EDITORIALE - Antonio Conte e il limite dell'idea fissa

EDITORIALE – Antonio Conte e il limite dell’idea fissa

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Roma – Inter. Minuto 82: D’Ambrosio prende il posto di Bastoni. L’Inter cambia assetto. La partita cambia volto. Quella che sembrava una squadra destinata alla resa trova la forza per pareggiare e spingere alla ricerca di una vittoria che qualche minuto prima sarebbe stata utopia.

Conte non ha mai utilizzato la difesa a quattro dal 1′ minuto in stagione

Con quella mossa a 8′ dal termine, Antonio Conte rinuncia ai 3 difensori centrali, passa alla difesa a quattro e cambia volto all’Inter. Finalmente aggiungerebbe qualcuno. Fino a quel momento infatti la Roma ha dominato in mezzo al campo con Mkhitaryan bravissimo a muoversi tra le linee e tre centrali impegnati a marcare il solo Dzeko.

Una superiorità giallo rossa che si manifesta anche sull’esterno dove Candreva e Young soffrono il due contro uno. Una superiorità che diventa difficoltà con il cambio d’assetto e la doppia spinta a destra di Moses e D’Ambrosio.

Coincidenze? Io non credo, direbbe qualcuno. Perché la Roma vista fino a quel momento sembrava in pieno possesso della gara. Perché l’Inter vista fino a quel momento sembrava aver mollato.

Da lì in poi, Skriniar e de Vrij rimasti centrali, bastano a fronteggiare Dzeko. Pellegrini non sembra avere la gamba per rincorrere Barella e Biraghi. Spinazzola è costretto agli straordinari sulla fascia.

Finita qui? Macché. Veretout è costretto a raddoppiare sull’esterno e arrivare sulla seconda palla per Eriksen e Brozovic diventa più semplice. Tradotto: via libera a qualità e pericolosità continua.

Ci si chiede adesso cosa sarebbe successo se si fosse optato prima per questa opzione. Se l’opzione fosse realmente presa in considerazione da Conte.

Ci si chiede, se l’ostinazione di continuare sempre e comunque con lo stesso assetto, a prescindere dall’avversario, non sia più un limite che un punto di forza di questa squadra.

Nessuno si sognerebbe di chiedere a Conte di cambiare idea, anche perché i cambi di cui si parla son frutto del suo intuito, ma semplicemente di averne una in più da utilizzare. Magari un po’ prima e in relazione alla situazione.

In fondo, come recitava quel famoso spot pubblicitario: “Two gust is megl che one”. O no?

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