Cordoba: "Avevo una promessa con Moratti, il Real mi cercò due volte"

Cordoba: “Conte? Difficile da accettare all’inizio, ma sta dando quella fiducia che prima non c’era”

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Dopo l’intervista di alcuni giorni fa, Ivan Ramiro Cordoba è tornato a parlare della sua esperienza nerazzurra in una diretta Instagram con la Gazzetta dello Sport.

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Quella di Ivan Ramiro Cordoba è stata una carriera a tinte nerazzurre, compresa quella più recente che l’ha visto nei panni del dirigente. La fiducia che la società ha riposto nel colombiano è stata sempre ripagata, e per questi colori Cordoba ha rifiutato anche offerte importanti: Il Real mi cercò due volte, prima e durante l’esperienza all’Inter. La seconda quando arrivò Cambiasso. Gli dissi di no perché avevo fatto una promessa a Moratti.

Cordoba da vero nerazzurro continua a seguire l’Inter, e ha così commentato l’arrivo di Conte sulla panchina nerazzurra: “Prima che arrivasse la pensavo come tutti i tifosi dell’Inter: per noi era qualcosa di difficile da accettare perché è come una bandiera nerazzurra che va alla Juve. Il lavoro, i risultati, il modo di gestire la squadra, di difendere questi colori, stanno dando quella fiducia che prima non c’era. Lui come allenatore è molto forte, lo aveva già dimostrato; noi volevamo uno così, con una mentalità vincente”.

I risultati però sono stati tangibili fin da subito, e il parere su questa stagione non può che essere positivo. Tornando al passato il difensore è tornato sugli allenatori che più hanno segnato la sua carriera: “Io sono molto legato al mio formatore. Se non fosse stato per lui e per i miei genitori, non avrei acquisito quella mentalità da testardo che mi ha permesso di giocare da centrale, anche se mi dicevano che non potevo farlo perché ero basso. All’Inter ne ho avuti tanti, non voglio nominare uno piuttosto che un altro: dico solo che ognuno di loro ha fatto il massimo per la squadra. E’ indiscutibile che il periodo iniziato con Mancini e finito con Mourinho è stato fantastico, questi due tecnici mi hanno dato tantissimi in quei sei anni”.

Oltre l’Inter, c’è la Colombia nel cuore di Cordoba ma il numero sulla maglia è sempre stato il medesimo: “La numero 2 della Colombia dopo la morte di Escobar me la tengo stretta, poi quella della finale della Copa America. Anche la due dell’Inter perché quando arrivai all’Inter avevo la 21: Panucci mi disse, prima di andare, ‘vai dai magazzinieri e dì che la vuoi tu la 2 l’anno prossimo‘. Vi racconto un aneddoto: c’era un magazziniere del Milan che un giorno mi ha dato la maglia di Escobar della finale di Coppa Intercontinentale, mi disse che la meritavo io. Io l’ho presa, ho chiamato i genitori di Escobar dicendo loro che era giusto l’avessero loro. Mi risposero: ‘No, Ivan, noi siamo tranquilli se ce l’hai tu”.

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