Stankovic: "L'Inter è un pezzo del mio cuore, Kovacic può essere il mio erede. Zanetti? È unico, i suoi discorsi..."

Stankovic: “L’Inter è un pezzo del mio cuore, Kovacic può essere il mio erede. Zanetti? È unico, i suoi discorsi…”

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Le sue due ex squadre italiane in campo per l’Europa, nel giorno dell’ultimo apparizione a San Siro di un compagno leggendario come Javier Zanetti. Dejan Stankovic sarà presente allo stadio “Giuseppe Meazza” per assistere all’anticipo tra Inter e Lazio e, soprattutto, “per stringere la mano a un capitano immenso”. Di questo e di tanto altro ha parlato il “Drago” ai microfoni di calciomercato.com:

Cosa ricordo di Zanetti?

“Tante cose, è stato un esempio per tutti, per la dedizione al lavoro, l’attaccamento alla maglia, l’amore per l’Inter disinteressato, umile, nonostante la sua grandezza. Mai un conflitto, mai una parola fuori posto, mai un litigio: con lui conservo un rapporto ottimo, c’è stima e rispetto, abbiamo giocato assieme per 10 anni e sabato andrò a stringere con grande piacere la mano a un uomo magnifico”.

Ma chi è stato Zanetti per Stankovic?

“Pupi è unico, mi vengono in mente soprattutto i momenti di difficoltà, i suoi discorsi ci caricavano e noi eravamo pronti per un’altra battaglia. Pescava il momento giusto, con le parole giuste ci rassicurava e il suo sorriso era contagioso. Io mi ricordo di lui come mi ricordo di un pc che lavora: lo accendi alle 7 e si spegne alle 21, mai un segno di cedimento, un trascinatore”.

Il suo ricordo più bello?

“Quello che ha alzato la Champions a Madrid. Abbiamo giocato tanti anni insieme, abbiamo combattuto fianco a fianco tante battaglie, ma la partita con il Bayern è stata bellissima. Se non vinci la Champions, sei un incompiuto. Ricordo tutto, anche quello che è successo prima: abbiamo cominciato a parlare di quella gara appena dopo il Barca. Lui ci preparava, assieme a Josè (Mourinho, ndr) in maniera impeccabile. Avremo fatto 1000 riunioni, tutto era perfetto e lui ci parlava convincendoci che avremmo vinto. Solo se credi nelle tue possibilità porti via la coppa e così è stato. Un supporto per tutti, in quel periodo mi ha davvero impressionato”.

Le manca il calcio?

“Non tanto, ho giocato e vinto, mi sono tolto parecchie soddisfazioni. Mi manca il calcio dei gesti semplici, quello dei ritiri, delle trasferte, dei compagni e degli scherzi. Io potevo anche continuare, ma mi sono detto che questo era il momento migliore per smettere di giocare; avrei lasciato un ottimo ricordo e sono molto felice della mia carriera. Avevo questo problema con il tendine di Achille e fare un anno così non sarebbe stato bello. Ora mi godo la famiglia e mia moglie, ma presto entro nel calcio, nel mondo che mi ha dato tanto. Non voglio intraprendere altre strade, io sono un uomo di calcio”.

Venendo alla partita: Inter-Lazio, che si aspetta?

“Una partita bellissima, per tutta la cornice e per il fatto che le squadre hanno un’ambizione decisa: andare in Europa League. I nerazzurri sono in vantaggio, partono favoriti e se non centrano l’obiettivo falliscono. Non oso immaginare un altro anno senza Europa… La Lazio invece non ha quest’obbligo, va in trasferta ad affrontare una squadra che vuole riscattarsi e che ha perso il derby, che saluta il suo capitano. Non sarà facile”.

Che effetto le fa l’Inter senza Moratti?

“E’ strano. Io ho avuto modo di conoscere il presidente, un uomo speciale che ringrazierò sempre per avermi dato questa opportunità, difendere i colori nerazzurri è stato il massimo. E’ un tifoso come me, ci mette la faccia e vive di passioni. Thohir sembra stia facendo bene, l’ho conosciuto, mi ha invitato ad assistere a delle gare, ma è presto per esprimere giudizi. So che sta lavorando bene, Moratti gli dà una mano, ma ci vuole tempo”.

Cosa significa l’Inter per Stankovic?

“Significa un pezzo del mio cuore. Ho scelto l’Inter perché volevo vincere la sfida e l’ho vinta. Ci credevo e volevo vincere tanto con quella maglia, ci sono riuscito. Ho giocato nella squadra più forte del mondo, che orgoglio! Amo la maglia e qualcuno dovrebbe darsi un pizzicotto sulla pelle quando la indossa e dirsi: “Ma ho idea del peso?” Bisognerebbe svegliarsi a volte e onorare l’Inter”.

Il suo erede?

“Credo Kovacic. Anche se gioca in un ruolo diverso da me, è uno che ha sofferto e che sa lottare, un ragazzo d’oro che vuole bene alla squadra. La numero 10 è pesante, è un carico difficile da sopportare”.

 

 

 

 

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