Gagliardini da EPCC: "Ancora non ho deciso l'esultanza per il primo goal, in Nazionale che emozione"

Gagliardini da EPCC: “Ancora non ho deciso l’esultanza per il primo goal, in Nazionale che emozione”


Roberto Gagliardini è stato ospite nella puntata da poco conclusasi di “E poi c’è Cattelan”, programma di Sky condotto proprio da un grande  tifoso nerazzurro, quale Alessandro Cattelan. Nella divertente chiacchierata col presentatore, l’ex Atalanta qualche aneddoto sui suoi primi mesi a Milano e l’emozione della prima convocazione in Nazionale.

GAGLIARDINI: “INTER CHE SPETTACOLO, ABBIAMO PURE GLI AUTISTI…”

Il giovane classe 1992 è abbastanza emozionato all’inizio, come dimostrano le sue prime battute: “Non mi aspettavo che mi invitassi? Beh, fino a pochi mesi fa ero in Serie B e tu molto probabilmente nemmeno mi conoscevi”. Cattelan però lo mette subito a proprio agio: “Vero, ma poi c’è stato un colpo di fulmine”. 

Il perno di Gagliardini è sicuramente la famiglia, che lo ha sempre accompagnato in questo suo percorso di crescita: “Sono contento di essere riuscito a ripagare i loro sacrifici, anche per loro questo è un mondo tutto nuovo. Mia madre è stata anche ospite in una tasmissione (Quelli che il calcio), mentre papà continua a conservare tutto ciò che mi riguarda, dagli articoli di giornale ai video. I miei genitori sono entrambi professori di educazione fisica, perciò sin da piccolo mi hanno trasmesso l’importanza per lo sport”.

C’è però spazio anche per qualche episodio più divertente e simpatico: “La realtà dell’Inter è molto diversa da quella dell’Atalanta. Abbiamo addirittura degli autisti che, dopo ogni partita, ci fanno trovare le nostre macchine pronte nel garage di San Siro o in aeroporto dal rientro da una trasferta. Non ne immaginavo l’esistenza. Così ci si sente davvero coccolati”.

Un ragazzo timido, composto ed educato, ma capace anche di uscire fuori dalle righe di tanto in tanto: “Mio fratello prese la patente quando io avevo 16 anni, perciò qualche volta me la faceva guidare in un parcheggio. Una volta, prima che papà mi accompagnasse a un allenamento, decisi di mettere in moto la sua auto ma ebbi qualche problema: gliela feci ritrovare contro il cancello. Non fu proprio contentissimo…”

La rabbia sarà sicuramente passata al papà, che nel frattempo può addirittura godersi il figlio in Nazionale: “La prima volta che arrivai a Coverciano mi mandarono in palestra e incontrai subito Buffon. Non male come primo incontro, mentre nello spogliatoio l’armadietto col mio nome era tra quelli di Bonucci e De Rossi. Tra l’altro con Daniele ci siamo ribeccati subito dopo la sosta per Atalanta-Roma”.

Con l’Inter l’impatto è stato ottimo, anche se manca ancora un ingrediente prezioso, il primo goal in Serie A: “Ho pensato già all’esultanza? No no, prima devo pensare a farlo, poi al momento si vedrà”. Come al solito il ragazzo mostra di avere la testa sulle spalle. La gioia del pallone in rete, prima o poi, la assaporerà anche lui.

 

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