Da pilastro ad anello debole, chi è il vero Vidic?

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In estate era stato uno dei colpi più apprezzati del mercato dell’Inter per molti aspetti. In primis perchè acquistare a parametro zero un giocatore di livello internazionale come Nemanja Vidic è sempre da considerarsi un colpo ma anche perchè il pacchetto difensivo interista difettava dopo la partenza di Walter Samuel di giocatori di grande esperienza e un giocatore come il serbo sembrava l’ideale da affiancare a due giovani come Juan Jesus e Ranocchia.

C’era già chi lo aveva battezzato ministro della difesa e, in realtà, durante il pre-campionato lo è stato rivelandosi un’assoluta certezza in fase difensiva e addirittura molto utile come risorsa nei calci piazzati, come accaduto nella partita del tour americano contro la Roma di Garcia in cui proprio Vidic sbloccò la partita con un colpo di testa imperioso.

Fino all’inizio della stagione ha tenuto fede alle premesse, ma già dalla prima giornata di campionato il suo rendimento in maglia nerazzurra è calato moltissimo, soprattutto per vicende che si può ritenere casuali o episodi sfortunati ma che concretamente spesso hanno avuto il loro peso. Ad esempio all’esordio con il Torino gli viene fischiato contro un rigore generosissimo con Quagliarella abilissimo nell’ingannare l’arbitro ma per fortuna la parata di Handanovic evita il peggio. Quasi non bastasse la partita si conclude con la sua espulsione per un’incomprensione con l’arbitro che gli costa un rosso, anche stavolta molto discutibile.

Neanche il tempo di rientrare alla terza giornata in quel di Palermo e subito, per un eccesso di sicurezza o per semplice disattenzione, regala a Vazquez la rete del vantaggio dopo un disimpegno rivedibile. Purtroppo anche nelle disfatte contro Cagliari e Fiorentina non riesce a salvare i suoi, ovviamente colpevoli non meno di lui di quelle sconfitte che fino ad ora hanno segnato negativamente la stagione della squadra e infine altra prestazione nettamente insufficiente nella pesante sconfitta di Parma della scorsa settimana. In realtà, anche il pareggio del Saint-Etienne di ieri sera si può imputare a una mediocre lettura difensiva del numero 15 sul calcio d’angolo che ha portato al gol di Sall per i francesi.

Come spesso accade nel calcio italiano, immediatamente opinionisti e tifosi si sono ricreduti sul contributo che Vidic può dare alla causa nerazzurra, addirittura ritenendolo inadeguato al ruolo di titolare anche visto che nelle partite in cui l’Inter si era rivelata più solida (come contro Sassuolo o Cesena) il serbo non aveva preso parte al match.

In realtà con un’analisi semplicemente più oggettiva emerge come vada dato tempo,a un giocatore che ha sempre giocato con la difesa a quattro, di inserirsi in meccanismi difensivi del tutto nuovi peraltro in una squadra che raramente negli ultimi anni si è dimostrata solida e non si può pretendere che immediatamente il nuovo arrivato diventi l’unica fonte di salvezza.

Per di più, per una rosa di giocatori che ambiscono a una crescita tecnica e mentale, l’esperienza di un giocatore con 300 presenze nel Manchester United e con alle spalle un gran numero di partite in nazionale e Champions League, non può che essere un elemento positivo che magari fra qualche mese non sarà più messo a prescindere sul banco degli imputati.

 

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