Simone Inzaghi: "Fu Mancini a volermi alla Lazio, è un grande conoscitore di calcio e farà bene"

Simone Inzaghi: “Fu Mancini a volermi alla Lazio, è un grande conoscitore di calcio e farà bene”


Simone Inzaghi, allenatore della Primavera della Lazio, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport, nella quale parla soprattutto del derby tra il fratello Filippo e il suo amico Roberto Mancini. Ecco le dichiarazioni più significative riguardo alla stracittadina milanese di settimana prossima:

DERBY– “Per dare una svolta il derby è la partita perfetta. Si tratta sempre di una partita aperta, che va da sé. Sarà una bellissima partita fra due ottime squadre, comunque spettacolare”

SVOLTA– “In una squadra c’è sempre una scossa quando si cambia allenatore. Il derby è una partita che spesso viene decisa da episodi, saranno importanti proprio questi. Magari su palle inattive, quando meno te lo aspetti”

MODULI– “Sono quasi certo che Pippo si affiderà al collaudato 4-3-3. Uno schema che è molto vicino anche a Mancio anche se ultimamente ha giocato con il 4-2-3-1. Non escludo che avendo a disposizione un campione come Kovacic possa anche optare per il 4-3-1-2″

PROTAGONISTI“Hernanes può risolvere la partita in qualsiasi momento. Sul fronte Milan dico Bonaventura. Vedendolo giocare in maglia rossonera mi sembra ancora più forte, può essere utile sulla linea mediana e nei 3 davanti”

MERCATO– “Secondo me Milan e Inter hanno gli allenatori giusti per poter competere con le prime tre della classe. Insieme a Juventus e Roma ci metto anche il Napoli. Ma per competere veramente ad alto livello bisogna avere più qualità in tutti i settori. Cerci è quello giusto per Mancio, soprattutto se vorrà giocare con il 4-2-3-1. Cerci piaceva anche a Pippo. Bonaventura va benissimo, mi piace. Anche se Iturbe sarebbe stata la vera “ciliegina” sul suo Milan”

MANCINI– “Ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita professionale. È stato lui a volermi nell’estate 1999. La Lazio puntava ad Anelka per sostituire Vieri. Ma Mancio convinse sia Cragnotti che Eriksson che potevo essere l’attaccante giusto. Giocammo insieme un anno, vincendo campionato e Coppa Italia. Poi è stato il mio allenatore sempre nella Lazio. Gli sono grato perché mi volle subito in una grande squadra a soli 23 anni. Ero reduce dal Piacenza, dal mio primo campionato a tempo pieno in Serie A dove avevo disputato 30 partite segnando 15 gol. Mancini è l’esempio al quale mi ispiro come allenatore. Ho appreso tanto da lui, ha sempre delle buonissime idee. È un grande conoscitore di calcio. Pretende la massima qualità dai suoi giocatori. Sa sempre quello che vuole e come ottenerlo. Ha una forte personalità e senza mai essere arrogante sa usare il bastone e la carota. Gestisce bene il gruppo, è la persona giusta per rilanciare l’Inter”

 




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