SpazioInter's Stories: Nicola Berti, l'antiMilan per eccellenza

SpazioInter’s stories: Nicola Berti, l’antiMilan


“Meglio sconfitti che milanisti”. Basterebbe questo per spiegare chi è Nicola Berti, l’anti Milan, il divo prestato al mondo del pallone, uno che in campo si è divertito e ha fatto divertire, che non si è mai preso sul serio e che è stato l’idolo indiscusso della Curva Nord ai tempi dell’Inter dei Record.

Berti, cavallo pazzo col cuore nerazzurro

Nicola Berti approda all’Inter nell’estate del 1988. E’ tra i pezzi pregiati della nuova Inter targata Trapattoni, quella che sceglie Matthaus, Brehme e Diaz come stranieri ma che affida l’anima italiana al talento esploso nella Fiorentina per unirsi ad un gruppo forte di Zenga, Bergomi, Ferri e Serena.

Arriva a Milano per 7,2 miliardi di lire nonostante si vociferasse fosse vicinissimo al Napoli. Berti ci mette pochissimo per conquistare il mondo Inter. Lo fa grazie al suo spirito da brigata ma anche ad una classe limpidissima.

Per il colpo di fulmine occorrono due mesi di gioco, 23 novembre 1988 e partita di Coppa Uefa a Monaco contro il Bayern. Nicolino anticipa l’avanzata bavarese e corre, corre, corre all’impazzata verso il portiere, battendolo poi con un pregevole tocco sotto dopo 70 metri di coast to coast.

Quella cavalcata entra di diritto negli annali dei gol più belli della storia dell’Inter e nonostante poi la disfatta del ritorno renda inutile quel 2-0 per Berti è il battesimo con i colori del cielo e della notte.

L’Inter del 1989 è un mix di classe ed esuberanza, anche troppa per il Trap che deve tenere a freno le scorribande calcistiche e non del duo Berti-Serena.

Una volta in campo però quella era una squadra di gladiatori, capace di essere eliminata dalla Coppa Uefa e vincere il derby la domenica successiva.

Derby, parola mai digerita per Berti. “Una volta era una guerra col Milan, si faceva riscaldamento in palestra e volavano pallonate contro i milanisti. Si litigava in campo e si stava anni senza rivolgersi la parola tra squadre, come capitatomi con Maldini. Un altro episodio sono le tre dita che in campo mi fece a suon di sfottò Franco Baresi. Impazzii e dissi quel giorno in sala stampa: “Meglio sconfitti che milanisti. Oggi invece si abbracciano tutti!!!“.

Nell’Inter 229 partite e 29 gol,il volto guascone nella sfida decisiva col Napoli, quando a Careca rispose proprio Berti causando l’autorete di Fusi. Al fischio finale, il mai banale numero 8 disse ai microfoni Rai: “Se il destino era giusto doveva capitare oggi ed è capitato oggi. Vincere lo scudetto al primo anno in una grande squadra è il massimo. E’ qui la festa“, imitando Jovanotti.

Berti fondamentale anche nel 1991, finale di Coppa Uefa, quando fece esultare San Siro prima propiziando il rigore segnato da Matthaus e poi piazzando il gol del raddoppio (poi decisivo per vincere il trofeo) segnando a porta vuota su assist di Klinsmann.

Corre, strappa palloni, li stradica a modo suo e poi segna. La sua faccia da schiaffi è impossibile da non amare per chi segue l’Inter. E poi c’è il Milan. Lui è il bersaglio di fischi e insulti ma anziché l’offesa Berti è orgoglioso di essere l’antirossonero per eccellenza, in un tempo in cui il calcio era un gioco non pressato da sceicchi, prove tv e VAR.

Nel 1994 si spacca un ginocchio, l’Inter cade in depressione ma il suo golden boy rientra al momento giusto. Quasi posseduto Nicola Berti trascina i nerazzurri al secondo trionfo in Uefa segnando al Casino Salisburgo con controllo perfetto in area e destro sul palo lontano.

E’ talmente in forma che neanche Sacchi può far a meno di lui nella spedizione a Usa 94.

Ma per Berti esiste una cosa ben più grande del Mondiale: il gol al derby.

E’ Pasqua del 1995, il Milan è fortissimo ma cade sotto i colpi della Pazza Inter. Finisce 3-1 ma la ciliegina è la rete finale, cross di Ruben Sosa e palla calciata da Berti che al volo di destro lancia una sassata che colpisce traversa e schiena di Rossi.

Per le statistiche sarebbe autorete del portiere ma non per i cuori nerazzurri. E’ tutta la vita gol di Nicola Berti.

Calzettoni abbassati, ciuffo ribelle, scarso, sgraziato e poco incline alla tattica dirà la critica. Fenomenale, irriverente, trascinatore e guascone per tutti gli interisti.

Semplicemente Nicola Berti, l’anti-Milan.

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