Che la stagione appena conclusa sarebbe stata l’ultima di Lucio con la maglia della Beneamata era notizia ormai nota; pensare, però, che il centrale brasiliano potesse proseguire la sua avventura nel campionato italiano con addosso colori diversi da quelli nerazzurri era al di fuori di ogni logica.

Invece, neanche il tempo di svuotare l’armadietto di Appiano, che su Lucio è piombato come un avvoltoio Marotta, pronto a offrire al giocatore quell’ingaggio che l’Inter non era più in grado di garantirgli. Niente di clamoroso, se non fosse che l’ex Bayern si è mostrato tutt’altro che insensibile al corteggiamento dell’odiato nemico.

Un duro colpo al cuore sempre più fragile dei tifosi nerazzurri che, neanche nel peggiore degli incubi, avrebbero voluto vedere impresso sul petto di uno degli eroi del Triplete quel “30 sul campo” che è un oltraggio all’intelligenza di ogni individuo pensante.

Un tradimento che rende ancora più triste l’epilogo di un campione che ha scritto la storia nerazzurra e che, grazie alle tante battaglie vinte – in questo caso sì – sul campo, si era garantito un posto di rilievo nel cuore di tutti gli interisti.

Non sarebbe bastata una stagione storta per intaccare il ricordo delle sue gesta: niente avrebbe cancellato l’immagine di un guerriero che, con la preziosa e indispensabile collaborazione di Walter Samuel, era riuscito a mettere la museruola a talenti del calibro di Messi, Drogba e Ibrahimovic, trascinando l’Inter sul tetto d’Italia, d’Europa e del Mondo.

Niente sarebbe riuscito a oscurare prestazioni stoiche, come quella di Kiev (quando lottò, solo contro tutti, mentre i compagni tentavano la rimonta impossibile) o del Camp Nou (quando era lui a rendere impossibile la rimonta per gli avversari).

Niente, se non quella maglietta. Una nota stonata su una melodia quasi perfetta.

 

Alessandro Suardelli