SpazioInter's Stories - Emre Belözoglu, pura magia dal Bosforo

SpazioInter’s Stories – Emre Belözoglu, pura magia dal Bosforo


La zanzara è uno degli animali più fastidiosi che ci siano, inutile negarlo. In molti ci chiediamo: ma come diavolo sono arrivate da noi? Be’, alcuni dicono si siano presentate per la prima volta nel 1990, in un deposito di pneumatici usati a Genova; altri dicono dalla vicina Albania, dove si sono stanziate a partire dal 1975. Una cosa è certa: tutti le odiano. Per quattro anni, però, a Milano c’è chi una zanzara l’ha adorata: era diversa dalle altre, non arrivava da foreste tropicali, bensì dal confine tra Europa ed Asia. Il suo nome è Emre, Emre Belözoglu.

NATO AL CONFINE, AGISCE AL CONFINE

La legge del contrappasso: principio che regola la pena mediante il contrario di una colpa o per analogia ad essa. Un po’ quello che succede al nostro protagonista, ma senza reati, pene e colpevoli: nasce nella città del confine, viene destinato a giocare al confine. Nasce tra Asia ed Europa, gioca tra difesa e centrocampo; e lo fa fin dai sette anni, quando gioca le prime partite sul campo del Günesspor, a pochi kilometri da casa sua, ad Istanbul.

La sua crescita calcistica, però, passa da altre due squadre, una biancazzurra ed una giallorossa, giusto un po’ più conosciuta: la prima è lo Zeytinburnu, la seconda è il Galatasaray, che lo coccola dai 15 anni fino all’esordio in prima squadra, che avviene due anni più tardi. È il primo dei quattro corsi di Fatih Terim alla guida dei Leoni di Turchia: un ciclo vincente, come dimostrano i trofei alzati al cielo dal giovanissimo Emre nei suoi primi anni tra i professionisti.

Il suo esordio all’Ali Sami Yen arriva nel 5-1 ai danni dell’Ankaragücü, a nemmeno 17 anni compiuti; Terim crede in lui e vuole farlo diventare il faro della sua squadra, che nel primo anno di Emre vince la Süper Lig e la Supercoppa di Turchia. L’anno successivo, Emre si mostra al panorama calcistico turco (ed europeo) nel pieno delle sue potenzialità: ha 17 anni, ma ragiona come un 35enne, gestendo palla a centrocampo e trovando sempre gli spazi per lanciare verso la rete i compagni. Nel suo secondo anno esordisce in Champions League a 17 anni e gioca 26 partite stagionali, condite dai primi due gol in maglia giallorossa.

È sempre lì, al confine, a giostrare assieme a Gheorghe HagiTugay Kerimoglu e Okan Buruk, che noi conosciamo abbastanza. Quando lascia la Turchia è già una leggenda nonostante l’età: a 20 anni ha scritto pagine importanti della storia del Galatasaray, vincendo 4 Süper Lig, 2 Coppe di Turchia, una Supercoppa di Turchia, una Coppa EUFA ed una Supercoppa UEFA, grazie alla meravigliosa vittoria contro i Galacticos del Real Madrid. Nel luglio 2000, però, Emre prende un volo diretto Istanbul-Milano: c’è una nuova zanzara in città.

PUNGENTE, IMPRENDIBILE, QUASI FASTIDIOSO

Héctor Raúl Cúper era arrivato all’Inter da meno di un mese quando le sue richieste furono accontentate: si era innamorato del calcio spumeggiante di Fatih Terim e voleva in Italia i due turchi delle meraviglie, Okan Buruk ed Emre. La prima stagione, quella dell’ambientamento, vede Emre scalare progressivamente le gerarchie, mentre Buruk scivola lentamente verso l’esclusione dall’undici titolare. Ma concentriamoci sulla zanzara.

L’avventura del turco in nerazzurro può essere sintetizzata con la prestazione contro la Lazio, nella 13esima partita della sua seconda stagione in Italia. Il punteggio è sul 3-1 per i biancocelesti, avanti grazie alla tripletta di Claudio López. Poi, però, si sveglia Emre. Al 67′ una delizia con quel mancino fatato: progressione fino ai 25 metri, dove lascia partire un pallonetto alla Totti; poi, ne scarta due e lascia partire un destro rasoterra su cui Peruzzi non può nulla:

Il gol in pallonetto alla Lazio è indimenticabile, ma lo è ancora di più il secondo, quello di destro, che uso solo per camminare! Non ci credo ancora oggi.

Due gol di una classe sopraffina, quella che l’ha reso noto agli osservatori di mezza Europa. Con il passare del tempo, però, complici anche diversi infortuni muscolari, Emre perde posizioni nelle gerarchie dei tecnici nerazzurri, in maniera particolare con Roberto Mancini, che preferisce Deki Stankovic in mezzo al campo, poichè offre molta più fisicità. L’ultima rete con la 5 nerazzurra (che finirà proprio al serbo) è una gioia per gli occhi: parte da quel confine che tanto gli è caro, scarta il primo, scarta il secondo ed infila Alex Calderoni con un sinistro imparabile. L’esultanza, però, non c’è: segno che le sirene inglesi stanno già rumorosamente suonando..

UNA GOCCIA INGLESE NEL MARE TURCO

Quella 5 sulle spalle cambia sfumature: per la disperazione dei tifosi interisti, l’azzurro viene sostituito dal bianco, ma perlomeno Emre non si trasferisce a Torino. Prende casa a Newcastle upon Tyne, dove per tre stagioni gioca con i Magpies. Entra subito nel cuore dei tifosi bianconeri grazie al gol nel Derby con il Sunderland: è il solito sinistro, ma questa volta è da fermo. Punizione magistrale, l’esultanza è incontenibile: Emre ha trovato la sua dimensione? No, perchè nonostante le ottime prestazioni (5 assist nella sua ultima stagione in Premier), il Newcastle lo lascia a casa: Emre torna in Turchia, ma stavolta al Fenerbahçe di Luis Aragonés.

Sacrilegio, tradimento, adulterio calcistico: i tifosi del Galatasaray non glielo perdonano, questo passaggio sull’altra sponda del Bosforo, quella giallonera. Eppure lui è felice quando entra in campo al Şükrü Saracoğlu, la casa dei Canarini gialli: l’ha fatto più di cento volte in carriera, in tre avventure diverse. La prima è al ritorno dall’Inghilterra, la seconda dopo un anno all’Atletico Madrid e l’ultima, ma non per importanza, è quella che va avanti ancora oggi, con Emre che è leader e capitano dei 19 volte campioni di Turchia. Il tocco, di sicuro, non l’ha perso: nella prima di Süper Lig ci ha messo lo zampino, con l’ennesima punizione di sinistro. La zanzara, a 39 anni suonati, si sente più giovane che mai, ma continua ad avere un unico grande rammarico:

L’addio, non me lo sono mai perdonato. Avevo 25 anni e una testa diversa, tornando indietro rimarrei all’Inter.

L’estate sta finendo, la zanzara punge a casa sua, lontana dalla Penisola. Nel cuore, però, ha ancora tutte le punture nerazzurre agli avversari.

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