Mihajlovic: "Sono stato vicino alla panchina dell'Inter almeno 3 volte. Spero che a fine gara Mazzarri..."

Mihajlovic: “Sono stato vicino alla panchina dell’Inter almeno 3 volte. Spero che a fine gara Mazzarri…”


Sinisa Mihajlovic, nuovo tecnico della Sampdoria, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista a La Gazzetta dello Sport, nella quale ha parlato del suo passato nerazzurro, della situazione in casa Milan ed in particolare della sfida in programma domani a San Siro tra Inter e Sampdoria.

Ecco l’intervista:

Mihajlovic, vuole indicare alla Samp una “Nuova frontiera”?

“Un obiettivo alla volta. Prima voglio salvarla, poi spero che la Samp torni tra le grandi, dove merita. Ma ci vuole tempo, a me basterebbe anche solo gettare le basi. Come l’eroe di Kierkegaard…”.

Ma chi? Il filosofo danese?

“Si, sosteneva che un eroe è tale non per il risultato finale, che conoscerà solo quando tutto è passato, ma perché è stato lui a iniziare l’impresa. Con la Serbia ho gettato le basi di futuri successi. Vorrei fare lo stesso alla Samp”.

Alt, ci faccia capire: a Firenze si presentò citando Sciascia e l’umanità divisa in 5 categorie. L’anno successivo Gandhi (“Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre”), ora spazia da Kennedy a Kierkegaard. Il necrologio per Arkan é lontano. Dopo la panchina cerca una cattedra?

“Arkan era un mio amico d’infanzia, molto prima che scoppiasse la barbarie nell’ex Jugoslavia. Salvò miei familiari da morte certa, ma non ho mai giustificato i suoi crimini, orrendi come tutti quelli commessi da una parte e dall’altra durante quell’impazzimento della storia che ha devastato corpi e anime di tre generazioni. Io quella guerra fratricida l’ho vissuta sulla pelle, quelli che puntano il dito no. Ma non faccio lo storico, non sono un intellettuale, resto un uomo di sport. Però negli ultimi anni ho letto tanto, studiato l’inglese, imparato a sfruttare Internet… Per un allenatore anche questo è importante”.

Meglio conoscere Kierkegaard del 4-2-3-1?

“Meglio conoscere entrambi. Oggi il tecnico è un manager e può ritrovarsi a parlare con dirigenti arabi, indonesiani, americani. Moduli, tattiche, preparazione: ognuno ha le sue specificità ma ad allenare oggi sono bravi quasi tutti. Da ct ho fatto visita ai migliori tecnici europei: Mourinho, Guardiola, Klopp, Wenger, Ferguson, Mancini. Per tutti il segreto del successo sta nella gestione del gruppo: fissare delle regole, entrare nelle teste, tirare fuori il meglio. E magari scopri che le parole giuste per riuscirci te le regala un allenatore, ma di anime, come Gandhi”.

E che parole le fa venire lo stadio di San Siro?

“Me le toglie le parole, mi fa mancare il fiato. Ogni volta che ci entro è un’emozione, un nodo in gola. Ripenso ad anni splendidi e mi commuovo. Sarà così anche domenica”.

Mihajlovic che piange, si sgretola il mito del duro…

“Sciocchezze. Non c’è nulla di male nel piangere. Piango se vedo un film toccante, ho pianto come un bambino a Medjougorie, e quando ho annunciato ai miei giocatori che avrei lasciato la nazionale abbiamo pianto tutti: io e loro. Dietro le lacrime ci sono i sentimenti, i valori. Io piangerò prima della partita, spero di far piangere Mazzarri alla fine…”.

Il tecnico dell’Inter non riscuote grandi simpatie tra i colleghi, lei come lo giudica?

“Un ottimo allenatore, attento, meticoloso: grazie a lui l’Inter può arrivare tra le prime tre. Non lo conosco fuori dal campo. Si definisce un malato di calcio. Lo sono anch’io. Ma senza perdermi per strada i piaceri della vita”.

Mazzarri occupa la panchina che lei sogna e ha sfiorato spesso.

“Almeno tre volte. Quando andò via Mourinho, dopo Benitez-Leonardo e pochi mesi fa. Ringrazio Moratti per aver pensato a me, anche se poi ha scelto altri”.

Con lui c’è da sempre un grande feeling.

“Mi fa effetto pensare che non sia più il presidente. Moratti per l’Inter e chi ne ha fatto parte è stato un padre, un riferimento, un esempio di stile e comportamenti. E’ stato un motivo di orgoglio per me vincere nell’Inter, vincere per lui. Domenica spero di rivederlo e di abbracciarlo”.

E Thohir?

“E’ il benvenuto. Ma non basta saltellare durante qualche coro per essere interista. I colori di una squadra devi sentirli sulla pelle. E’ importante avere una gestione manageriale, ma il calcio è passione, amore e rivalità. Io Moratti l’ho visto esultare come un bambino, gioire, ma anche soffrire e incazzarsi da morire. Spero che Thohir possa un giorno provare almeno un po’ di quello che prova Moratti durante una partita”.

