A Donadoni la decima edizione del premio "Facchetti": "Giacinto trasmetteva valori importanti"

A Donadoni la decima edizione del premio “Facchetti”: “Giacinto trasmetteva valori importanti”


Un minuto di raccoglimento nella sala Dino Buzzati de La Gazzetta dello Sport, proprio nei momenti in cui tutta la Francia si è fermata per ricordare le 129 vittime degli attentati di Parigi. Poi il palcoscenico è per Roberto Donadoni, “Il bello del calcio” 2015. Gianfelice Facchetti consegna il premio intitolato alla memoria del padre Giacinto, indimenticata bandiera nerazzurra, all’allenatore oggi del Bologna, ma che nella scorsa stagione si è “speso tanto per la situazione del Parma, con dignità in mezzo al fallimento della società”.

Il Premio, giunto alla decima edizione, è ormai diventato un simbolo di quei valori trasmessi in tutta la sua vita, in campo e fuori, da Giacinto Facchetti: “Ogni volta mi porto a casa la sensazione di estrema semplicità che lo sport regala. Quando pensarono a questo premio mi sembrò prematuro, in realtà è una delle eredità più belle di papà” dice Gianfelice. “In questa edizione mi sembrava giusto ribattezzarlo Il bello… e il giusto del calcio. Vedere Roberto senza panchina era un’ingiustizia clamorosa. Una persona che si era spesa così tanto per la situazione del Parma, con dignità in mezzo al fallimento. Si tratta di una scelta felice e condivisa con tutti”.

Prima di ricevere il premio, Donadoni ha condiviso un aneddoto sul primo incontro con Facchetti: “Ero a Bergamo, ancora nella Primavera. Mi trovai di fronte Giacinto, stava andando a giocare a tennis, e mi fece una impressione incredibile. Pensai: se in Serie A sono tutti come lui… Mi ha sempre colpito il suo modo di essere e di apparire, trasmetteva valori importanti”.

All’evento è intervenuto anche il vice president dell’Inter, Javier Zanetti, già vincitore del premio nel 2012 per l’impegno nel sociale e per la sua grande storia di atleta: “Prima di tutto complimenti a Roberto per un premio meritato. Mi ricordo di averlo affrontato nei primi anni in Italia, era difficile fermarlo, io non ho mai fatto tanti falli ma qualcuno con lui era necessario. È una persona di grande correttezza, molto leale e rispettoso”.

L’ex capitano dei nerazzurri ha poi concluso con un ricordo personale: “Giacinto significa tantissimo per la famiglia dell’Inter, mi ha accolto molto giovane e mi ha fatto capire il valore della maglia che abbiamo indossato entrambi”.

fonte e foto: inter.it

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