La vittoria dell'opportunismo

La vittoria dell’opportunismo


Cluj-Inter esultanza Guaro AlvarezSettimana di derby per i nerazzurri. Tipicamente una delle più difficili della stagione. Ancor più se reduci dalla sconfitta disastrosa di Firenze. Ancor più se a soli due giorni dalla stracittadina c’è la rogna Cluj, a cui far visita a distanza di una settimana dalla maledetta partita che ha messo fine alla stagione di Milito e ad alcuni dei sogni di gloria interisti. Tutti si aspettavano un turnover massiccio in vista della stracittadina ma non è andata così. Stramaccioni ha schierato la formazione migliore. Difficile discutere della validità e dell’esito della sua scelta. Sarebbe anche inutile provare a farlo. Piuttosto è interessante provare ad analizzare i motivi della scelta.

Per la prima volta Andrea Stramaccioni ha tutto da perdere e poco da guadagnare. Tutti lo aspettano al varco e questa settimana rischiava di essere addirittura l’ultima sulla panchina nerazzurra per lui. Paradossale se si considera che l’Inter è pienamente in corsa per tutti gli obiettivi prefissati a inizio anno. Sarebbe disonesto attribuire al tecnico romano la responsabilità dei difetti strutturali di questa squadra, ma per la prima volta a Firenze è parso in difficoltà nella lettura della partita. Le critiche che ne sono seguite, per quanto eccessive, sono logiche e, almeno parzialmente, giustificate. Il doppio impegno con Cluj e Milan si presentava come il banco di prova ideale e Stramaccioni, da stratega abile e furbo quale è, ha scelto la via più facile: timoroso di una doppia Waterloo che gli sarebbe stata fatale, ha deciso di assicurarsi la vittoria più semplice in Romania, per poi giocarsi da “underdog” e a cuore più leggero il derby.

La prima parte del piano è riuscita, con gli interisti in campo che ottengono contro un avversario mediocre con facilità e opportunismo una qualificazione che difficilmente sarebbe sfuggita anche con qualche rincalzo in più in campo. Non resta che portare a termine la seconda parte del piano, la più difficile. Quasi sicuramente senza Ranocchia. Ma si sa, non esiste piano senza complicazione.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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