L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Chievo-Inter, dai è solo un’amichevole

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Definire amara l’alba del giorno dopo Chievo-Inter, dopo la prima giornata di campionato 2016/17, sarebbe un eufemismo.

Quale interista sia riuscito a ripensare alla gara di ieri con una sfumatura positiva al di là del risultato, per favore, vada in aiuto a tutto il resto del popolo nerazzurro, perché lo sconforto è tanto, e non certo solo per la sconfitta nella roccaforte clivense.

ZERO ALIBI- Non si può parlare di tattica, Frank de Boer è arrivato a Milano poco più di 10 giorni fa, tutti sapevano che non era in possesso di una bacchetta magica. Impossibile chiedergli miracoli, ma ci permettiamo di fare un appunto: sono 4/5 sessioni di mercato in cui si fanno i giri e rigiri per costruire la squadra basandosi sulla difesa a 4, non andiamo troppo lontani dicendo la difesa a 3 con Andrea Ranocchia centrale abbia fatto ripiombare molti nerazzurri indietro di un paio d’anni, se non più, sotto la guida Gasperini (0 vittorie in nerazzurro) e Mazzarri.
Non si può parlare di condizione fisica, non se ne può parlare perché anche se di mezzo ci sia stata la tournée americana, non si è né la prima né l’ultima squadra ad averla affrontata, come non sei né la prima né l’ultima ad aver avuto i giocatori alla sgocciolata. Non raccontiamoci bazzecole.
Si può parlare di testa? Sì, si deve parlare SOLO di quella. Fa bene D’Ambrosio, dopo una prestazione discreta, a non nascondersi dietro un dito: “Potevamo giocar male, ma dovevamo vincere. Fa male dirlo, ma dobbiamo prendere esempio dalla Juve dello scorso anno. Affrontiamo giocatori che hanno fame di arrivare nelle big, noi che ci siamo dobbiamo avere la loro stessa fame. Altrimenti si perde”.

LA FAME- Ecco cosa è mancata all’Inter, la fame. Quasi inspiegabilmente, anzi, proprio inspiegabilmente. L’orrore di una stagione fallimentare, l’ennesima, è dietro l’angolo. Nonostante il buon mercato portato avanti dalla nuova proprietà, con i botti di fine agosto promessi dal presidente (di minoranza) Thohir, ora la palla passa all’allenatore della squadra, al quale deve essergli chiaro e tondo: si gioca per vincere, non per mantenere la palla tra i piedi.
L’atteggiamento della sua squadra, ieri sera, è stato l’aspetto più preoccupante, più del risultato stesso. Con il 67% del possesso palla, Inter e Chievo hanno fatto circa lo stesso numero di tiri: 13-12.
Ciò indica una gestione del pallone sterile, senza idee, e quelle poche che si hanno ben confuse. Impossibile analizzare la prestazione di Icardi, dato che di fatto non gli è arrivato un vero e proprio pallone giocabile. Nuovo anno dunque, ma stessi, se non peggiori, problemi di prima.
Sì, peggiori, perché a fine gara il nervosismo che ha assalito i giocatori non è assolutamente un aspetto positivo. L’ambiente deve stare calmo e deve sapersi resettare dopo un pre-campionato che tra sconfitte umilianti e cambi di rotta, non ha di certo aiutato a fare quel gruppo necessario per togliersi quelle soddisfazioni che tutti i nerazzurri desiderano da anni.

de Boer Chievo

È IL TUO TURNO, FRANK- Non siamo qui ad emettere sentenze e a giudicare una stagione da una partita, alla prima ufficiale del nuovo allenatore. Siamo qui ad analizzare l’Inter dopo una sconfitta per 2-0 contro il Chievo Verona, che ad onor della cronaca, va comunque detto. lo scorso anno ha perso solo 4 gare casalinghe (anche contro l’Inter di Mancini), squadra capace di esser ben in salva fin da metà dicembre. La squadra di Maran ha cambiato poco e aspettarsi di tornare a casa con i 3 punti facilmente era un’esagerazione bella e buona.
Non vogliamo dire a de Boer come dovrebbe o non dovrebbe far giocare la squadra, ma quello che deve saper fare e motivarla come si deve. Una squadra con un gioco semplice ma con grandi motivazioni è capace dell’impossibile, ne abbiamo avuto prova più di due mesi fa, in Premier League.

Cosa vogliamo dire ai tifosi nerazzurri, invece? Pazienza. Ci vuole pazienza ora. Con 2 settimane con il nuovo allenatore, metter ulteriori pressioni su questi giocatori significa spezzarsi le gambe da soli. Lo stesso Mourinho, o ancora più recentemente Sarri a Napoli per fare degli esempi più recenti, prima di trovare la quadra con una nuova squadra e capire ambiente e Serie A, ci ha messo quelle 2/3 partite per iniziare a convincere, avendo per di più avuto tutto il pre-campionato a disposizione. Con la situazione in cui ci cui si ritrova l’Inter è d’obbligo dargliene ben di più e confidare.

Confidare nei piedi di Banega e nella vena di Icardi, nella grinta di Medel e nella rapidità di Perisic, nella attenzione di Miranda e nel talento di Kondogbia.

Resettiamo e ripartiamo. Calma. La stagione ufficiale nerazzurra incomincia domenica alle 18.00 contro il Palermo. Si parte con un handicap in classifica di -3, ma si deve partire uniti.

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