Longo: “Mi dispiace Inter, ma voglio giocare. Forse un giorno sarò nerazzurro, però…”

Samuele Longo
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Samuele LongoLa timidezza di non molto tempo fa sta sparendo insieme con l’acne che ancora ricordava l’età sul suo volto. Samuele Longo ha compiuto il suo Erasmus calcistico in Spagna ed è tornato cresciuto. In tutti i sensi. A partire dal fatto di sapere ciò che vuole. Il Verona, ecco quello che voleva.

Longo, è così?

Sì. So che altre squadre hanno bussato per me alla porta dell’Inter. Ma sono davvero contento di essere andato lì”.

Era la sua destinazione preferita perché vicino a casa, perché davanti avrà due vecchietti e sarà più facile trovare spazio o per quale altro motivo?

“Nessuno di questi. E nessuna ragione in particolare. Ho la sensazione che squadra e società facciano per me. E io seguo sempre il mio istinto. È vero, io sono di quelle parti (è nato a Valdobbiadene, ndr) ma non è certo una prerogativa per me. Io sto bene a casa, come tutti, ma non sono certo un mammone come dimostra la mia esperienza all’Espanyol”.

Una stagione da ventenne all’estero. Bilancio?

“In generale mi son trovato benissimo. È un’esperienza che rifarei. Altra cultura, altra mentalità, meno stress. Nello specifico del lavoro, ero più contento nella prima parte di campionato semplicemente perché giocavo di più”.

In Spagna ha trovato anche la fidanzata. E adesso?

“Niente, lei lavora là. Dunque ci vedremo ogni tanto”.

Sacrifici, pur di giocare. All’Inter non voleva restare, vero?

“Lo sapevano che io, come Bardi, preferivo andare a giocare da qualche parte. Poi in futuro chissà. Se sarà Inter bene, ma io rifarei anche un’altra esperienza all’estero. Sogno l’Inghilterra. La Premier mi attira un sacco e penso di avere la caratteristiche adatte per quel calcio”.

Intanto l’aspetta la stagione della verità. Il primo anno in A da protagonista e un ruolo di primo piano nell’Under 21. Sente la pressione?

“No, non mi pesano le responsabilità. Spero di essere protagonista sia nel club che in azzurro. Ma so che prima di tutto conta il gruppo, non il singolo. Mi è dispiaciuto parecchio non andare agli Europei in Israele con Mangia. Ma non ero così sicuro che sarei stato chiamato e prima o poi dovevo operarmi alla spalla. Ora il problema è risolto e ho una gran voglia di essere protagonista nel prossimo Europeo”.

Ha solo 21 anni, ma sarà uno dei veterani dell’Under. Pronto a fare da chioccia?

“Sì. Io, Bardi e gli altri sopravvissuti del gruppo precedente dovremo dare una mano ai nuovi arrivati. Dalla prima uscita in Slovacchia posso dire che è un bel gruppo, già unito. E partire bene dà morale”.

Di Biagio valuterà molto il minutaggio in campionato. Dovrà darsi da fare al Verona.

“Spero di trovare più spazio possibile. L’Under poi è una gran vetrina. Speriamo di aver fatto cambiare idea sui giovani. All’Europeo abbiamo dimostrato quanto siamo bravi. Perché fin quando arrivano Higuain o Tevez niente da dire. Meglio per il nostro campionato. Ma spesso capita che noi siamo meglio degli stranieri che arrivano. Solo che bisogna avere la fiducia dei tecnici”.

 

Fonte: La Gazzetta dello Sport