Inter d'amore e di libertà

Inter d’amore e di libertà


“Gli uomini si dividono in uomini d’amore e uomini di libertà”. Così parlò Bellavista. Così scriveva Luciano De Crescenzo, una delle menti più brillanti della Napoli del novecento, in quella che è la sua opera più nota. Per il professor Bellavista era una distinzione esaustiva: i primi preferiscono vivere abbracciati l’uno con l’altro, gli altri preferiscono vivere da soli per non essere scocciati. Abitudini e passioni inconciliabili, come quelle del protagonista, napoletano dai ritmi lenti e con l’animo da sognatore, e Cazzaniga, dirigente milanese efficiente e cinico. Napoli ed Inter traslano all’interno dell’ambito sportivo questa eterogeneità culturale. A Bellavista e Cazzaniga era servito un incontro in ascensore per capire che l’apparentemente irreversibile diversità era in realtà mitigata da tante piccole affinità, ad azzurri e nerazzurri è bastato il terreno di gioco di San Siro.

Troppo limitate per ambire al ruolo di anti-juve, troppo talentuose per non ergersi al di sopra di tutte le inseguitrici. Entrambe ben allenate, entrambe troppo dipendenti dai pur fenomenali reparti offensivi. Quando in campo scendono due compagini che fanno del bel gioco una pericolosa controindicazione, il risultato non può che essere una partita brutta e noiosa. A prevalere è l’Inter, guidata da un Cambiasso nelle vesti di libero vecchio stampo. La squadra nerazzurra è un riuscitissima alchimia di uomini d’amore e uomini di libertà. Ranocchia e Juan Jesus vivono novanta minuti abbracciati a Cavani, che preferirebbe la libertà al loro stringente amore.

Non è da meno Gargano, core ’ngrato, che ha almeno una valida giustificazione per avvinghiare Hamsik, parente serpente. Gli uomini d’amore non hanno bisogno di spazio, gli uomini di libertà sì. L’undici napoletano sposa pienamente la tesi del pensatore “di casa” e lascia a Guarin chilometri di spazio per mettere in rete dopo soli sette minuti. Milito è diverso. E’ un principe alla costante ricerca della terra su cui regnare, un vecchio sovvertitore che si libera in un attimo dei propri oppositori dopo aver passato minuti a illuderli che tra loro ci sia un patto di non belligeranza. I due marcatori sudamericani non sono gli unici uomini di libertà in campo. L’arbitro Rizzoli si diletta a dispensare libertà: a Pandev quella di concludere in fuorigioco, a Behrami quella di randellare senza pietà con un cartellino giallo già a carico.

Ma non basta. Il controsorpasso è servito. In classifica si è (quasi) sempre meridionali di qualcuno, tanto per parafrasare lo stesso De Crescenzo, che una volta ha raccontato di aver pianto per la prima volta assistendo da bambino a un Napoli-Ambrosiana. Ci dispiace se le abbiamo dato ancora un dispiacere, maestro. Ma lei è un uomo d’amore, capirà.

Non siamo anti-Juve ma possiamo lottare con tutti. Così parlò Stramaccioni.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)




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