloce come un ragazzino anche da anziano. Era proprio bello da veder giocare, Paolo”.

Da oggi cosa farà Walter Samuel?

“Vorrei giocare un altro anno, anche non in Italia, perché mi sento bene. Poi capire se posso diventare un allenatore, iniziando dai ragazzini. Modulo preferito il 4-2-3-1, con le ali e il gioco rapido. Odio prendere gol, ma mi è sempre piaciuto vederli segnare. Dalla mia squadra, però”.

 

 

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