Un viaggio controverso

Un viaggio controverso


L’esordio in Europa League ha il sapore del viaggio alla ricerca di avventura in zone incontaminate. Parti colmo di entusiasmo, dopo un po’ ti ricordi che quando in passato avevi fatto qualcosa di simile non ti era piaciuto poi tanto, alla fine del viaggio concludi che le grandi città del mondo saranno anche troppo contaminate, ma sono comode e belle.

Il logico proposito che scaturisce è quello di volerci tornare e di abbandonare una volta per tutte le vacanze alternative, neanche tanto “low cost”. Succede soprattutto quando scegli compagni di viaggio, per motivi diversi, inadatti. Gente come Jonathan, a cui tutto sommato un biglietto di sola andata verso il sud del mondo lo regalerebbero tutti più che volentieri. O gente come Samuel, troppo in là con gli anni per fare baldoria durante la settimana, dimora temporale dei giovani.

L’Europa League è la competizione delle contraddizioni e Inter-Rubin Kazan ne è un manifesto ideologico: l’Inter è disastrosa nel primo tempo e riesce a trovare comunque il pari, dominante nel secondo e riesce a stento a trovare il pari, Livaja sbaglia i gol facili e segna quelli difficili, Ranocchia è il migliore in campo ma arranca in occasione della seconda rete russa, Milito crossa in area per Nagatomo che insacca.

Non è facile neanche gestirla una gara del genere, soprattutto per l’allenatore di una squadra che è ancora troppo distante dall’essere completa. Stramaccioni presenta una formazione sperimentale, anche troppo, per ottemperare a bisogni che faticano a convergere: far rifiatare chi ha giocato troppo, mettere minuti nelle gambe di chi ha giocato poco, tutelarsi in vista della gara col Siena, contro cui si potrebbe finalmente spezzare la maledizione che tale non è. Perché se a San Siro ancora non si è vinto non è per colpa di sfortunate coincidenze astrali, ma solo per l’incapacità di una squadra, ancora troppo poco rodata, di fare la partita dal primo all’ultimo minuto.

Quel che lascia la partita col Rubin è solo un ammasso di sensazioni. Positive o negative, poco importa. L’unica che conta è la percezione che fra qualche mese questo inizio di stagione, tutt’altro che negativo, sarà solo lo sbiadito ricordo di un’Inter che non ci sarà più. Solo allora potremo fissare obiettivi e avanzare giudizi. Per ora ci limitiamo a goderci il viaggio. Non saremo a Madrid o a Parigi, ma vale sempre la pena approfittarne.

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)




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