Thohir potrebbe affidarsi a Leonardo: lui si è detto disponibile…

“Leo è un uomo intelligente, capace, colto, garbato. Difficile non volergli bene. Ma non è solo un sognatore, è anche furbo. Sa stare al mondo”.

Domenica ritroverà Zanetti.

“Lui è Superman. Quando smetterà di giocare sarà troppo vecchio anche per fare il dirigente…”.

Come si esce indenni da San Siro?

“Giocando bene, restando concentrati, chiudendo ogni spazio senza rinunciare ad attaccare. E mettendo in campo grinta e tanto orgoglio”.

Quello lo metterà anche l’Inter.

“Ma non c’è maggiore orgoglio dell’orgoglio degli umili. Se farò punti a San Siro per la prima volta li avrò ottenuti in trasferta giocando… in casa”.

E torniamo all’appartenenza… Lei di ogni squadra che allena indossa la sciarpa. E’ tifoso di tutte?

“Non ho mai pronunciato cazzate tipo “ho sempre tifato fin da bambino ecc”, ma quando indosso una maglia la onoro fino in fondo. Quando ho firmato per la Samp ho ricevuto l’in bocca al lupo di Andrea Della Valle e dei dirigenti della Fiorentina, dove pure sono stato esonerato. Hanno cambiato il tecnico ma apprezzato l’uomo. Poi ci sono squadre che hanno segnato la mia vita: Stella Rossa, Sampdoria, Lazio, Inter. E per rispetto verso questi club e i miei sentimenti ripeto che non allenerei mai Partizan, Genoa, Roma e Milan. Quanti dicono lo stesso?”.

A proposito di Milan, l’era Galliani è finita.

“Tutto ha un inizio e una fine. Lo dice la storia. Ma c’è modo e modo di dirsi addio. Questo è amaro, pieno di brutti strascichi. E in un momento già difficile per Berlusconi. E’ sempre dura capire quando il proprio tempo è scaduto, ma la penso come Ancelotti: Galliani è stato il Ronaldo dei dirigenti. Meritava un congedo tra gli applausi e invece si parla di avvocati. Anche alcuni striscioni non li capisco: nel calcio manca la memoria, era successo anche con Maldini. Galliani ha il sangue rossonero: non ho mai visto nessuno nel calcio con gli occhi spiritati come i suoi dopo un gol del Milan”.

Senza di lui sarà ancora più dura per Allegri…

“Anche il tiro al piccione contro Allegri è ingeneroso. In tre anni è arrivato primo, secondo e terzo. Si è visto smontare la squadra e non ha fatto mai polemica. La verità? La rosa del Milan non è da Milan, chiunque faticherebbe al suo posto”.

E Balotelli?

“Balo è un casino… E’ un bravo ragazzo che ogni tanto perde la strada. Potenzialmente è da Pallone d’oro, ma non si sa gestire. Temo che la sua carriera sarà sempre fatta di alti e bassi”.

Resterà al Milan l’anno prossimo?

“Conoscendo il “pizzaiolo” non credo. Ma lo dico col sorriso. Saluto Raiola, io e lui abbiamo già litigato anni fa per Ibra e c’è bastato…”.

Chi vincerà lo scudetto?

“La Juve. Un’altra volta. Conte è il tecnico più bravo di tutti. E ora gli funziona pure la coppia Tevez-Llorente, ma non paragonate lo spagnolo a Van Basten e Batistuta”.

La Roma è lì, non può sognare il titolo?

“Senza Totti no. Lo dicono i numeri. La Roma ha tanti giocatori di qualità, ma se li sommiamo tutti insieme non arrivano a Francesco da solo. E’ stato il più grande 10 italiano degli ultimi 30 anni. E a 37 anni è ancora lui che prende la Roma per mano”.

Prima dell’infortunio si riparlava di lui in Nazionale, ora è il turno di Cassano.

“Altro talento purissimo, ma vuol dire che non ci sono stati ricambi. El Shaarawy, Giovinco, che fine hanno fatto? Cassano dice che è dimagrito 10 chili, io lo vedo sempre grasso, ma anche così fa la differenza”.

Altri 4 gol su punizione e Pirlo le toglierà il record in Italia.

“E allora spero che d’ora in poi perda la mira. Ci tengo al primato”.

Ma chi è il più bravo nelle punizioni tra voi due?

“Io, non scherziamo. Se contiamo anche quelle che ho segnato in Serbia, Pirlo deve rinascere un’altra volta per raggiungermi”.

La Samp deve risalire, il Genoa invece vola…

“Gasperini, è stato bravo. Ma sta facendo di tutto per essermi antipatico: fu scelto dall’Inter quando fui contattato anch’io, ora fa vincere il Genoa, manca solo che dica che da piccolo tifava Partizan… Al Genoa do appuntamento al 2 febbraio, derby di ritorno”.

Vuole riportare la Chiesa al centro del villaggio, come Garcia?

“All’andata la Samp non ha perso solo la partita, ma anche la faccia (0-3, ndr). La Chiesa non è stata spostata, è stata rasa la suolo. Spetta a noi ricostruirla, là dove è sempre stata. Perché a Genova c’è una chiesa sola ed è blucerchiata”.

 

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