Adani difende la "sua" garra charrua: "I colleghi che mi hanno attaccato? Deboli di spirito"

Adani difende la “sua” garra charrua: “I colleghi che mi hanno attaccato? Deboli di spirito”


Continua a far parlare la telecronaca del duo Trevisani-Adani in occasione di Inter-Tottenham. La “garra charrua” dell’ex difensore ha suscitato clamore. In tanti, soprattutto gli interisti, l’hanno adottata come personale grido di battaglia. Molti si sono risentiti e hanno invece accusato i telecronisti di Sky di esagerazione, addirittura di faziosità.

ADANI DIFENDE LA GARRA CHARRUA: “TUTTI I TIFOSI AVREBBERO VOLUTO VIVERE UN’EMOZIONE SIMILE”

Dopo le parole di Trevisani rilasciate il giorno dopo a INTER TV, ora è arrivata anche la versione di Adani, che rispedisce le accuse al mittente descrive le sensazioni del momento:

“Al gol di Vecino avrei voluto che San Siro potesse contenere 64 milioni di italiani perché tutti godessero della magia del calcio. Infatti assolvo quelli che dopo mi hanno insultato, perché sono tifosi delle altre squadre che avrebbero voluto vivere un’emozione simile. La loro protesta era un grido d’amore per il calcio. Gli addetti ai lavori che invece hanno scritto contro sono dei deboli di spirito e mi spiace per loro che non abbiano il sacro fuoco. L’emozione non ha colori né bandiere. Avrei urlato così per qualsiasi altra squadra”.

Queste le sue parole a “Fuorigioco”, il settimanale della Gazzetta dello Sport in edicola ogni domenica. Assolti i tifosi avversari, dunque. Meno comprensione verso i colleghi, forse disturbati da un’enfasi e da una passione che hanno veramente pochi eguali nel racconto di una partita e, più in generale, di uno sport.

ADANI E L’ORIGINE DELLA “GARRA CHARRUA”: “TUTTO PARTE DALL’URUGUAY…”

Adani si è però spinto oltre, raccontando la derivazione etimologica di questa ormai famigerata “Garra Charrua” , quasi una virtù connaturata negli uruguaiani, ma anche nei vicini argentini:

“Tutto nasce nel Rio de la Plata. L’Uruguay è il miracolo calcistico del mondo. È grande come la Toscana, eppure ha vinto due Mondiali (e in Russia ne avrebbe vinto un terzo se non si fosse fatto male Cavani…) e due Olimpiadi perché loro hanno la ‘garra’, l’artiglio per lottare alla morte, e hanno discendenze ‘charrua’, una piccola tribù indigena che lottò per secoli contro i colonizzatori della zona. L’Uruguay è davvero una famiglia, andate a rileggere la lettere che Diego Lugano scrisse alla nazione prima di giocare contro l’Italia ed eliminarla dal Mondiale 2014. Gli inglesi dicono di avere inventato le regole del calcio, ma la passione ce l’hanno messa argentini e uruguaiani. È un senso di appartenenza, un quotidiano. Lì la famosa mistica è rivelata. Anche nelle figure storiche che rientrano. Ce ne sono tantissime. Pensate a Milito. Inizia al Racing, va in Spagna, poi Genoa e Inter. Diventa l’eroe del Triplete ma chiude al Racing. E vince pure lo scudetto!”
Un amore per il Sudamerica sempre vivo e indelebile nell’entusiasmo di Adani, che ne ha fatto uno dei propri tratti distintivi sin dai primi tempi del suo lavoro da commentatore. Un continente che, non a caso, ha legato spesso la sua storia calcistica a quella dell’Inter.

 

 

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