Saluti, ritorni e inchini: l'Inter batte il Livorno e continua la rincorsa al terzo posto

Saluti, ritorni e inchini: l’Inter batte il Livorno e continua la rincorsa al terzo posto


ritorni e inchini Zanetti Nagatomo Inter-LivornoNiente calcio champagne, ma tre punti di vitale importanza: è questa, in estrema sintesi, l’analisi di Inter-Livorno, match che i nerazzurri vincono per 2-0 grazie all’autorete di Bardi e al gol di Nagatomo al 90′. La vera star dell’anticipo della 12^giornata è però Javier Zanetti, tornato in campo dopo l’infortunio di Palermo del 28 aprile scorso, autore di 10 minuti tutti cuore, grinta e polmoni.

Nella serata in cui la Curva Nord, cuore del popolo nerazzurro, rende omaggio a Massimo Moratti, patron interista per 18 anni, con uno striscione passionale, la truppa di Mazzarri fatica a trovare il bandolo della matassa al cospetto di un Livorno umile e arroccato nella propria trequarti; Gemiti e Mbaye riescono a limitare Jonathan e Nagatomo, fonti alternative della manovra, lasciando ad Alvarez, spesso in posizione di trequartista a fianco di Guarìn, l’onere di dare costrutto al possesso palla tanto ampio quanto sterile.

Non è un caso che la prima mezz’ora viva di passaggi orizzontali, con le sole zuccate imprecise di Jonathan e Palacio che non possono spaventare l’ex Bardi; il baby portiere, ex canterano nerazzurro, combina però una topica di dimensioni colossali allo scoccare del trentesimo minuto, quando non trattiene un innocuo cross del laterale brasiliano, realizzando una comica autorete che agevola il compito di un’Inter sottotono.

La musica non cambia in avvio di ripresa, con i nerazzurri che talvolta eccedono nel palleggio difensivo, ma che non subiscono praticamente mai le avanzate livornesi: la logica conseguenza sono 20 minuti di calma piatta, il cui unico sussulto è rappresentato da una ghiotta palla gol fallita da Palacio, tra l’incredulità generale di San Siro.

Mazzarri prova a scuotere la sua truppa dal torpore inserendo prima Kovacic per un Alvarez non brillantissimo, poi affiancando Belfodil a Palacio; la prima scintilla è un’azione di stampo un po’ rugbistico che porta alla conclusione Cambiasso, ma il suo piazzato viene disinnescato da Bardi.

Tra colpi di testa che difettano di precisione (vedi Paulinho) o di potenza (Ranocchia su angolo di Cambiasso), arriva il momento del ritorno in campo di Zanetti, il quale rileva uno spento Taider a poco meno di 10 minuti dal termine, facendo esplodere San Siro in un boato a dir poco fragoroso; il capitano ricambia con una sgroppata delle sue, presupposto per il raddoppio di Nagatomo, servito con precisione da Kovacic, che suggella il trionfo interista.

L’Inter saluta il suo presidente con tre punti, sebbene la prestazione non sia stata indimenticabile, e riabbraccia il suo capitano, elemento importantissimo per trasmettere la carica ai compagni in vista della rincorsa alla zona Champions.

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