GdS – Mazzarri, 17 mesi di alti e bassi fino al commosso addio

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La Gazzetta dello Sport si sofferma nell’analisi della tribolata Era Mazzarri, durata 539 giorni e conclusasi ufficialmente ieri dopo tanti momenti positivi e che non hanno contribuito alla breve durata dell’ex tecnico del Napoli come guida dei nerazzurri. La mancata empatia con i tifosi e soprattutto l’incostanza di risultati sono sicuramente stati i motivi più ricorrenti della sua gestione, nonostante non siano mancati anche brevi sprazzi di luce e ottimismo, specialmente nella prima fase della sua avventura milanese.

L’inizio era stato pregevole, forse anche migliore delle aspettative dopo il nono posto della precedente stagione. Fatto sta che Mazzarri esordisce in estate con il 4-0 inflitto al Cittadella in Coppa Italia e nelle prime sei giornate di campionato colleziona ben 4 vittorie e 2 pareggi, che avevano assolutamente colpito per il modo con cui erano arrivate. Basti pensare all’ottimo pareggio 1-1 in casa con la Juventus o le straripanti prestazioni in casa del Catania (3-0) e del Sassuolo (7-0).  Miglior attacco, una delle migliori difese, squadra concreta, giocatori rivitalizzati come Jonathan e Ricky Alvarez, insomma molti spunti positivi su cui basare una stagione.

La magia che stava accompagnando l’Inter nell’inizio di campionato si infrange con la prima disfatta, lo 0-3 subito in casa dalla Roma di Garcia che fa tornare la squadra con i piedi per terra, ma fin troppo, per come poi si metteranno le cose nel resto della stagione. Da quel momento inizia il sali-scendi della sua Inter, fatto di rigori reclamati e inspiegabilmente mai assegnati, di polemiche arbitrali, di fiducia nella squadra anche dopo le prestazioni più opache, fino all’incapacità di ottenere tre vittorie consecutive in un anno e mezzo e tutti questi elementi gli fanno guadagnare la graduale sfiducia da parte dei tifosi oltre che le prime perplessità societarie. Tante sconfitte, troppi pareggi, poche vittorie entusiasmanti fra cui forse spicca il derby vinto 1-0 a dicembre ma più per la prodezza di tacco di Palacio che per il gioco messo in campo.

Dopo un quinto posto relativamente positivo ma sicuramente non all’altezza dei desideri di un Top Club, quest’anno di nuovo un inizio incoraggiante con 8 punti nelle prime quattro gare ma poi l’ennesimo crollo: 1-4 subito in casa dal Cagliari di Zeman che, anche sfruttando la superiorità numerica, riesce a strapazzare una squadra confusa e senza tenacia. La frattura ormai è netta, con i tifosi che ormai fanno dell’hashtag #Mazzarrivattene un rito sui social, fino alle parole non proprio allo zucchero per Massimo Moratti con un Erick Thohir sempre più conscio della necessità di cambiare per ridare una nuova dimensione a una squadra sempre in costante contraddizione con se stessa.

Infine arriva l’epilogo della storia. 14 novembre, Mazzarri arriva nello spogliatoio visibilmente commosso e ringrazia i suoi ragazzi per il lavoro svolto con lui: ”Grazie di tutto, ci abbiamo provato..grazie ragazzi..” e il forte rammarico (perchè di certo l’allenatore non è l’unico colpevole di queste situazioni) si palesa anche in alcuni giocatori che non riescono a trattenere le lacrime come Hernanes, Jonathan, Juan Jesus e Nagatomo. Anche Vidic abbraccia l’ormai ex-tecnico più di una volta come segno di conforto e di rispetto comunque doveroso verso una persona che ha sempre messo totale professionalità nel suo lavoro.

 

 

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