Ranocchia e Dalbert: contro l'Udinese il dovere di farsi trovare pronti

Ranocchia e Dalbert: contro l’Udinese il dovere di farsi trovare pronti

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Quella contro l’Udinese è stata la partita delle rivincite. Dal risultato dell’andata che ha dato il via alla crisi nerazzurra, passando dalle seconde o terze chance concesse quest’anno ai protagonisti in campo. Due su tutti hanno potuto disegnare la propria rivalsa contro i bianconeri: Ranocchia e Dalbert.

CARATTERE DA GIGANTE

Nessuno alla vigilia si sarebbe aspettato una partenza da titolare per Andrea Ranocchia. L’unica speranza di vederlo in campo era relativa ad un improbabile avanzamento di Skriniar sulla linea mediana, scelta dettata dall’emergenza a centrocampo ma che non è stata presa in considerazione. Eppure, nel riscaldamento di Udinese-Inter, il destino del ragazzone umbro è tornato a farsi sentire. L’infortunio di Miranda ha costretto al forfait il brasiliano, vestendo da titolare il 13 nerazzurro. Una terza chance dopo l’autogol di Genova, sponda rossoblu. Perchè Ranocchia prima ha sbloccato il match congelato contro il Benevento, e poi ha dato il via libera alla goleada contro l’Udinese. Una prova di carattere, non impeccabile sulle marcature a dir la verità, ma di orgoglio ed attaccamento alla maglia. Con la voglia di chi vuol raggiungere la Champions da protagonista, seppur con il minutaggio limitato.

LAMPO A CIEL SERENO?

Altra scelta dettata dall’emergenza è stata quella di Dalbert, spolverato da mister Spalletti e lanciato in campo dall’inizio causa assenza di D’Ambrosio. D’obbligo la scelta di non puntare su Santon, vista la possibilità di un contraccolpo psicologico dopo gli erroracci contro la Juventus che ne avrebbero minato il presente. Ma complice la squalifica dell’ex Torino, il terzino brasiliano ha limitato i danni sull’out sinistro, regalandosi qualche avanzata in zona offensiva senza però brillare. L’ex Nizza è apparso più sciolto e motivato, libero da imposizioni e meno rigido al suo ritorno da titolare. Un nuovo inizio che però arriva decisamente tardi nel suo primo anno all’Inter, ormai agli sgoccioli. Ma resta una bella rivincita per se stesso e per gli scettici della vigilia.

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