Schelotto: "L'Inter è un sogno, vorrei diventare come Zanetti. A Siena non è andata bene perchè..."

Schelotto: “L’Inter è un sogno, vorrei diventare come Zanetti. A Siena non è andata bene perchè…”


Schelotto allenamentoOspite della diciottesima puntata di “Drive Inter”, programma in onda su Inter Channel, Ezequiel Schelotto si è confessato al microfono di Nagaja Beccalossi. Ecco le sue parole:

Chi é il tuo idolo?

“Per fortuna adesso é diventato mio compagno di squadra (sorride, ndr). Ho sempre detto Zanetti, non solo per quello che fa in campo e per i trofei che ha vinto, ma anche per quello che fa fuori dal terreno di gioco. Aiuta tante persone e per me é un esempio. Spero un giorno di poter fare quello che ha fatto lui. Ho 23 anni, devo imparare e dimostrare ancora tanto. Essere all’Inter, al fianco del mio idolo e di tanti altri campioni, per me è un sogno diventato realtá. Ringrazio mister, Presidente e societâ per la fiducia che mi hanno dato”.

Come hai vissuto la trattativa tra Inter e Atalanta?

“Non sono stati giorni facili, anche perchè da un lato c’erano i tifosi dell’Atalanta, che speravano restassi a Bergamo, dall’altro c’era la mia volontá di approdare in un club importante come l’Inter. É stato un mese particolare per me. L’Atalanta mi voleva proteggere, quindi nn giocavo e mi allenavo soltanto. È stato difficile, ma quando si è avvicinato il 31 gennaio, sono diventato più fiducioso, anche perché i miei procuratori continuavano a dirmi che dovevo avere pazienza”.

Quando hai iniziato a giocare a calcio?

“Ero molto piccolo, avevo 6 anni quando i miei genitori mi hanno portato al Velez. Poi a 13-14 anni sono passato al Banfield, la squadra in cui hanno giocato Zanetti e Cruz. Lì ho trascorso 5 anni e sono cresciuto molto professionalmente. Quindi ho fatto una scelta importante: ho deciso di lasciare l’Argentina e venire in Italia, al Cesena. Appena atterrato ho detto a mio padre che non sarei più tornato in Argentina. In Romagna ho lasciato tanti amici, quelli che hanno agevolato il mio ambientamento, insegnandomi l’italiano. Anche a Catania mi sono sentito a casa perchè c’erano quindici argentini in rosa, oltre all’allenatore (Simeone, ndr). Ho vissuto sei mesi fantastici prima di trasferirmi all’Atalanta, la squadra che mi ha fatto fare il salto definitivo dal punto di vista calcistico”.

Che emozioni hai provato poi quando hai potuto indossare per la prima volta la maglia dell’Inter?

“L’esordio non è stato molto positivo. Ho pagato il fatto di non essere al meglio dal punto di vista fisico e l’emozione ha fatto il resto. Sapevo di non essere al 100% ma la voglia di giocare era troppa. A San Siro è andata meglio, non vedevo l’ora di entrare e quando ho toccato il primo ho provato una sensazione che non dimenticherò mai. Spero di rimanere qui a lungo e di riuscire a dimostrare il mio valore”.

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