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TS – Fassone: “Squadre in Lega Pro per competere con le big europee; all’Inter la sfida più affascinante”

Terzo ed ultimo segmento dell’intervista al direttore generale nerazzurro, Marco Fassone, che parla del suo passato nelle società italiane e della crisi del calcio italiano, offrendo un interessante spunto per poter competere con le big europee.

“Il mio lavoro è cambiato negli anni. Prima del calcio lavoravo nel settore commerciale in Ferrero e poi in Galbani; fui assunto dalla Juventus nel 2003 e mi sono concentrato prevalentemente sul marketing. Poi sono diventato dg del Napoli e sono stato dirottato su altri campi. Il presidente De Laurentiis voleva che vivessi a Castel Volturno per rimanere vicino alla squadra dato che per lui era impossibile. All’Inter, dall’estate 2012, Moratti mi ha chiamato volendomi coinvolgere soprattutto in società, di marketing non mi sono mai occupato.
Negli anni ho intrapreso nuove strade e ho tralasciato le mie competenze iniziali per gettarmi in nuovi settori, è stato un percorso gratificante. La Juventus è la società che assomiglia di più a un’industria: c’è professionalità e organizzazione. Il Napoli è passione e calore per quanto concerne la città, ma De Laurentiis è un imprenditore eccezionale. L’Inter è una realtà complessa dove, per esempio, convivono due proprietari, ma è sicuramente la sfida più difficile e affascinante della mia vita. Vincere qui sarebbe una soddisfazione indescrivibile”

Le milanesi in crisi

“Non voglio giudicare il lavoro altrui, però mi sembra che il Milan sia quello che eravamo noi nel 2012. Oggi, dopo 16 mesi di proprietà Thohir, noi abbiamo completato il cambiamento e spero di aver lasciato alle spalle certe difficoltà. Noi ci siamo assestati, anche tramite la scelta di Mancini. Penso, invece, che il Milan sia all’inizio di quel lungo processo. Le milanesi sono insieme alla Juve la locomotiva del calcio italiano e mi pare difficile pensare a una rinascita del movimento senza queste realtà a fare da traino.

Riportare i tifosi allo stadio

“Su questo lavora giorno e notte il Ceo Bolingbroke. A Manchester aveva un Old Trafford in overbooking e non riesce a capacitarsi della situazione attuale, ma sono convinto che riuscirà a riportare la gente a San Siro”

Sulla possibilità di avere una squadra B o le multiproprietà

“Noi preferiremmo la “squadra B” in Lega Pro. Questa sarebbe la soluzione ideale per i grandi club e i presidenti Abodi e Macalli possono stare tranquilli: queste squadre giocherebbero fuori classifica, non avrebbero la possibilità di salire di categoria e non ci sarebbe bisogno di aiuti economici. Inoltre, sotto un aspetto politico, si potrebbe serenamente rinunciare al voto in assemblea. E poi superiamo il discorso dei “campanili”: siamo nel 2015. Le squadre B porterebbero interesse, penso anche alle televisioni. Nel caso in cui questa strada fosse impraticabile, allora vaglieremo senza problemi la possibilità di acquistare in Lega Pro; altrimenti si potrebbe fare come l’Udinese, muovendosi con l’acquisizione di società all’estero. La storia è cambiata: in Italia eravamo abituati ad essere compratori di giocatori, non avevamo nel dna la ricerca dei giovani talenti. Oggi le nostre big, per fatturato, non sono paragonabili ai top club europei e per cercare di competere servono dei serbatoi dove far crescere i propri ragazzi».

A proposito del rapporto intrapreso con il Prato

“Si ma tratta di una sinergia sportiva, nulla a livello societario: gli abbiamo prestato una decina di giocatori e c’è un allenatore, Esposito, con un passato nelle nostre giovanili”