Il piacere vano delle illusioni

Il piacere vano delle illusioni


 

Ci eravamo illusi. Dopo le vittorie contro Bologna e CSKA Mosca eravamo convinti che il peggio fosse ormai alle spalle, che non avremmo più vissuto l’incubo di una squadra spenta, smarrita, che non ha più niente di importante da dire, che non ha più emozioni da regalare. Tutti pensavano che con la cacciata di Gasperini sarebbero magicamente scomparsi anche i fantasmi di una stagione da dimenticare. Era diffusa la convinzione che “normalizzare” l’Inter sarebbe bastato per tornare quelli di un tempo.

Ci eravamo illusi che la disfatta interna contro il Napoli fosse soltanto un episodio isolato, ascrivibile più alle manie di protagonismo di Rocchi che a reali demeriti della squadra. In fondo, fino all’espulsione di Obi, l’Inter era sembrata addirittura più in palla di un avversario che, appena due settimane prima, era riuscito ad annichilire il Milan, impressionando per aggressività e ritmi di gioco.

Ci eravamo illusi dopo il primo tempo di Catania, che sembrava poterci restituire un’Inter vincente. Ma, nei secondi 45 minuti, ecco riaffiorare i problemi e i dubbi di inizio stagione: squadra vecchia, logora, incapace di reagire. Crollano così le illusioni e si fa largo la paura che neanche il “re degli aggiustatori” possa fare qualcosa per raddrizzare la stagione. Questa volta non serve aggrapparsi all’ennesimo torto arbitrale: bisogna ricominciare, lasciando da parte le velleità e facendo maturare la consapevolezza che il vero obiettivo consiste nel limitare i danni, aspettando tempi migliori.

E’ proprio questo che l’Inter fa a Lille, dove si vede finalmente una squadra attenta, concentrata, capace di soffrire e di restare compatta per tutti i 90 minuti. Non a caso la vittoria finale è figlia dello spirito di sacrificio che era mancato nelle precedenti apparizioni: solo così i nerazzurri possono accorciare il periodo di convalescenza e uscire indenni dal tunnel. Questa volta però non vogliamo correre il rischio di illuderci: come ha spiegato il mister, “una rondine non fa primavera” (tradotto: “c’è ancora tanto da lavorare”).

Insomma, per “aggiustare” c’è tempo, ma con il Chievo è bene che le illusioni inizino a lasciare spazio alle conferme.

 

Alessandro Suardelli

 

 

 

 

 

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