Il momento dei saluti

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Alcune pagine sono così commoventi ed avvincenti da volerle leggere e rileggere, pur di non giungere mai alla conclusione del libro. Preferiremmo, spesso, indugiare su ogni parola per assaporarne fino in fondo la bellezza e analizzare ogni sua singola meravigliosa sfaccettatura, consapevoli che da un momento all’altro arriverà inevitabilmente il tanto ritardato finale. Ci sono giorni, però, in cui passare al capitolo successivo diventa doveroso e lo facciamo con un po’ di coraggio e un insopportabile groppo alla gola.

Chievo-Inter resterà negli annali della storia nerazzurra. Non di certo per una sconfitta indolore o una prestazione tutt’altro che esaltante, ma perchè rappresenta quell’ultima pagina che mai avremmo voluto leggere, l’epilogo di un racconto che ci ha tenuti con il fiato sospeso fino ai suoi titoli di coda. Ed ecco quella immancabile e travolgente sensazione di vuoto, che sopraggiunge quando ci si ritrova all’improvviso senza punti di riferimento, dispersi nei meandri dei ricordi. Come alla fine di un grande amore, uno di quelli che provocano palpitazioni, crampi allo stomaco e mancanza di sonno. Positivamente devastante è, allo stesso modo, il sentimento che lega Zanetti, Cambiasso, Milito e Samuel all’Inter e che costituisce il vero filo conduttore di questi anni ricchi di passione e orgoglio.

Impossibile non lasciarsi trasportare dalle immagini di Verona, da quel saluto che non può lasciare indifferenti nemmeno i cuori più forti. Disposti uno accanto all’altro, emozionati e visibilmente scossi, stretti in un lungo abbraccio che sembra voler circondare e cingere affettuosamente un intero popolo, capace di acclamarli e renderli immortali. Quelle lacrime trattenute a stento, perchè concedendo ad una sola di esse di rigare il viso le altre la seguirebbero a ruota; quegli occhi lucidi e commossi, così veri e sinceri da non poter nascondere i sussulti dell’anima; quella mano che batte fieramente sul petto, sul quale è cucito uno stemma proprio all’altezza del cuore.

In quella manciata di secondi, nella nostra mente e in quella dei protagonisti si saranno sicuramente susseguiti velocemente tutti i capitoli di questa storia, inimitabile ed inarrivabile. Le sofferenze, i primi successi, le battaglie epiche che hanno caratterizzato un’era sportiva fino ad arrivare alla gloria raggiunta nella magica notte di Madrid, dove tutti i sogni come per magia si sono trasformati in realtà.

I nostri eroi ci salutano, ma lo fanno lasciandoci un’opportunità unica, quella di narrare ai nostri figli e alle generazioni future le loro gesta eroiche, l’inizio e la fine di una leggenda. Potremmo discorrere dei record di Zanetti, della sua fedeltà ai colori nerazzurri, del suo ciuffo sempre perfetto e di quando, con espressione incredula e occhi spiritati, ha alzato al cielo la Coppa dalle grandi orecchie; potremmo raccontare dell’intelligenza tattica del Cuchu e della sua abitudine di indossare la storica maglia di Facchetti dopo ogni grande vittoria; potremmo parlare della storica doppietta di Milito contro il Bayern Monaco o della grinta senza eguali del nostro Samuel. E potremmo tramandare tutto ciò con la consapevolezza di aver raggiunto traguardi inimmaginabili con onestà e correttezza, qualità che hanno sempre contraddistinto l’indole di questi quattro campioni.

La malinconia e la nostalgia lasciano spazio, così, ad un sentimento di infinita riconoscenza. Dal profondo del cuore, non possiamo fare altro che rispondere a quell’abbraccio e permettere che quei ricordi rimangano insensibili al trascorrere del tempo, ringraziando chi ha contribuito con coraggio e dedizione a renderci orgogliosi di questa maglia e questi colori.

 

 

 

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